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Papa Clemente VIII

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Clemente VIII
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Papa
al secolo Ippolito Aldobrandini
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Età alla morte 69 anni
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Cardinale elettore Errore nell'espressione: operatore <= inatteso
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
231° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
30 gennaio 1592
Consacrazione 2 febbraio 1592
Fine del
pontificato
3 marzo 1605
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore Innocenzo IX
Successore Leone XI
Extra Anni di pontificato
Nomine Vescovi
Cardinali 53 creazioni in 6 concistori
Proclamazioni Beati Santi
Antipapi {{{antipapi}}}
Riconoscimenti
Iter verso la Canonizzazione
Venerato da {{{venerato da}}}
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza [[{{{ricorrenza}}}]]
Altre ricorrenze {{{altre ricorr}}}
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Attributi {{{attributi}}}
Patrono di {{{patrono di}}}
Collegamenti esterni
Dati su gcatholic.com
Dati su catholic-hierarchy.org
Scheda su santiebeati.it

Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini (Fano, 24 febbraio 1536Roma, 3 marzo 1605) è stato il 231° vescovo di Roma e papa italiano dal 1592 alla sua morte.

Indice

Biografia

Le origini e la carriera ecclesiastica

Ippolito Aldobrandini nacque a Fano il 24 febbraio 1536; stando al registro dei battesimi della cattedrale di Fano, fu battezzato il 4 marzo 1536. La data di battesimo è importante, perché alcune fonti sostengono che sia nato nel 1535, ma è improbabile che all'epoca si sia aspettato più di un anno per battezzare un bambino. Era figlio di Silvestro Aldobrandini, avvocato fiorentino, governatore di Fano, allontanato da Firenze per dissapori con i Medici, e di Lesa Deti. Il cardinale Giovanni Aldobrandini era suo fratello. Compì gli studi nelle università di Padova, Perugia e Bologna, dove si laureò in giurisprudenza seguendo gli insegnamenti del futuro cardinale Gabriele Paleotti. Avendo dimostrato buone doti di giurista, fu nominato avvocato concistoriale e uditore di Rota.

Fu ordinato sacerdote solo nel 1580, forse spinto dal suo direttore spirituale, il futuro San Filippo Neri. Fu creato cardinale-prete nel concistoro del 18 dicembre 1585, ricevendo il titolo di San Pancrazio. Nel 1588 fu inviato come Legato in Polonia, per regolare la disputa tra il re Sigismondo III Vasa e la Casa d'Asburgo. Il 30 dicembre 1591 morì Papa Innocenzo IX, e il 10 gennaio 1592 iniziò il conclave per eleggere il successore. Nell'arco di circa un anno vi erano stati tre conclavi, e i cardinali erano seriamente intenzionati a eleggere un Papa che potesse dare garanzia di longevità.

Il conclave

Alla morte del Papa il Sacro Collegio dei Cardinali era formato da 65 membri, ma il cardinale Juan Hurtado de Mendoza morì durante la Sede vacante e 10 cardinali non parteciparono al conclave, pertanto il nuovo papa fu eletto da 54 cardinali.

Il 30 gennaio 1592, dopo 20 giorni di conclave, il cardinale Aldobrandini fu eletto pontefice, grazie ai voti dei cardinali oppositori della Spagna, con il nome di Clemente VIII. Il 2 febbraio 1592 venne consacrato vescovo di Roma dal decano del Sacro Collegio, e il 9 febbraio fu incoronato dal cardinale Francesco Sforza di Santa Fiora, protodiacono di Santa Maria in Via Lata.

Composizione del conclave

I seguenti cardinali non parteciparono al conclave:

Il pontificato

Fin dal momento della sua elezione si impegnò con tutte le forze nel tentativo di attuare una riforma del cattolicesimo in tutti i Paesi. Nel 1592, seguendo l'esempio barnabita, fece introdurre in tutte le diocesi la pratica delle Quarantore, istituita a Milano nel 1527. Nel 1594 avocò a se la diatriba sorta tra Gesuiti e Domenicani, nata a causa del De concordia di Molina, un trattato sulla Grazia e sul libero arbitrio, che era arrivata fino al Foro della Sede Apostolica.

