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Pentecoste (solennità)
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
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Pentecoste (solennità) | |
| Festa religiosa | |
| Data | Il 50° giorno dopo la Pasqua[1] |
| Avvenimento celebrato | Effusione dello Spirito Santo |
| Festività correlate | Pasqua |
| Chiamata anche | Festa dello Spirito Santo, pascha rosatum |
| « | Celebriamo oggi la grande solennità della Pentecoste. Se, in un certo senso, tutte le solennità liturgiche della Chiesa sono grandi, questa della Pentecoste lo è in una maniera singolare, perché segna, raggiunto il cinquantesimo giorno, il compimento dell'evento della Pasqua, della morte e risurrezione del Signore Gesù, attraverso il dono dello Spirito del Risorto. »
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La Solennità di Pentecoste conclude con la celebrazione dell'effusione dello Spirito Santo (cfr. At 2,1-4) il "tempo sacro dei cinquanta giorni" nei quali Dio ha "racchiuso la celebrazione della Pasqua"[2][3].
La data della Pentecoste dipende da quella della Pasqua, ed è pertanto una festa mobile. Come la Pasqua, anche la Pentecoste cade sempre di domenica.
Indice |
L'evento della Pentecoste
| | Per approfondire, vedi la voce: Pentecoste. |
Gli ebrei celebravano la festa "delle settimane"[4], sette settimane dopo la Pasqua. Il significato più antico riguardava il rendimento di grazie per i raccolti; in epoca più vicina all'era cristiana divenne la festa di ringraziamento per la proclamazione della Legge sul Sinai, cinquanta giorni dopo la liberazione dalla schiavitù d'Egitto[5].
L'evento della Pentecoste cristiana, narrato in At 2,1-41, avviene nel contesto di tale festa ebraica. Lo Spirito Santo si manifesta sotto forma di lingue di fuoco, che scendono e si posano sui discepoli mentre si ode un fragore come di vento impetuoso; i discepoli iniziano a parlare in altre lingue, e a fronte dello stupore della folla Pietro, a nome degli Undici, spiega che si compie la profezia di Gl 3, e quindi annuncia che Dio ha risuscitato Gesù di Nazaret, messo in croce dagli stessi abitanti di Gerusalemme per mano dei pagani. Egli ha effuso lo Spirito Santo ed è stato costituito Signore e Cristo, e nel suo nome viene chiesta la conversione e il battesimo, per il perdono dei peccati.
La festa nei secoli
La celebrazione della Pentecoste sarebbe antica quanto la Pasqua[6], anche se gli accenni alla Pentecoste che si riscontrano in At 20,16 e in 1Cor 16,8 si riferiscono alla festività ebraica.
La festa ebraica delle settimane non sembra aver avuto un influsso importante sullo sviluppo della celebrazione cristiana della Pentecoste[5]. Tuttavia l'Ascensione di Gesù e l'invio dello Spirito non potevano essere ignorati, e all'inizio i due eventi furono di solito celebrati contemporaneamente, sulla base delle parole stesse di Gesù che invitavano a collegare insieme i due avvenimenti (cfr. Gv 16,7: Gesù annuncia la sua partenza e, nel contempo, ma condizionato da questa partenza, l'invio dello Spirito).
Nei primi tempi della Chiesa la Pentecoste era considerata nella prospettiva unitaria della Pasqua, di cui il cinquantesimo giorno costituiva appunto la chiusura[5]. Quando Melitone di Sardi[7] e Tertulliano[8] si riferiscono alla Pentecoste intendono sempre la Cinquantina Pasquale celebrata come un unico giorno di festa.
L'unità originaria venne rotta da quanto, nel VII secolo, si iniziò a celebrare la Pentecoste come anniversario della discesa dello Spirito Santo: essa divenne perciò una festa a sé, con ottava, sganciata quindi dal suo rapporto unitario e vitale con il mistero pasquale[3].
La riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II ha soppresso l'ottava e ha ridato alla celebrazione della Pentecoste il suo significato originario.
Le origini in Oriente
In Oriente una celebrazione della Pentecoste è già attestata in Egeria (IV-V secolo), che parla di "quinquagesimarum dies". Egeria descrive la liturgia di Pentecoste a Gerusalemme, dove alla discesa dello Spirito Santo si associava il ricordo dell'Ascensione: la funzione cominciava al primo canto del gallo e si protraeva fino alla mezzanotte seguente[9].
Testimoniano la celebrazione della Pentecoste in Oriente anche le Constitutiones Apostolorum[10] e San Giovanni Crisostomo, che la chiama μητῶρόπολις τῶν ἑορτῶν[11].
Le origini in Occidente
Tra le prime testimonianze della Pentecoste cristiana si deve annoverare quella di Tertulliano († 220), che fa della Pentecostes, ossia dei quinquaginta dies, un tempo battesimale come la Pasqua[12], durante il quale si prega in piedi in segno di gioia[13]. Anche Origene († 254) parla dei "τῆς πεντηχοστῆς ἡμέραις", tes pentecostés emérais, "giorni della cinquantina", con un accenno alla discesa dello Spirito Santo[14].
