Credo del Popolo di Dio

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Papa Paolo VI pronuncia il Credo del popolo di Dio, domenica 30 giugno 1968, al termine dell'Anno della fede
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Il "Credo del Popolo di Dio" [..] è una ripetizione, amplificata con espliciti riferimenti ad alcuni punti dottrinali, del Simbolo di Nicea, che è, come sapete, la celebre formula della fede, secondo il primo Concilio ecumenico, quello appunto di Nicea dell'anno 325.
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(Paolo VI, Udienza generale del 30 ottobre 1968, online)

Il Credo del Popolo di Dio è una Professione di Fede che Paolo VI ha formulato e presentato il 30 giugno 1968 nella Basilica Vaticana a conclusione dell'Anno della Fede indetto in occasione del XIX centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo.

Formulato da Paolo VI come "breve sintesi delle principali verità credute dalla Chiesa cattolica, sia latina che orientale"[1], assunse la solennità di un atto ufficiale della fede, il cui valore dottrinale oggettivo è accompagnato dal valore soggettivo dell'adesione personale del papa e comunitaria di tutta la Chiesa a quelle stesse verità che la Chiesa ritiene derivate dalla Rivelazione.

Il testo

Il testo del Credo del Popolo di Dio è ampio, e viene riportato integralmente di seguito[2].

Caratteristiche

Il Credo del Popolo di Dio ha la caratteristica di essere allo stesso tempo tradizionale e profetico[35]:

  • è un testo tradizionale, perché non è l'opera personale di Paolo VI: il Papa agiva in quanto Pietro, e come tale non formulò sue idee né pensieri personali, ma prestò la sua bocca alla grande voce della Chiesa universale; con questo testo, la Chiesa compì un atto di autocoscienza e di vitalità;
  • è un testo profetico, perché la sua promulgazione s'inscriveva nelle esigenze derivanti dai segni dei tempi.

Il Credo del Popolo di Dio, nel riaffermare il Credo millenario della Chiesa, non riprova e non condanna direttamente alcun errore. Lo stesso Paolo VI affermò che il Credo del Popolo di Dio non era né voleva essere un punto di arrivo, ma di partenza[36].

Motivazioni

Il papa stesso spiegò[1] le due ragioni per cui volle proporre alla Chiesa il Credo del Popolo di Dio:

  • perché la fede è l'inizio dell'umana salvezza, il fondamento e la radice di ogni giustificazione[37], cioè della rigenerazione dei fedeli in Cristo, della redenzione e della presente ed eterna salute; "senza la fede è impossibile piacere a Dio" (Eb 11,6 ); la fede è il primo dovere dei cristiani, il principio insostituibile del cristianesimo, la fonte della carità, il centro dell'unità, la ragion d'essere fondamentale della religione cristiana;
  • perché, osserva il papa, nell'oggi l'adesione alla fede è diventata più difficile, e su vari versanti:
    • sul piano filosofico c'è una "crescente contestazione" delle leggi del pensiero speculativo, della razionalità naturale, della validità delle certezze umane, e "il dubbio, l'agnosticismo, il sofisma, la spregiudicatezza dell'assurdo, il rifiuto della logica e della metafisica", tutto ciò sconvolge le menti dell'uomo moderno; "se il pensiero non è più rispettato nelle sue intrinseche esigenze razionali, anche la fede - che, ricordiamolo bene, esige la ragione; la supera, ma la esige - ne soffre; la fede non è fideismo, cioè credenza priva di basi razionali; non è soltanto ricerca crepuscolare di qualche esperienza religiosa; è possesso di verità, è certezza";
    • sul piano psicologico, poi, poiché l'uomo moderno "conosce principalmente per via dei sensi; si parla di civiltà dell'immagine; ogni conoscenza è tradotta in figure e in segni; la realtà è misurata da ciò che si vede e da ciò che si ode; mentre la fede esige l'impiego della mente, la quale si rivolge in una sfera di realtà, che sfuggono alla osservazione sensibile";
    • sorgono difficoltà anche dagli studi filologici, esegetici, storici applicati alla Bibbia, prima fonte della verità rivelata: "privo del complemento fornito dalla Tradizione e dell'autorevole assistenza del magistero ecclesiastico, anche lo studio della sola Bibbia è pieno di dubbi e di problemi, che più sconcertano che non confortino la fede; e lasciato all'iniziativa individuale, genera un pluralismo tale di opinioni da scuotere la fede nella sua soggettiva certezza, e da toglierle la sua sociale autorevolezza; così che una tale fede produce ostacoli all'unità dei credenti, mentre la fede deve essere la base della ideale e spirituale convergenza: una è la fede (Ef 4,5 )".