Per risolverla istituì una commissione, la Congregatio de auxiliis gratia, che se ne occupò per nove anni. Durante il suo pontificato, Clemente ordinò anche la pubblicazione di una nuova edizione della Vulgata, poi chiamata Clementina, fece pubblicare inoltre la revisione del Breviario romano, del Messale romano e una nuova edizione dell' Index librorum prohibitorum.

Cercò anche di riunire la Chiesa cattolica con quelle orientali; i legati del patriarca Gabriele di Alessandria fecero professione di fede cattolica a Roma e dichiararono la loro obbedienza, ma il successivo patriarca tornò indietro. Nel sinodo di Brest-Litowsk del 1595, i vescovi Ruteni, presieduti dal metropolita di Kiev, decisero per la riunione alla Chiesa cattolica secondo il decreto fiorentino del 1439. L'unione fu proclamata e attuata nel sinodo di Brest del 1596.

Tentò anche di ristabilire il cattolicesimo in Inghilterra, ma Giacomo I Stuart deluse le sue speranze.

Politica interna

Il 15 agosto 1592, con la bolla Pro commissa nobis, istituì la Congregazione del Buon Governo, per controllare più da vicino le amministrazioni dei comuni pontifici.

Nel 1593 fece tornare in vigore molte leggi, abolite da Papa Sisto V, che colpivano gli ebrei con molte vessazioni economiche e sociali; tali provvedimenti sarebbero restati in vigore fino al XIX secolo.

Il 19 maggio 1599, con la bolla "Annus Domini placabilis", Clemente VIII proclamò il XII Giubileo. Due giorni dopo, con la bolla "Cum sancti jubilaei", sospese le altre indulgenze, e il 30 ottobre inviò a tutti i vescovi il breve apostolico "Tempus acceptabile", con il quale li esortava a prepararsi al Giubileo organizzando pellegrinaggi a Roma. La Porta Santa fu aperta il 31 dicembre, contemporaneamente nelle quattro basiliche papali. Le campane di Roma suonarono a festa, accompagnate dal rombo dei cannoni di Castel Sant'Angelo.

Osti, albergatori, bottegai e negozianti vennero diffidati dal rincarare i prezzi. Furono presi severi provvedimenti per la repressione del brigantaggio e del malcostume, furono vietati i festeggiamenti carnevaleschi e venne costruita una casa per ospitare vescovi e sacerdoti poveri d'oltralpe. Per quest'ultima opera la comunità ebraica di Roma offrì 500 pagliericci e coperte.

Giunsero a Roma, che aveva circa 100.000 abitanti, tre milioni di pellegrini. Nel solo giorno di Pasqua ne arrivarono 200.000. Ogni pellegrino poteva lucrare l'indulgenza plenaria, a patto di visitare 15 volte, se straniero, o 30 volte, se romano, le basiliche. Lo stesso Clemente VIII fu di esempio, servendo personalmente a tavola i pellegrini, ascoltandone le confessioni, salendo in ginocchio la Scala Santa, mangiando ogni giorno con dodici poveri, visitando per 60 volte le basiliche e recandosi di persona nei luoghi di penitenza, per verificarne le condizioni e il funzionamento. Anche i cardinali, in segno di penitenza, rinunciarono a indossare la porpora. A causa di un attacco di gotta, Clemente VIII chiuse la Porta Santa il 13 gennaio 1601, anziché il 31 dicembre 1600.

Politica estera

Clemente VIII fu un abile governante e un saggio statista. Lo scopo generale della sua politica fu quello di liberare il Papato dalla dipendenza dalla Spagna. L'evento più importante del suo regno fu, comunque, la riconciliazione con la Francia, resa possibile dal cambio di rotta politica rispetto ai suoi predecessori. Il 25 luglio 1595 riconobbe come legittimo il re di Francia Enrico IV, che nel 1593 si era convertito al cattolicesimo, e annullò la bolla con la quale Papa Sisto V lo aveva dichiarato eretico recidivo.

Dopo lunghe trattative, in cui mediarono importanti delegati della Repubblica di Venezia e il futuro cardinale Arnaud d'Ossat, con l'editto di Nantes del 30 aprile 1598 il cattolicesimo tornò centrale nella politica religiosa francese. Pochi giorni dopo, il 2 maggio, il Papa riuscì a far firmare la Pace di Vervins ai sovrani di Francia e Spagna. Con questo trattato i due stati tornarono entro i confini stabiliti nel 1559 dalla Pace di Cateau-Cambrésis.

