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Papa Innocenzo XIII

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Innocenzo XIII
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Papa
al secolo Michelangelo Conti
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Titolo
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Età alla morte 69 anni
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Consacrazione arcivescovile 16 giugno 1695 dal card. Galeazzo Marescotti
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Creazione
a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
7 giugno 1706 da Clemente XI (vedi)
Cardinale elettore Errore nell'espressione: operatore <= inatteso
Ruoli ricoperti Arcivescovo di Osimo
Vescovo di Viterbo e Tuscania
Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
244° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
8 maggio 1721
Consacrazione 18 maggio 1721
Fine del
pontificato
7 marzo 1724
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore papa Clemente XI
Successore papa Benedetto XIII
Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali 3 creazioni in 2 concistori
Proclamazioni
Antipapi {{{antipapi}}}
Riconoscimenti
Iter verso la Canonizzazione
Venerato da {{{venerato da}}}
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza [[{{{ricorrenza}}}]]
Altre ricorrenze {{{altre ricorr}}}
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Attributi {{{attributi}}}
Patrono di {{{patrono di}}}
Collegamenti esterni
Dati su gcatholic.com
Dati su catholic-hierarchy.org
Scheda su santiebeati.it

Innocenzo XIII, al secolo Michelangelo Conti, in latino: Innocentius XIII (Poli, 13 maggio 1655Roma, 7 marzo 1724), è stato il 244° vescovo di Roma e papa italiano dal 1721 alla sua morte.

Biografia

Nato a Poli, presso Roma, discendeva dalla nobile famiglia dei Conti di Segni, dalla quale erano venuti già altri pontefici, il più famoso tra i quali era stato Innocenzo III. Suo padre era Carlo IV, duca di Poli e Guadagnolo, e sua madre era donna Isabella Muti. Studiò al Collegio Romano.

Fu introdotto nella curia romana da papa Alessandro VIII, che nel 1690 gli commissionò la consegna al doge di Venezia, Francesco Morosini, del berettone e dello stocco. Nel 1695 fu fatto vescovo di Tarso, in Asia Minore, e nunzio a Lucerna. Nel 1698 fu inviato da papa Innocenzo XII come nunzio apostolico a Lisbona, dove rimase fino al 1710: sembra che qui si sia formato il suo giudizio critico nei confronti dell'ordine dei Gesuiti, che ebbe tanta importanza successivamente.

Il 17 maggio 1706 fu creato cardinale-prete del titolo dei Santi Quirico e Giulitta da papa Clemente XI. Nel 1709 gli fu assegnata la diocesi di Osimo e nel 1712 quella di Viterbo; ma nel 1719 dovette dare le dimissioni a causa di problemi di salute.

Alla morte di Clemente XI, avvenuta il 19 marzo 1721, si aprì un conclave alquanto tormentato, che si protrasse per cinque settimane, poiché le tre maggiori potenze, l'Austria da una parte e dall'altra Francia e Spagna, tentavano di influenzare il Sacro Collegio. Il candidato più forte appariva il cardinale Fabrizio Paolucci, Segretario di Stato di Clemente XI, considerato però vicino agli interessi della Francia e sul quale cadde il veto dell'Imperatore Carlo VI d'Asburgo.

L'8 maggio 1721 la maggioranza dei voti confluì sul cardinale Conti, per le sue doti umane e spirituali; inoltre non era apertamente schierato con nessuno dei due gruppi filofrancese o filoimperiale; ottenne infatti alla fine il voto unanime di tutto il Sacro Collegio. In onore di papa Innocenzo III, cui lo accomunava il lignaggio, scelse il nome di Innocenzo XIII. Eletto papa, confermò l'incarico del cardinale Paolucci alla Segreteria di Stato.

Tra i suoi primi atti vi fu inoltre il reinserimento graduale nella curia del cardinale Giulio Alberoni, che era stato esautorato da Clemente XI a causa di problemi diplomatici insorti nelle corti europee; gli atti del processo su Alberoni furono portati a Castel Sant'Angelo, mentre lui stesso fu tenuto per breve tempo in prigione come chiesto esplicitamente dalla Spagna, ma poi rilasciato.

Poco dopo, nel 1722, diede l'investitura di re di Sicilia all'Imperatore Carlo VI d'Asburgo, ratificando quanto stipulato nel trattato di Utrecht del 1713 e poi in quello dell'Aia del 1720, mentre l'imperatore gli inviava il suo giuramento di fedeltà ed alleanza. Comunque i territori di Comacchio, che erano stati in precedenza presi dall'impero al Papa, non furono affatto restituiti; e inoltre l'imperatore impose che il ducato di Parma e Piacenza, da diversi secoli nella sfera dello stato pontificio e governato dalla famiglia Farnese, fosse considerato feudo imperiale, con l'obbligo di tenervi una guarnigione austriaca, tra l'altro a spese dei Farnese. Il Papa invitò Francesco Farnese a rifiutarsi di pagare tale tributo, ma fu inutile.

Come il suo predecessore, stabilì una rendita annuale di ottomila scudi per il pretendente inglese Giacomo Edoardo Stuart, figlio dell'ultimo re cattolico Giacomo II d'Inghilterra, permettendogli così di mantenere una pur piccola corte a Roma, nel palazzo Muti Papazzurri (il cugino del Papa, Francesco Maria Conti, di Siena, fu creato gentiluomo di camera dal pretendente giacobita). Innocenzo si spinse ad assicurare allo Stuart un aiuto di circa centomila ducati, per armarsi e riconquistare il regno. Aiutò inoltre i veneziani e soprattutto l'isola di Malta nelle loro lotte contro i turchi.

