Il Sinedrio, avendo dichiarato Gesù reo di morte (cfr. Mt26,66 ) in quanto bestemmiatore, ma avendo perduto il diritto di mettere a morte (cfr. Gv18,31 ), consegna Gesù ai Romani accusandolo di rivolta politica (cfr. Lc23,2 ), cosa che lo metterà alla pari con Barabba accusato di "sommossa" (Lc23,19 ).
Barabba era in carcere al tempo della Pasqua ed era considerato un "carcerato famoso" (Mt27,16 ); Marco specifica il motivo della detenzione: apparteneva al gruppo dei "ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio" (15,7).
L'usanza giudaica (Gv18,39 ) di rilasciare un prigioniero in occasione della Pasqua ebraica, accennata da Pilato, non è nota da altre fonti sacre o israelite. Lc23,17 sembra alludere a un privilegio concesso dai romani che, come i greci, avevano simili usi. Il fatto che Pilato ricorre come ultimo espediente a contrapporre Gesù a Barabba per ottenere la liberazione del primo testimonia la qualità abietta del secondo. Ma l'intento fallì (At3,14 : Barabba fu graziato, su richiesta del popolo istigato dai sadducei e dagli anziani, e continuò forse la sua vita torbida, entrando in una cornice di leggenda, divulgata da qualche testo apocrifo.
Il nome: Barabba o Gesù Barabba?
In pochi codici evangelici di scarsa autorità e nelle versioniarmena e georgiana il personaggio è chiamato "Gesù (il) Barabba" in Mt27,16-17 . Secondo tale variante, già nota a Origene, e attestata dal codice maiuscolo Q, da un gruppo di minuscoli, f1 e 700, e da una versione siriaca, "Barabba" sarebbe un soprannome del nome Gesù, peraltro comunissimo all'epoca.
La lezione "Gesù (il) Barabba" è ritenuta più difficile di quella che legge semplicemente "Barabba"[2], e quindi andrebbe preferita in base ai criteri usuali della critica testuale.