Nel 1597, grazie all'appoggio di Enrico IV, Clemente poté annettere la città di Ferrara. In quell'anno il potere estense, durato tre secoli, terminò. Ormai lo Stato della Chiesa aveva raggiunto il territorio della città, e il duca Alfonso II d'Este, signore di Ferrara, Modena e Reggio nell'Emilia, fu costretto a sottoscrivere un atto nel quale si diceva che, se fosse morto senza eredi, il suo ducato sarebbe passato direttamente sotto il controllo pontificio. Nonostante tre matrimoni, Alfonso non generò eredi, pertanto, per salvaguardare la sua famiglia, lasciò per via testamentaria tutti i suoi possedimenti al cugino Cesare, ma il Papa, rifacendosi all'accordo sottoscritto, annesse al papato il territorio ferrarese.

In quegli anni Clemente VIII iniziò a mediare la disputa tra Enrico IV di Francia e il duca Carlo Emanuele I di Savoia. Questa fu un'impresa più ardua, perché nessuno dei due contendenti voleva cedere: il re di Francia voleva a tutti i costi il marchesato di Saluzzo, mentre il duca non aveva alcuna intenzione di cederlo. Approfittando delle nozze di Enrico IV con Maria de' Medici, il Papa inviò in Francia il nipote, cardinale Pietro Aldobrandini, per benedire gli sposi e iniziare i negoziati di pace.

Il 17 gennaio 1601, con la firma del trattato di Lione, la disputa fu risolta. Carlo Emanuele cedette al Re di Francia la Bresse, il Bugey, il Valromay, Casteldelfino e altri centri minori sulla riva del Rodano; Enrico IV cedette al duca di Savoia il marchesato di Saluzzo, le piazzeforti di Centallo, Demonte, Roccasparviera e il ponte di Gresin; come ultima clausola, il Re e il Duca si restituirono le fortezze e i territori occupati durante la precedente guerra, e si obbligarono a mantenere rapporti di amicizia e di buon vicinato.

Il progetto di occupare Costantinopoli, servendosi del capo dell'esercito turco, Scipione Cicala (un genovese che, rapito dai turchi all'età di quattordici anni, aveva dovuto rinnegare la fede cristiana), non gli riuscì.

Il mecenate

Come tanti suoi predecessori, anche Clemente VIII si circondò di personaggi illustri. Fu grande amico di San Filippo Neri, dei cardinali Roberto Bellarmino e Cesare Baronio, di personaggi come l'Antoniano, Guido Bentivoglio e Andrea Cesalpino, ma si lasciò pure tentare dal nepotismo: creò cardinali due nipoti, Cinzio Passeri Aldobrandini e Pietro Aldobrandini. Fu grande mecenate del letterato più famoso del tempo, Torquato Tasso, poeta della corte papale, per il quale il pontefice aveva preparato l'incoronazione in Campidoglio, non avvenuta per la morte stessa del poeta. Grazie a lui furono costruite, in Vaticano, la Sala del Concistoro e la Sala Clementina, e a Frascati la Villa Aldobrandini, residenza estiva del pontefice, progettata da Giacomo della Porta e completata da Carlo Maderno con i giochi d'acqua ideati da Giovanni Fontana.

Come il Sangallo era stato l'architetto di Paolo III, il Maderno fu l'artefice delle opere di Clemente VIII. Furono costruite la Manica Lunga, alloggio delle Guardie Svizzere, la Cappella Paolina, l'Appartamento dei Principi, la Sala Regia, il Salone degli Svizzeri e la Cappella dell'Annunciazione, affrescata da Guido Reni. Sotto il suo pontificato, inoltre, fu finalmente completata la cupola della basilica di San Pietro e furono cristianizzati tutti gli obelischi di Roma, ad alcuni dei quali fu anche associata una peculiare indulgenza.

Il caso Giordano Bruno

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce: Giordano Bruno.

