San Tito

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San Tito
Personaggio del Nuovo Testamento
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° vescovo di Roma
Elezione
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi
Venerato da Chiesa cattolica e da tutte le altre Chiese che ammettono il culto dei santi.
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza 26 gennaio
Altre ricorrenze
Santuario principale Cattedrale di San Tito
Attributi Bastone pastorale
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Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 26 gennaio, n. 1:
« Memoria dei santi Timoteo e Tito, vescovi, che, discepoli di san Paolo Apostolo e suoi collaboratori nel ministero, furono l'uno a capo della Chiesa di Efeso, l'altro di quella di Creta; ad essi sono indirizzate le Lettere dalle sapienti raccomandazioni per l'istruzione dei pastori e dei fedeli. »

San Tito († dopo il 69) è un personaggio del Nuovo Testamento, vescovo greco. Fu tra i più stretti collaboratori di san Paolo, che gli indirizzò la lettera pastorale che da lui prende il nome.

Biografia

Era greco, figlio di genitori pagani (Gal 2,3), e venne probabilmente convertito al cristianesimo e battezzato dallo stesso Apostolo Paolo, che gli si rivolge con l'appellativo di "vero figlio nella fede comune" (Tt 1,4).

Dovette ben presto segnalarsi tra i cristiani più zelanti ed aperti, se l'apostolo Paolo lo portò, insieme a Barnaba, al Concilio di Gerusalemme (49-50 d.C.), dove Paolo sostenne la linea della libertà dalla Legge di Mosè (Gal 2,1-10).

Durante il secondo viaggio missionario sostò forse, per qualche tempo, a Corinto insieme a Paolo: questo permetterebbe di spiegare il particolare ascendente che Tito avrà più tardi presso quella comunità. Infatti, durante il terzo viaggio missionario, vi fu inviato da Paolo quale messaggero di pace per ristabilire l'armonia tra i cristiani di Corinto e l'Apostolo, compromessa da avvenimenti spiacevoli e non chiari per noi (2Cor 2,13; 7,6).

Riuscito nell'intento, si affrettò a portarne il lieto annuncio a Paolo che, nel frattempo, aveva dovuto fuggire da Efeso a causa del tumulto degli argentieri (At 19,23-29), e che, ansioso di migliori notizie, aveva raggiunto la Macedonia (2Cor 7,5-6). In segno di riconoscimento, poco dopo ebbe anche l'incarico di organizzare la colletta per i poveri di Gerusalemme in quella stessa comunità (2Cor 8,6-17; cfr. 2Cor 12,18; At 20,4; Rm 15,26).

Dopo questi fatti, che lo segnalano come uomo forte, generoso, dall'intuito rapido e dal tatto finissimo, ottimo organizzatore, amante della pace e costruttore di pace, non abbiamo più notizie di lui, salvo quelle che ci fornisce la lettera a lui indirizzata.

Da essa sappiamo che Paolo, sicuramente dopo la liberazione dalla prigionia romana, lo pose a capo della comunità dell'isola di Creta, allo scopo di "finire di mettere in ordine quanto era rimasto incompiuto", e di "stabilire presbiteri in ogni città" (Tt 1,3). Per facilitargli il compito, come aveva già fatto con Timoteo, gli inviò, quasi certamente dalla Macedonia, verso il 66 d.C., la lettera che conserviamo nel canone del Nuovo Testamento. Al termine della lettera lo invita a raggiungerlo a Nicopoli di Epiro (Tt 3,12). Forse da lì Tito si recò nella non lontana Dalmazia (2Tim 4,10).

Tito, fu mediatore persuasivo, ed entusiasmò Paolo risolvendo una grave crisi tra lui e i Corinzi; si dimostrò anche un efficiente organizzatore, quando diresse e portò a termine la prima grande iniziativa di solidarietà fra le Chiese, la famosa colletta per i poveri di Gerusalemme.

Secondo Eusebio di Cesarea, tornato a Creta, Tito ne fu il primo vescovo:

« Apprendiamo quindi che Timoteo fu il primo cui toccò l'episcopato della diocesi di Efeso, come Tito, ugualmente per primo, ricevette quello delle Chiese di Creta. »

Qui sarebbe deceduto di morte naturale, in età molto avanzata, dopo aver vissuto in perpetua verginità.

Culto

Tito fu sepolto a Gortyna, dove il suo corpo fu conservato nella basilica paleocristiana (di cui resta ancora la parte absidale) fino a quando i Saraceni distrussero la città nell'823. Delle reliquie di Tito fu salvato solamente il capo; nel 961, quando il generale bizantino Niceforo Foca riconquistò l'isola, venne edificata a Heraklion (Eraclea) una chiesa intitolata a san Tito, dove da allora la reliquia venne conservata. Nel 1669, per sottrarlo alla profanazione dei Turchi, il capo di Tito fu portato dai Veneziani nella Basilica di San Marco a Venezia.

Il 15 maggio del 1966, dopo una serie di contatti avviati nel 1957, fu solennemente restituito – con l'intento ecumenico di concorrere all'auspicata comunione della Chiesa di Roma con le Chiese d'Oriente – alla Chiesa metropolitana di Heraklion, dove è nuovamente tornato nella Cattedrale di San Tito. Qui è particolarmente venerato con il titolo onorifico di "Santo Apostolo". Il suo culto è anche diffuso in Dalmazia.

Le Chiese orientali fanno memoria di san Tito il 25 agosto; la Chiesa cattolica ne celebrava la memoria il 4 gennaio, ma Pio IX ne spostò la ricorrenza al 6 febbraio.

Con la riforma del calendario dei santi operata da papa Paolo VI nel 1969 la sua memoria è stata unita a quella dell'altro discepolo di Paolo, Timoteo, ed è stata fissata al 26 gennaio.

Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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