Con dolore il papa spiega poi i "fallaci" rimedi che si cercano di offrire alle moderne crisi di fede[1]:

  • il restringere il contenuto della fede ad alcune proposizioni basilari che si pensa siano l'autentico significato delle fonti del cristianesimo e della stessa sacra Scrittura: il papa ritiene tale procedimento "arbitrario, anche rivestito di apparenze scientifiche", e "disastroso";
  • il fare una "selezione fra le molte verità insegnate dal nostro Credo, per respingere quelle che non piacciono, e per mantenerne alcune ritenute più gradevoli";
  • il tentativo di "adattare le dottrine della fede alla mentalità moderna, facendo spesso di questa mentalità, profana o spiritualista che sia, il metodo ed il metro del pensiero religioso"; il papa considera tale sforzo "ben degno per sé di lode e di comprensione", poiché cerca di "esprimere le verità della fede in termini accessibili al linguaggio e alla mentalità del nostro tempo", ma gli rimprovera l'aver "talora ceduto al desiderio d'un più facile successo, tacendo, temperando o alterando certi 'dogmi difficili'".

A fronte di tutto questo, il papa volle, con il Credo del Popolo di Dio, "proseguire nello sforzo di approfondire e presentare, in modo sempre più confacente alle generazioni che si succedono, gli imperscrutabili misteri di Dio, fecondi per tutti di frutti di salvezza"[38], avendo "la massima cura di non intaccare gli insegnamenti della dottrina cristiana"[39].

Genesi

Sulla genesi e sulla stesura del Credo del Popolo di Dio influì l'amicizia che univa papa Montini, il cardinale svizzero Charles Journet e il filosofo francese Jacques Maritain[40]. Ciò emerge dal fitto carteggio che intercorse tra il Journet e il Maritain.

L'idea di Maritain

Il 12 gennaio 1967 Journet avvertì Maritain di essere stato convocato a Roma da Paolo VI. A Maritain, che vedeva chiaramente le storture dottrinali e gli "pseudoaggiornamenti" culturali che si diffondevano nella Chiesa sotto il pretesto dell'apertura al mondo, gli rispose: "Un'idea mi è venuta in mente da parecchi giorni, con una tale intensità e una tale chiarezza che io non credo di poterla trascurare. Era come un tratto di luce mentre pregavo per il Papa e consideravo la crisi tremenda che la Chiesa sta attraversando"; davanti a tale crisi "solo una cosa è in grado di toccare universalmente gli spiriti, e di custodire il bene assolutamente essenziale, che è l'integrità della fede: [..] un atto dogmatico, sul piano della fede stessa [..] dell'autorità suprema che è quella del Vicario di Gesù Cristo"[41]. Secondo la spiegazione del cardinale Georges Cottier[42], secondo Maritain "quello che serve al momento presente è 'che il Sovrano Pontefice rediga una professione di fede completa e dettagliata, nella quale sia esplicitato tutto ciò che è realmente contenuto nel Simbolo di Nicea'"[40].

L'idea di Maritain non era del tutto nuova, e ipotesi simili erano circolate con insistenza già prima e durante il Concilio Vaticano II. Il teologo domenicano Yves Congar era convinto che fosse secondo tradizione promulgare un nuovo Simbolo di fede dopo che si era tenuto un Concilio ecumenico, e ne aveva parlato al papa: a fronte delle sue insistenze questi, nel giugno 1964, gli aveva chiesto di prepararne un testo dal tono biblico, ma il risultato non aveva convinto Paolo VI, il quale aveva di fatto accantonato il progetto.