Durante il suo pontificato emerse il contrasto tra Gesuiti, Domenicani e altri ordini, circa i riti liturgici che potevano essere praticati nelle conversioni che si avevano in Cina. In passato si era concesso ai Gesuiti di celebrare i riti liturgici in lingua locale solo in Cina. Tale concessione era stata successivamente rivista in particolare da papa Clemente XI, in quanto aveva portato a una disparità liturgica importante. Innocenzo XIII, continuando la linea del suo predecessore, prese le distanze dai gesuiti, tra l'altro accusati dai Domenicani e da altri ordini di favorire l'incarcerazione di missionari non gesuiti.

Innocenzo XIII affidò la questione al segretario della Congregazione Propaganda Fide, Pier Luigi Carafa, che nel 1723 mandò al generale dei Gesuiti un decreto con accuse ben circostanziate. In risposta i Gesuiti inviarono un memoriale di difesa. Il Papa comunque vietò ai gesuiti di fare nuovi adepti in Cina e meditò seriamente la possibilità di sopprimere l'ordine. Tali eventi furono i prodromi che porteranno nel 1773 alla vera soppressione dell'ordine gesuita.

Tomba di Innocenzo XIII, nelle Grotte vaticane

Questa scelta forse incoraggiò sette vescovi francesi a contattarlo con una petizione, affinché fosse ritirata la bolla "Unigenitus" di Clemente XI, che era una Costituzione apostolica con la quale venivano confutati e condannati i punti fondamentali del Giansenismo; la richiesta venne comunque prontamente negata. Anzi il Papa non si limitò a condannare tale petizione, ma richiese in modo incondizionato la sottomissione a questa Costituzione pontificia.

L'autorità del Papa in quel momento era però alquanto ridotta, tanto che ad esempio non poté impedire che il reggente al trono di Francia, Filippo d'Orléans, gli imponesse di conferire il cardinalato al primo ministro francese Guillaume Dubois, uomo dai costumi libertini. Il Papa, costretto a procedere alla nomina, impose tuttavia che nella cerimonia di consegna della berretta si procedesse alla pubblica lettura di una bolla, in cui elencava le dissolutezze del Dubois, esortando il ministro a cambiare stile di vita.

In una bolla del marzo 1723 regolò alcuni abusi che si perpetuavano in Spagna, e il re Filippo V si prestò per aiutare a metterla in pratica. All'inizio del pontificato si temette il fenomeno del nepotismo, ma in realtà questo non si verificò. Egli elevò effettivamente suo fratello Bernardo Maria al cardinalato, ma impedì in tutti i modi che potesse percepire oltre 12.000 scudi, come era stato già stabilito da Innocenzo XII.

Il 7 marzo 1724 morì e fu sepolto nelle Grotte Vaticane, sotto la Basilica di San Pietro. Volle che il suo cuore fosse conservato nel Santuario della Mentorella presso Guadagnolo, nelle terre della sua famiglia; di questo santuario fu Abate Commendatario fino alla morte.

In occasione del trecentocinquantesimo anniversario della nascita (1655-2005), si è a lungo parlato dell'eventualità di presentare alla Santa Sede una richiesta formale per l'introduzione della causa di beatificazione di Innocenzo XIII.

Gli successe papa Benedetto XIII.

Genealogia episcopale

Successione degli incarichi

Predecessore: Arcivescovo titolare di Tarso Successore: Arcbishoppallium.png
 ? 1695 - 1709 Giambattista Bussi I
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 ? {{{data}}} Giambattista Bussi
Predecessore: Nunzio apostolico per la Svizzera Successore: Flag of Switzerland.svg
Marcello d'Aste 1695 - 1698 Giulio Piazza I
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Marcello d'Aste {{{data}}} Giulio Piazza
Predecessore: Nunzio apostolico per il Portogallo Successore: Flag Portugal (1667).svg
 ? 1698 - 1706  ? I
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 ? {{{data}}}  ?
Predecessore: Cardinale presbitero dei Santi Quirico e Giulitta Successore: Kardinalcoa.png
Fulvio Astalli 1711-1721 Henri-Pons de Thiard de Bissy I
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Fulvio Astalli {{{data}}} Henri-Pons de Thiard de Bissy
Predecessore: Arcivescovo di Osimo
Titolo personale
Successore: Arcbishoppallium.png
 ? 1709 - 1712  ? I
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 ? {{{data}}}  ?
Predecessore: Vescovo di Viterbo e Tuscania
Titolo personale
Successore: Arcbishoppallium.png
Andrea Santacroce 1712 - 1719 Adriano Sermattei I
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Andrea Santacroce {{{data}}} Adriano Sermattei
Predecessore: Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali Successore: Camerlengo.gif
Carlo Abostino Fabroni (1716-1717) Antonio Felice Zondadari I
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Carlo Abostino Fabroni {{{data}}} Antonio Felice Zondadari


Predecessore: Papa Successore: [[Immagine:|30px]]
Papa Clemente XI
Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Benedetto XIII I
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Papa Clemente XI {{{data}}} Papa Benedetto XIII
Voci correlate
Bibliografia
  • Gino Benzoni, Enciclopedia dei Papi, III, Roma, 2000, pp. 420-429.
Collegamenti esterni

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