Papa Innocenzo III

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Innocenzo III, O.P.
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Papa
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al secolo Lotario dei Conti di Segni
ERRORE in "fase canonizz"
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Consolo, Papa Innocenzo III mostra la bolla delle donazioni al monastero (part.), fine del XIII secolo, affresco; Subiaco, Monastero di San Benedetto
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Titolo
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Età alla morte 56 anni
Nascita Gavignano
1160
Morte Perugia
16 luglio 1216
Sepoltura Basilica di San Giovanni in Laterano (Roma)
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Creazione
a Cardinale
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a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
settembre 1190 da Clemente III (vedi)
Cardinale elettore
Ruoli ricoperti
prima dell'elezione
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Creazione a
pseudocardinale
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
176° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
8 gennaio 1198
Consacrazione 22 febbraio 1198
Fine del
pontificato
16 luglio 1216
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore papa Celestino III
Successore papa Onorio III
Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali 41 creazioni in 10 concistori
Proclamazioni Santi
Antipapi {{{antipapi}}}
Eventi
Venerato da {{{venerato da}}}
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza [[{{{ricorrenza}}}]]
Altre ricorrenze
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Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
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Collegamenti esterni
Dati su gcatholic.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda
Scheda su santiebeati.it
Innocenzo III, al secolo Lotario dei Conti di Segni (Gavignano, 1160; † Perugia, 16 luglio 1216) è stato il 176° vescovo di Roma e papa italiano dal 1198 alla morte.

Biografia

Formazione

Era figlio di Trasimondo Conti, conte di Segni e di Claricia, imparentata con la famiglia di papa Clemente III. Suo padre fu membro del famoso casato dei Conti, che alcuni genealogisti congiungono ai conti di Tuscolo ed addirittura alla gens Anicia; alla stirpe dei conti di Segni furono legati da rapporti di parentela i pontefici Gregorio IX ed Alessandro IV, alla loro discendenza appartiene Innocenzo XIII.

Secondo alcuni storici Innocenzo III nacque ad Anagni e fu battezzato con il nome di Lotario, compì i suoi studi a Roma, poi studiò teologia a Parigi dove ebbe fra i suoi insegnanti Pietro di Corbeil, Pietro Cantore, Pietro di Poitiers, Migliore di Pisa e quindi diritto canonico a Bologna, dove insegnava Uguccione da Pisa, che fu appunto tra i suoi docenti. In breve Lotario fu considerato uno degli intellettuali più raffinati e dei maggiori esperti di diritto canonico dei suoi tempi.

Dopo la morte di papa Alessandro III, Lotario tornò a Roma, dove ebbe incarichi durante i brevi pontificati di Lucio III, Urbano III, Gregorio VIII e Clemente III, dal quale nel 1190 fu creato cardinale diacono. La sua carriera non fu interrotta nemmeno dall'ascesa al soglio pontificio di Celestino III (1191-1198), benché i familiari di questo Papa, gli Orsini, potessero considerarsi "nemici" dei conti di Segni; durante il suo servizio nella curia pontificia Lotario scrisse una delle sue opere più note: De miseria humanae conditionis, detto anche De contemptu mundi.

Elezione papale

Celestino III morì l'8 gennaio 1198. Il giorno stesso si riunì il conclave e Lotario Conti venne eletto papa a soli trentasette anni; curiosamente il nome pontificale di Innocenzo non fu scelto dall'eletto, ma fu a lui imposto dal cardinale Graziano.

In quel periodo i papi venivano preferibilmente scelti tra i giuristi ecclesiastici, in modo da rafforzare i risultati della riforma, che aveva stabilito il primato della Chiesa sull'Impero, dei chierici sui laici. Inoltre doveva essere rafforzato anche la supremazia papale rispetto alle altre sedi vescovili e sul mondo cristiano in generale.

