Messa nella Cena del Signore

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Giovanni Agostino da Lodi, Lavanda dei piedi (1500), olio su tavola; Venezia, Galleria dell'Accademia

La Messa nella Cena del Signore (in latino Missa in Coena Domini) è la Celebrazione Eucaristica della sera del Giovedì Santo. Con essa inizia il solenne Triduo Pasquale. In essa si fa memoria dell'Ultima Cena consumata da Gesù prima della sua passione, e si commemorano l'istituzione dell'Eucarestia e del Sacerdozio Ministeriale.

La celebrazione termina con la processione con cui si porta l'Eucaristia all'Altare della reposizione appositamente preparato per l'Adorazione dei fedeli.

Nel Rito Romano

Il Rito Romano fa memoria anche del comandamento dell'amore. A suggello di ciò si svolge il rito della lavanda dei piedi, ripetendo il gesto che Gesù stesso fece dopo l'Ultima Cena.

La liturgia della Parola di questa messa consta dei seguenti testi:

La Messa ha alcune particolarità:

Nel Rito Ambrosiano

La liturgia ambrosiana prevede le seguenti letture:

Il lungo brano di Matteo caratterizza la centralità della Messa in cena Domini come primo atto commemorativo della Passione del Signore e dove ben si colloca l'istituzione dell'eucaristia. Il brano evangelico, diverso da quello di Rito romano, ossia non attinente con l'episodio, colloca il Rito della lavanda dei piedi fuori dalla Messa in coena Domini: esso viene effettuato in un qualsiasi momento della giornata usando il piviale di colore morello, oppure prima o dopo la celebrazione della Messa fra i Vespri utilizzando il colore rosso. Non è mai effettuata all'interno della Messa.

Le particolarità della celebrazione sono:

  • Come da Tradizione la liturgia inizia con il Lucernario, l'Inno e la Lettura vigiliare.
  • A conclusione della Liturgia della Parola non si dice il Credo, e a suggello della proclamazione della Parola il coro circonda l'altare, quasi a protezione di Cristo, e intona un suggestivo canto, il Coenae tuae mirabili ("Alla tua cena mirabile"); il canto, che prende origine da un tropario greco, così recita:
(LA) (IT)
« Coenae tuae mirabili hodie Filius Dei socium me accipis. Non enim inimicis tuis hoc mysterium dicam, non tibi dabo osculum sicuti et Iudas, sed sicut latro confitendo te. Memento mei Domine in regno tuo. » « Oggi, Figlio dell'Eterno, come amico al banchetto Tuo stupendo Tu m'accogli. Non affiderò agli indegni il Tuo Mistero né Ti bacerò tradendo come Giuda. Ma T'imploro, come il ladro sulla croce, di ricevermi, Signore, nel Tuo Regno»
  • Dopo la liturgia della parola, segue quella eucaristica con la V preghiera.


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