Quando Maritain scrisse a Journet la sua idea di una nuova Professione di Fede non gli chiese di trasmettere a suo nome il suggerimento al vescovo di Roma[43].

La trasmissione dell'idea a Paolo VI

Ricevuta la lettera di Maritain, Journet ne fotocopiò le parti in cui l'amico esponeva la sua proposta, e le consegnò al Papa nell'incontro del 18 gennaio. In quella circostanza Paolo VI chiese a Journet un giudizio sulla situazione della Chiesa: la risposta fu "Tragica"; fu allora che papa Montini gli confidò il progetto di indire un Anno della fede, che avrebbe ufficialmente reso noto il 22 febbraio 1967 con la pubblicazione dell'esortazione apostolica Petrum et Paulum Apostolos. L'Anno della Fede avrebbe abbracciato il periodo dal 29 giugno 1967 al 29 giugno 1968, nella ricorrenza del XIX centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo. L'anno della fede, nelle intenzioni del Papa, doveva essere tutto incentrato sul Credo. Nella Petrum et Paulum Apostolos il papa chiedeva ai vescovi di compiere più volte, durante quell'anno speciale, una proclamazione solenne del Credo "coi preti e i fedeli, secondo l'una o l'altra delle formule in uso nella Chiesa cattolica". Nelle catechesi e nelle omelie di quei mesi papa Montini suggerì a più riprese a tutta la Chiesa l'urgenza di ripetere l'atto di fede. Questo benché, a quanto sembra, il papa non avesse alcuna intenzione di chiudere l'Anno della Fede con la proclamazione di una nuova professione di fede.

Il 24 febbraio, commentando l'annuncio dell'Anno della Fede, Maritain scrisse nel suo diario: "È forse la preparazione per una professione di fede che lui stesso proclamerà?".

Il primo Sinodo dei Vescovi

Nello stesso anno 1967, dal 29 settembre al 29 ottobre tenne a Roma il primo Sinodo dei vescovi. Il rapporto finale della Commissione dottrinale del Sinodo, interrogandosi sui problemi che attraversano la compagine ecclesiale nel dopo Concilio, propose di sottomettere al Papa anche il votum riguardo alla stesura di una dichiarazione sulle questioni della fede. L'arcivescovo di Quito Pablo Muñoz Vega accennò in una conferenza stampa a due proposte dei padri sinodali: l'elaborazione di un Simbolo di fede e la stesura di un Catechismo universale. Il vescovo di Pittsburgh, John Wright[44] precisò che non si registrava tra i vescovi "nessun entusiasmo per le soluzioni negative della crisi come sarebbero delle semplici liste o Syllabi d'errori", ma che invece c'era un interesse diffuso "per una 'regola della fede' che si potrebbe definire come una norma popolare", grazie alla quale il popolo cristiano potesse distinguere con chiarezza ciò che appartiene alla fede cattolica "e, dall'altra parte, ciò che è speculazione teologica o anche semplice opinione privata"[41].

La bozza di Professione di Fede

In precedenza, nell'ottobre 1966, era stato pubblicato il Catechismo Olandese, le cui posizioni dottrinali si discostavano dall'insegnamento tradizionale della Chiesa: ciò aveva contribuito sicuramente a condizionare il clima, tanto che Paolo VI aveva creato una commissione cardinalizia per esaminare quel controverso compendio; anche il cardinale Journet ne faceva parte. Il lavoro di tale commissione fu l'occasione di un incontro del Journet con Paolo VI il 14 dicembre 1967, nel quale il porporato rinnovò il suggerimento raccolto da Maritain all'inizio dell'anno. Il Papa gli rispose che qualcuno aveva già suggerito una simile prospettiva alla fine del Concilio, e ricordò espressamente il progetto di Congar, accantonato. Ma rigirò a Journet la richiesta di preparargli lui stesso uno schema di quanto pensava si potesse fare.