Sulla scelta di Lotario dovette pesare, oltre che la sua cultura, anche il suo spirito mistico, manifestato nel trattato del De miseria humanae conditionis dove la miseria dell'uomo veniva contrapposta a una salvezza che può provenire solo dall'alto. Innocenzo III doveva rappresentare un solido caposaldo in grado di dare risposte al fiorire di ordini e gruppi religiosi non sempre in linea con il magistero della chiesa (come i patarini). Ma il misticismo non era votato al ritiro dal mondo, bensì alla suo controllo, con il papato inteso come potere spirituale che era in grado di dirigere tutti gli altri poteri.

Controllo dell'aristocrazia romana

Il papato era in balia delle potenti famiglie romane che avevano con il Senato limitato notevolmente l'autorità pontificia.

Innocenzo III dimostrò subito che le cose erano cambiate. L'unico senatore in carica fu rimosso e sostituito da un uomo di sua fiducia. Tale azione che in passato avrebbe causato la rivolta della popolazione romana, in tale circostanza non ebbe nessun ostacolo. Poi sostituì i giudici che erano quasi tutti esponenti dell'aristocrazia romana, ponendovi uomini dell'amministrazione ecclesiastica. Emerse subito la concezione fortemente teocratica del pontefice, ancor prima della sua effettiva incoronazione avvenuta il 22 febbraio.

Politica temporale con l'Impero

Papa Innocenzo III

Sul versante dell'Impero c'era il vantaggio che in quel momento il trono imperiale era vacante dalla morte di Enrico VI del Sacro Romano Imperatore nel 1197, e nessun successore era ancora stato individuato. Innocenzo III seppe usare l'autorità per riprendere il potere pontificio nell'Italia meridionale. Inoltre Innocenzo III richiese a Marcovaldo di Annweiler la restituzione della Romagna e della Marca di Ancona alla Chiesa, e usò le truppe pontificie per far sì che ciò si attuasse. In modo simile, i Ducati di Spoleto, Assisi e Sora vennero ripresi al tedesco Conrad von Uerslingen.

Nel primo anno di pontificato, dopo aver visitato tutti i suoi territori, ripartì lo Stato della Chiesa in quattro province: Patrimonio di San Pietro, Campagna e Marittima, Marca anconitana e Ducato di Spoleto.

Il Papa approfittò della debolezza di Federico II del Sacro Romano Impero, che all'epoca aveva quattro anni, per ripristinare il potere papale in Sicilia, domandando all'Imperatrice Costanza, vedova e madre del piccolo Federico II, la restituzione dei privilegi dei Quattro Capitoli, che Guglielmo I di Sicilia aveva precedentemente preso da papa Adriano IV. Solo allora Innocenzo investì Federico II del titolo di re di Sicilia, nel novembre del 1198. Egli consigliò, inoltre, il giovane re a sposare per opportunità politiche, la vedova di re Emerico d'Ungheria nel 1209.

Dopo la morte di Enrico VI nel 1197, i ghibellini e i guelfi avevano eletto imperatori differenti: Filippo di Svevia e Ottone di Brunswick rispettivamente. Nel 1201 il Papa appoggiò apertamente Ottone, annunciando che era stato approvato come re Romano e minacciando di scomunica tutti coloro che si fossero rifiutati di riconoscerlo. Questo anche perché Ottone aveva promesso di cedere parti italiane dell'impero ed anche la rinuncia di certi diritti imperiali, tra cui la corona dell'Italia meridionale, annessa a quella imperiale con il matrimonio tra Enrico VI e Costanza d'Altavilla, che Innocenzo intendeva concedere a Federico II, suo protetto. [1]

Innocenzo III rese chiaro ai principi tedeschi, attraverso il decreto Venerabilem del maggio 1202, come egli considerasse le relazioni tra Impero e Papato (questo decreto venne in seguito incorporato nel Corpus Juris Canonici). I punti principali del decreto erano: i principi del dell'Impero potevano eleggere liberamente il loro re ma il diritto di decidere se il re fosse degno della corona imperiale apparteneva al papa; in caso di doppia elezione i principi elettori dovevano chiedere al papa di arbitrare o pronunciarsi in favore di uno dei pretendenti. Questo diritto derivava dall'atto d'incoronazione di Carlo Magno compiuto da Leone III [1].