Il caso Giordano Bruno fa parte della lotta papale contro le eresie. I problemi del frate domenicano iniziarono nel marzo del 1592 quando, ospite in casa Mocenigo a Venezia, fu denunciato all'Inquisizione locale con l'accusa di averlo sentito pronunciare bestemmie e frasi eretiche. Giordano si difese dicendo di aver formulato solo ipotesi filosofiche e non teologiche, per le quali si rimetteva in tutto e per tutto alla dottrina della Chiesa. Quando tutto faceva pensare a una prossima assoluzione, anche in virtù di molte testimonianze favorevoli, arrivò la richiesta del trasferimento del processo al Tribunale centrale del Sant'Uffizio. Il 19 dicembre 1593 il frate giunse a Roma. Qui un suo compagno di cella, Celestino da Verona, scrisse una lettera di accuse nei suoi confronti. Giordano Bruno decise di difendersi da solo, ma ottenne solo una disfatta. Nel frattempo il papa ordinò di censurare le sue opere (1594).

Nel marzo 1597 Bruno si difese nuovamente davanti agli inquisitori, ma fu una nuova disfatta. I giudici lo invitarono a ritrattare, ma il frate rifiutò. Nel 1598 gli furono presentate le accuse definitive e Giordano Bruno dichiarò di essere pronto a pentirsi, inviando a Clemente VIII un memoriale difensivo. L'Inquisizione però lo attaccò nuovamente e gli chiese l'abiura, che rifiutò il 21 dicembre 1599.

Il 20 gennaio 1600 fu giudicato eretico, impenitente e recidivo e fu condannato al rogo, sentenza eseguita il 17 febbraio a Campo de' Fiori.

Il caso Beatrice Cenci

Beatrice, figlia del conte Francesco Cenci, violento e dissoluto, era nata a Roma il 12 febbraio 1577. Dopo aver sopportato le angherie e le insidie del padre, fu da quesi segregata, insieme alla matrigna Lucrezia Petroni, nel castello di Petrella Salto.

Insieme ad alcuni familiari, fu coinvolta nell'omicidio del padre, fatto passare inizialmente per un incidente. Le successive indagini portarono a scoprire la verità, e i resposabili resero confessione, sotto tortura, al processo, voluto anche da Clemente VIII. Beatrice fu giustiziata, insieme al fratello Giacomo e alla matrigna Lucrezia, l'11 settembre 1599.

Idealizzata dal popolo, la sua figura è stata rappresentata nelle arti figurative (famoso un dipinto attribuito a Guido Reni), in musica e in letteratura (tra gli altri, da Shelley, Stendhal, Dumas padre e Moravia). Numerose anche le trasposizioni cinematografiche.

La morte del Papa

Clemente VIII si spense il 3 marzo 1605, alle 5 del mattino. Fu seppellito nella Cappella Paolina della basilica patriarcale di Santa Maria Maggiore a Roma.

Cardinali creati da Clemente VIII

Concistoro del 17 settembre 1593

Concistoro del 5 giugno 1596

Concistoro del 18 dicembre 1596

Concistoro del 3 marzo 1599

Concistoro del 17 settembre 1603

Concistoro del 9 giugno 1604

Incarichi ricoperti

  • Avvocato concistoriale, sotto Pio V dal 1566 al 1572;
  • Uditore della Sacra Rota nel 1569;
  • Aiutante del cardinale Michele Bonelli, Ordine Domenicano, durante una missione diplomatica in Spagna, dal 1571 al 1572;
  • Segretario dei memoriali nel 1585;
  • Datario di Sua Santità dal 15 maggio 1585 all'11 giugno 1586;
  • Cardinale prete dal 18 dicembre 1585 al 29 gennaio 1592;
  • Penitenziere Maggiore dal 12 giugno 1586 al 29 gennaio 1592;
  • Legato a latere in Polonia dal 1588 al 1589;
  • Eletto papa il 30 gennaio 1592.

Successione degli incarichi

Predecessore: Cardinale presbitero di San Pancrazio fuori le mura Successore: Kardinalcoa.png
Giovanni Paolo della Chiesa sino al 1575
Sede Vacante (1575-1586)
1586 - 1592 Girolamo Mattei I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni Paolo della Chiesa sino al 1575
Sede Vacante (1575-1586)
{{{data}}} Girolamo Mattei


Predecessore: Papa Successore: [[Immagine:|30px]]
Papa Innocenzo IX
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Papa Leone XI I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Papa Innocenzo IX {{{data}}} Papa Leone XI
Bibliografia
  • Agostino Borromeo, Enciclopedia dei Papi, III, Roma, 2000, pp. 249-269.
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