A seguito della richiesta del papa il Journet, tornato a Friburgo, coinvolse subito Maritain. In una lettera del 17 dicembre gli scrisse: "Allora, Jacques, come era possibile non pensare di chiedere subito il vostro aiuto? È la questione del tono da trovare, così come delle cose da dire, che è difficile da risolvere. Si dice che non servirebbe un nuovo Syllabus. [..] Potreste voi pensare un poco a queste cose, e dirmi ciò che a voi sembra appropriato per illuminare le anime? Più sarete preciso, più questo mi sarà d'aiuto"[41]. Maritain, durante un periodo trascorso a Parigi, redisse un progetto di Professione di Fede: lo terminò l'11 gennaio e ne inviò il testo a Journet il 20 seguente[45].

Nell'introduzione al testo Maritain aggiunse un'osservazione di metodo: secondo lui era opportuno che il Papa usasse una procedura nuova, confessando la sua professione di fede come una pura e semplice testimonianza: ciò avrebbe aiutato meglio le anime travagliate, senza dover presentare la professione di fede come mero atto d'autorità.

Journet, nella sua lettera di risposta, si disse "sbalordito di riconoscenza" alla lettura delle pagine di Maritain, e il giorno seguente inviò il testo tale e quale a Paolo VI, spiegandogli così il coinvolgimento di Maritain:

« La questione è così difficile, dato lo stato attuale degli spiriti, che io ho pensato di parlarne a Jacques Maritain, che da lungo tempo prega in questa direzione e la cui esperienza del mondo è grande. Io ho appena ricevuto da lui una risposta che Vi trasmetto tale e quale[46]»
(Citato in Georges Cottier, Gianni Valente, 2008)

Le osservazioni vaticane

Il 6 aprile seguente una lettera inviata a Journet dal domenicano Benoît Duroux, a quel tempo collaboratore del segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede Paul Philippe, elogiava la bozza di Maritain, "mirabilmente concepita", e aggiungeva alcune puntualizzazioni, interpretate da Journet come provenienti dallo stesso Paolo VI, sul modo in cui la professione di fede dovesse essere presentata al mondo:

  • occorreva evitare che essa fosse sminuita dai partiti ecclesiastici in lotta come se fosse una sorta di professione di fede personale di Giovanni Battista Montini, cosa che l'avrebbe tolto efficacia;
  • occorreva poi che essa fosse proclamata "evitando ogni allusione alla forma anatematica. Ma a nome di colui che occupa attualmente la sede dell'apostolo Pietro. In modo che tutte le ambiguità saranno escluse";
  • vi si doveva aggiungere anche la precisazione che quando la Chiesa si occupa delle questioni temporali non ha lo scopo di instaurare un paradiso sulla terra, ma semplicemente di rendere la condizione presente degli uomini meno inumana; ciò allo scopo di sgombrare il campo da interpretazioni ambigue riguardo alle posizioni assunte da ampi settori ecclesiali, soprattutto in America Latina, davanti alle ingiustizie politiche e sociali.

Nel successivo scambio di lettere con Journet, Maritain si confermò pienamente d'accordo con le considerazioni provenienti da Roma, e riguardo al giudizio e all'azione della Chiesa nelle vicende temporali, suggerì di citare nel nuovo Credo l'enciclica Populorum Progressio. Tale consiglio non sarebbe stato accolto.

L'11 aprile Journet e Maritain risposero a Duroux e manifestarono il loro pieno consenso osservazioni fatte. Montini, dal canto suo, inviò a Journet un breve biglietto di ringraziamento.

Le modifiche di Paolo VI

Il 30 giugno seguente Paolo VI proclamò a San Pietro il Credo del Popolo di Dio. Il testo ricalcava nelle sue linee essenziali la bozza del Maritain, ma con alcuni significativi cambiamenti[47]:

  • l'articolo sullo Spirito Santo fu spostato dopo quello su Gesù Cristo, e quello relativo al Battesimo, che nel progetto di Maritain seguiva la parte sulla Chiesa, fu inserito dopo il paragrafo che definiva il peccato originale;
  • vennero omessi il paragrafo sugli angeli e un altro sulle questioni riguardanti le origini dell'uomo e il monogenismo[48];
  • fu omessa anche la parte in cui si descriveva il tempo nuovo in cui la Chiesa era entrata con il Concilio Vaticano II, le sue caratteristiche e il suo nuovo stile;
  • Maritain aveva citato esplicitamente la comune testimonianza che ebrei e musulmani rendono all'unità di Dio insieme ai cristiani, e aveva fatto riferimento alla devozione dell'islam nel paragrafo riguardante la Vergine Maria, ma il testo definitivo si limita a rendere grazie alla bontà divina per i "tanti credenti" che condividono con i cristiani la fede nel Dio unico, tralasciando ogni esplicito riferimento all'islam e all'ebraismo;
  • nel paragrafo sulla salvezza possibile anche a chi ignora il Vangelo e non appartiene visibilmente alla Chiesa di Cristo, venne tralasciato il passaggio di composizione del Maritain che si riferiva a coloro che "non si trovano nel regime normale di salvezza, ma rispondono all'appello che l'unico Salvatore, che loro non conoscono, fa sentire nelle profondità della loro anima", limitandosi a riprendere formule del Magistero precedente.

Riguardo alle aggiunte, sono degne di nota le seguenti:

  • nell'articolo su Gesù Cristo furono introdotte le frasi che ripercorrono la vita umana e la vicenda terrena di Gesù, alla luce dei Vangeli, fino all'accenno alla sua "persecuzione sofferta per la giustizia";
  • nell'articolo riguardante il Battesimo, al testo di Maritain che ripeteva semplicemente la formula del Credo che si recita durante la Messa venne aggiunto, richiamandosi al Concilio di Trento, la sottolineatura che il Battesimo "deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale";
  • riguardo alla Chiesa, Paolo VI esplicitò che essa, fondata da Cristo, è "indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo della comunione gerarchica".

Vi sono poi altre piccole variazioni che hanno sempre l'effetto di esporre in maniera chiara e semplice, fin nelle sfumature, i dati espressi dalle formule di fede.[49].

Reazioni

La generalità dei teologi e dei pastoralisti, ai quali il Credo del Popolo di Dio era destinato in modo speciale, non gli riservò molta attenzione, e comunque non nella maniera che esso meritava[50]. Da taluni esso venne espressamente contestato come "archeologico", come un "sillabo" vecchio, intellettualistico e privo di animazione biblica e conciliare; non pochi teologi di fama lo trascurarono totalmente.

Cionostante, il Catechismo della Chiesa Cattolica lo cita ripetutamente[51]. Anche Giovanni Paolo II si riferì spesso ad esso nelle catechesi tenute nelle udienze generali del mercoledì.