Nel frattempo le sorti dell'accanita guerra civile in Germania sembravano andare a favore di Filippo e così il papa cambiò parere, gli tolse il bando e si dichiarò a suo favore e nel 1207, inviò dei Cardinali in Germania per indurre Ottone a rinunciare al trono. Ottone di Wittelsbach uccise Filippo il 21 giugno 1208 a Bamberga [1], apparentemente per motivi personali, e alla Dieta di Francoforte, 11 novembre 1208, Ottone IV venne riconosciuto re. Il Papa lo invitò a Roma per ricevere la corona imperiale ed Ottone venne incoronato a Roma il 4 ottobre 1209. Prima dell'incoronazione Ottone promise di lasciare alla Chiesa il possesso di Spoleto e Ancona e di garantire la libertà delle elezioni ecclesiastiche; il diritto di appello illimitato per il papa e la competenza esclusiva sulla gerarchia per questioni spirituali; promise inoltre di aiutare la distruzione dell'eresia (il Patto di Neuss, ripetuto a Speyer, nel 1209).

Ma poco dopo essere stato incoronato, Ottone prese Ancona, Spoleto e altre proprietà della Chiesa, dandole poi ai suoi vassalli, inoltre, invase il Regno di Sicilia. Ottone venne scomunicato il 18 novembre 1210.

Il Papa ottenne che la maggioranza dei principi ripudiasse l'Imperatore scomunicato ed eleggesse al suo posto Federico II di Sicilia, alla Dieta di Norimberga, nel settembre del 1211. Federico fece le stesse promesse di Ottone IV, la sua elezione venne ratificata da Innocenzo e fu incoronato ad Aquisgrana il 12 luglio 1215.[2]

Ottone si alleò con l'Inghilterra (era nipote di Giovanni Senza Terra) per combattere Filippo Augusto di Francia, ma venne sconfitto nella battaglia di Bouvines nella contea delle Fiandre (ormai in Francia), il 27 luglio 1214, perdendo tutta la sua influenza (morì il 19 maggio 1218) e lasciando Federico II imperatore incontestato.

Innocenzo giocò un ruolo importante anche nella politica di Francia, Svezia, Bulgaria, Spagna e, soprattutto, Inghilterra.

La quarta crociata

Una delle questioni più care a Innocenzo era la volontà di ricomporre lo Scisma d'Oriente del 1054, per conciliare i latini e greci. In questo senso egli prese più volte i contatti con Manuele Comneno, ma non rinunciò mai al primato di san Pietro impedendo di fatto la riconciliazione.

Nel 1198 Innocenzo iniziò la quarta crociata, rivolgendosi ai cavalieri e ai nobili in Europa piuttosto che ai re (al tempo Riccardo I d'Inghilterra e Filippo II di Francia erano ancora in guerra e diversi principi tedeschi erano nemici del Papa). L'appello fu ignorato fino al 1200, quando nella Champagne venne finalmente organizzata una crociata che Venezia trasformò nel sacco di Zara del 1202 e di Costantinopoli del 1204, producendo la fittizia riunificazione delle Chiese greca e latina e la fine dello Scisma d'Oriente. In risposta Innocenzo scomunicò i veneziani di Enrico Dandolo ma, sebbene deplorasse i mezzi, accettò il risultato. L'esito della crociata in realtà non fece altro che acuire le incomprensioni tra cattolici e ortodossi, i quali non avrebbero mai perdonato il saccheggio di Costantinopoli durante il quale andarono perduti una quantità impressionante di preziose reliquie e tesori, in parte confluiti a Venezia come i famosi cavalli di San Marco. L'impero d'oriente fu spartito tra i crociati: a Venezia spettarono un quarto e mezzo (i tre ottavi) dei territori dell'impero d'oriente, tra cui Candia (Creta) e molte altre isole del Mar Egeo; a Baldovino IX delle Fiandre, importante feudatario francese, spettò invece la corona di imperatore.[3]

Lotta alle eresie

Innocenzo fu uno strenuo avversario dell'eresia e le notizie che riceveva sul fronte della diffusione di movimenti ereticali erano allarmanti: i catari nel sud della Francia avevano fatto presa su gran parte della popolazione, dagli aristocratici ai ceti più umili, e l'assassinio del legato pontificio spazientì il papa che decise di ricorrere a un provvedimento inusitato. Contro gli eretici venne avviata una vera e propria crociata (fino ad allora usata solo per combattere musulmani e pagani), sotto la guida di Simone IV di Montfort. I feudatari del nord della Francia furono ben lieti di rispondere all'appello, che li autorizzava a depredare e conquistare le ricche contrade del sud del paese, le più prospere del paese.

Fu questo il preludio della legittimazione dell'Inquisizione nel 1233: l'eresia doveva essere punita per il bene spirituale dell'individuo e per la conservazione della Chiesa.

La crociata durò più a lungo del previsto, dal 1209 al 1244 (con la caduta dell'ultima piazzaforte sui Pirenei, il castello di Montségur), ma ebbe un risultato di annientamento quasi totale dei catari, se si eccettuano alcuni focolai clandestini superstiti in Lombardia e in Toscana. Il prezzo pagato era però l'essersi assunti, da parte della Chiesa, la responsabilità di massacri di ferocia inaudita, che crearono il risentimento di intere popolazioni: Innocenzo, già deluso dall'esito della quarta crociata, ebbe una nuova preoccupazione. Solo gli esiti positivi della Reconquista in Spagna sembravano non aver tradito la parola "crociata". Il contrasto stridente era però a portata di tutti: l'eroe spagnolo contro i musulmani, il trionfatore della battaglia di La Nevas del 1212, Pietro II d'Aragona, era rimasto infatti ucciso nella battaglia di Muret, mentre cercava di difendere la città di Montpellier dalla furia dei crociati.

Gli ordini mendicanti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ordini mendicanti.

Nel 1210 Innocenzo III dette un primo assenso orale all'ordine Francescano e nel 1211 anche ai Guglielmiti, inizialmente ordine eremitano, ma poi confluito anch'esso nell'alveo degli ordini mendicanti. Innocenzo aveva capito che l'insoddisfazione e i problemi dei ceti più umili erano facile preda dei predicatori, che senza molte difficoltà potevano diffondere movimenti ereticali in ampie fette della popolazione.

Innocenzo fu il primo a cambiare il tradizionale sospetto verso gli ordini popolari, iniziando una strategia di favore verso quelli che non mettevano in discussione l'autorità gerarchica ecclesiastica.

Il IV concilio lateranense e la quinta crociata

Nel novembre del 1215 Innocenzo convocò il IV concilio lateranense (il dodicesimo concilio ecumenico), che emanò settanta decreti di riforma. Tra questi venne definitivamente dichiarata la superiorità della Chiesa rispetto a qualunque altro potere secolare, quale unica depositaria della Grazia e esclusiva mediatrice tra Dio e gli uomini. Se da un lato si istituiva il tribunale dell'Inquisizione contro le eresie, dall'altro si incoraggiava la predicazione popolare legittimando gli Ordini mendicanti.[4]

In tal modo la Chiesa da un lato è l'unica e vera sposa di Cristo, e in quanto tale è suprema e santa, dall'altro lato ricordando il riconoscimento degli ordini mendicanti (si veda l'attività apostolica del patrono d'Italia San Francesco). Ciò è in completa concordanza con il titolo dell'enciclica che verrà scritta da papa Giovanni XXIII , in un'epoca completamente diversa da quella di Innocenzo III, che la Chiesa è "Mater et Magistra"

Si decise inoltre una crociata generale in Terra Santa (la quinta crociata): Gerusalemme era infatti sempre nelle mani dei musulmani.