Note
  1. 1,0 1,1 1,2 http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/audiences/1968/documents/hf_p-vi_aud_19681030_it.html
  2. Testo ufficiale sul sito vaticano.
  3. Cfr. DS 3002.
  4. Cfr. DS 804.
  5. DS 75.
  6. DS 75.
  7. DS 150.
  8. 8,0 8,1 Cfr. DS 76.
  9. Cfr. DS 251-252,
  10. Cfr. Lumen gentium 53.
  11. Cfr. DS 2803.
  12. Cfr. Lumen gentium, 53.
  13. Cfr. Lumen gentium, 53, 58, 61.
  14. Cfr. DS 3903.
  15. (Cfr. Lumen gentium, 53, 56, 61, 63; cfr. Paolo VI, Allocuzione in conclusione della III Sessione del Concilio Vaticano II: AAS 56, 1964, p. 1016; Esortazione Apostolica Signum Magnum, Introduzione.
  16. Cfr. Lumen gentium, 62; Paolo VI, Esortazione Apostolica Signum Magnum, p. 1, n. 1.
  17. DS 1513.
  18. Cfr. DS 1514.
  19. Cfr. Lumen gentium, 8 e 5.
  20. Cfr. Lumen gentium, 7, 11.
  21. Cfr. Sacrosanctum Concilium, 5, 6; Lumen gentium, 7, 12, 50.
  22. Cfr. DS 3011.
  23. Cfr. DS]] 3074.
  24. Cfr. Lumen gentium, 25.
  25. Cfr. Lumen gentium, 23; cfr. Orientalium Ecclesiarum, 2, 3, 5, 6.
  26. Cfr. Lumen gentium, 8.
  27. Cfr. Lumen gentium, 15.
  28. Cfr. Lumen gentium, 14.
  29. Cfr. Lumen gentium, 16.
  30. Cfr. DS 1651.
  31. Cfr. DS 1642, 1651-1654; Paolo VI, Enciclica Mysterium Fidei.
  32. Cfr. Summa Theologiae III, 73, 3.
  33. Cfr. 1Gv 3,2 ; DS 1000.
  34. Cfr. Lumen gentium, 49.
  35. Godfried Danneels (1998)
  36. http://www.archiviostorico.info/libri-e-riviste/5405-paolo-vi-lanno-della-fede
  37. Fides est humanae salutis initium, fundamentum et radix omnis iustificationis: Concilio di Trento, Sess. VI, c. 8. In tale passo Trento segue con scrupolosa fedeltà il pensiero di San Paolo in Rm 3,21-28 .
  38. http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1968/documents/hf_p-vi_hom_19680630_it.html
  39. Quali fossero i dati essenziali della fede che occorreva confessare davanti alla confusione teologica del tempo lo aveva chiarito il card. [[Journet nella relazione del 21 settembre 1967 sui punti in cui il Catechismo Olandese si era allontanato dalla dottrina della Chiesa: "La caduta originale, il senso della Redenzione, la natura del sacrificio della Messa, la presenza corporale di Cristo nell'Eucaristia, la creazione ex nihilo del mondo e di ciascuna anima umana, il primato di Pietro [..]. La dottrina del battesimo e dei sacramenti della Nuova Legge [..]; il ruolo della Vergine Maria, la sua maternità verginale [..], la sua scienza delle cose divine, la sua Immacolata Concezione e la sua Assunzione" (citato in Georges Cottier, Gianni Valente, 2008)
  40. 40,0 40,1 Georges Cottier, Gianni Valente (2008).
  41. 41,0 41,1 41,2 Citato in Georges Cottier, Gianni Valente (2008).
  42. Georges Cottier fu discepolo di Charles Journet, che lo portò come proprio "esperto" al Concilio Vaticano II, ed è membro della Fondation du Cardinal Journet, che ha curato per le Èditions Saint Augustin la pubblicazione della ricchissima corrispondenza tra Journet e Maritain.
  43. Scrive Maritain nella lettera del 14 gennaio 1967: "Io non sono di quei laici illuminati che si permettono di elargire consigli al Papa" (citato in Georges Cottier, Gianni Valente, 2008).
  44. John Wright divenne nel 1969 prefetto della Congregazione per il Clero e cardinale.
  45. Nella lettera d'accompagnamento Maritain scriveva (testo riportato in Georges Cottier, Gianni Valente, 2008):
    « Sono stato contento di farlo: ansioso, allo stesso tempo, di ciò che voi ne penserete; e mortificato e confuso, d'aver dovuto, per redigere queste pagine, mettere per qualche istante, con l'immaginazione, un povero diavolo come me al posto del Santo Padre! Non c'è situazione più idiota. »

    Vi aggiunse inoltre:

    « Charles, fatene quello che volete, gettatelo nel fuoco se volete. Io sono in uno stato più miserabile che mai; e pur con questo, il documento che il Papa vi ha domandato di preparare mi sembra sempre più così d'importanza capitale. »
  46. Journet aggiunse alla missiva inviata al papa anche due estratti della lettera che aveva ricevuto da Maritain il 20 gennaio. In uno di essi Maritain suggeriva di radicare la nuova professione di fede "nei Credo antichi, ma con uno stile più semplice.
  47. Indicazioni più precise sui cambiamenti apportati dal papa in Gianni Valente, Piccoli aggiustamenti romani (2008).
  48. Maritain considerava che le questioni sull'origine dell'uomo "non sono di competenza della scienza positiva".
  49. Come esempio, Gianni Valente (2008) riporta che il testo di Maritain, a proposito della santa Messa, parlava di "Sacrificio del Calvario reso presente sui nostri altari" divenne "reso sacramentalmente presente sui nostri altari".
  50. Inos Biffi (2008).
  51. Vedi l'elenco delle citazioni come riportato da un motore di ricerca.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 28 settembre 2012 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.