La morte

Il concilio fu il trionfo di Innocenzo e anche il suo ultimo atto. Morì a Perugia il 16 luglio del 1216, fu sepolto nella cattedrale di quella città, dove il suo corpo rimase fino a quando Papa Leone XIII lo fece trasferire nella basilica di San Giovanni in Laterano, nel dicembre del 1891.

Opere

Predecessore: Cardinale diacono dei Santi Sergio e Bacco Successore: CardinalCoA PioM.svg
Ottaviano Poli dei conti di Segni
1182 - 1189
1190 - 1198 vacante
fino al 1206
I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Ottaviano Poli dei conti di Segni
1182 - 1189
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fino al 1206
Predecessore: Papa Successore: Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Celestino III 8 gennaio 1198 - 16 luglio 1216 Papa Onorio III I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Papa Celestino III {{{data}}} Papa Onorio III
Note
  1. 1,0 1,1 1,2 Prof. Dr. Gaston Castella: "Papstgeschichte", KOMET MA-Service und Verlaggesellschft mbH, Frechen, Imprimatur Curiae die 17 Decembris 1943, Imprimatur Curiae die 12 Novembris 1965 - ISBN 3-933366-08-9
  2. Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, pag. 285 "Il papa mutò di conseguenza politica e, intesosi con il re di Francia Filippo II Augusto -che temeva l'alleanza tra impero e Inghilterra-, decise di appoggiare i nobili tedeschi che stavano all'opposizione e che invocavano un nuovo re. Innocenzo III non ebbe difficoltà a indicarlo nella persona del figlio dell'imperatore Enrico VI: Federico II fu eletto quindi nel 1212 re dei romani, e nel 1213 garantì a sua volta al papa che mai avrebbe ingerito nelle questioni ecclesiastiche tedesche, rinunziando anzi a controllare le elezioni episcopali in Germania. Gli promise inoltre che non avrebbe mai promosso una stretta unione tra il regno di Sicilia e l'Impero, che anzi li avrebbe tenuti accuratamente separati."
  3. Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, pag. 237 "Le terre che gli erano appartenute (all'imperatore Alessio) venivano così divise: per un terzo andavano a Baldovino conte di Fiandra, eletto dai capi crociati imperatore di un nuovo Impero latino di Costantinopoli; per un terzo agli altri nobili crociati; e infine la restante parte ai veneziani, che si appropriavano delle isole greche e degli scali navali più importanti, assicurandosi così il monopolio dei traffici orientali dai quali, in particolare, venivano esclusi i loro odiati avversari genovesi."
  4. Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, pag. 272 "In esso, la Chiesa fu definitivamente dichiarata un corpo superiore a qualunque potere secolare, la depositaria unica della Grazia, la sola possibile mediatrice fra Dio e gli uomini. Si introduceva l'Inquisizione come strumento di controllo, ma ci si preoccupava anche dell'istruzione dei fedeli incoraggiando la predicazione popolare e legittimando l'esistenza degli Ordini mendicanti. Era un programma energico e ardito, ai limiti del paradosso: da un lato, infatti, si voleva elevare la Chiesa fino a renderla intangibile rispetto a qualunque critica; dall'altro, s'intendeva portarla in mezzo ai cristiani, farla vivere con loro."
Bibliografia
  • Innocenzo III, in Enciclopedia Treccani Federiciana (2005) online
  • Chiesa e stato nella dottrina di papa Innocenzo III., a cura di Michele Maccarrone, Roma: Ateneo lateranense, 1941
  • Papa Innocenzo III. (1198-1216): un figlio della nostra Diocesi al vertice della Chiesa: alcuni aspetti della sua attivita e della sua dottrina, atti delle Giornate di studio (Velletri, 28-29 ottobre 1998) a cura di Francesco Cipollini, Venafro 1999
  • Verner Maleczek, Enciclopedia dei Papi, II, Roma, 2000, pp. 326-350.
  • Goffredo de Villehardouin, La conquista di Costantinopoli , Milano, Testi e documenti, 2008, ISBN 978-88-7710-729-9
Voci correlate
Collegamenti esterni

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