Il carattere di letizia di questi cinquanta giorni divenne così tradizionale nella Chiesa che, salvo eccezioni, vi si interrompevano digiuni e penitenze, come attestano Sant'Ambrogio († 397)[15], Egeria († V secolo)[16] e Agostino († 430)[17], Cassiano († 435)[18] e i Canones Hippolyti[19].
Ad eccezione della Spagna, dove il Concilio di Elvira (inizi del IV secolo) dovette prescrivere la celebrazione della Pentecoste[20], dal IV secolo in poi la Pentecoste ebbe un carattere di particolare solennità.
In Occidente forniscono altre testimonianze significative sulla Pentecoste Sant'Ambrogio[21], Sant'Agostino[22], San Massimo di Torino[23]. San Leone Magno ricorda che la Pentecoste "in praecipuis festis esse venerandam" ("è da annoverare tra le feste maggiori")[24].
La Vigilia e i Battesimi
Il cinquantesimo giorno cominciò ad assumere una propria autonomia liturgica all'inizio del IV secolo, quando, durante la Veglia di Pentecoste, celebrata con la stessa solennità della Veglia Pasquale, a Roma, si conferivano anche i Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana: Battesimo, Cresima, Eucaristia.
Già in precedenza Tertulliano († 220) parlava dei giorni di Pentecoste come di un tempo battesimale, e papa Siricio, alla fine del IV secolo, richiamava a Imerio di Tarragona l'uso invalso "apud nos et apud omnes ecclesias" ("presso di noi e presso tutte le Chiese") di conferire solo a Pentecoste il Battesimo a quei catecumeni che per motivi vari non l'avevano potuto ricevere durante la Veglia Pasquale[25]. San Leone Magno († 461) allude chiaramente a coloro che sono stati battezzati nella notte di questa festività in un suo sermone sulla Pentecoste[26].
La scelta di questa sacrata solemnitas ("sacra solennità") per l'amministrazione del Battesimo era dovuta al fatto che, secondo l'espressione di San Leone Magno[27], la Pentecoste "de paschalis festi pendet articulo" ("dipende dall'articolazione della festa pasquale"). Anche i Concili dell'evo carolino insistono molto sui due giorni battesimali di Pasqua e Pentecoste, salvo i casi d'urgenza[28].
La Veglia era organizzata sulla falsariga di quella di Pasqua, ma i riti erano notevolmente ridotti:
- per le letture, sia il Sacramentario Gelasiano[29] che il Gregoriano[30] ne prevedono quattro, mentre ne prevede sei l'Ordo Romanus XI (XII secolo), che prescriveva di proclamarle in latino e in greco[31], e tale numero si è conservato fino alla metà del XX secolo;
- veniva effettuata la benedizione del fonte battesimale;
- seguiva l'amministrazione del Battesimo e della Cresima;
- proseguiva la Santa Messa[32].
A Roma la Veglia si celebrava al Laterano.
Il rito della Veglia notturna passò poi al pomeriggio, per finire quindi al mattino del sabato[33], momento in cui ancora si celebrava prima del Concilio Vaticano II.
La celebrazione della festa
A Roma la stazione liturgica del giorno si celebrava in San Pietro, come già attesta il Sacramentario Gregoriano[33].
È caratteristica di tale celebrazione la sequenza Veni Sancte Spiritus, che fu introdotta in modo definitivo nel Messale Romano da San Pio V nel 1570. L'Ordo Romanus XIII[34] e molti messali manoscritti e a stampa, non esclusa l'editio princeps del Missale Romanum (Milano 1474)[35], che contiene anche il Veni Sancte Spiritus, hanno invece per Pentecoste la sequenza Sancti Spiritu adsit nobis gratia[36], composta dal monaco Noktero il balbuziente e rivestita di una splendida melodia gregoriana.
Fino a prima della riforma liturgica del Vaticano II il Prefazio era di provenienza dal Sacramentario Gregoriano, ma il primo periodo faceva già parte di un Prefazio della Messa vigiliare di Pentecoste nei Sacramentari leoniano e gelasiano antico.
Nella liturgia delle Ore, all'ora terza si recita il Veni Creator Spiritus, per ricordare più direttamente l'ora della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.
L'Ottava di Pentecoste
Le Costituzioni Apostoliche[37], testo orientale della fine del IV secolo, accennano alla settimana festiva dopo Pentecoste; l'uso passò anche in Occidente: lo attestano il can. 36 del Sinodo di Magonza (813), che ne urge l'osservanza[38] e l'elenco delle feste di precetto osservate a Bologna nel IX secolo:
| (LA) | (IT) | ||
| « | Sabbato Pentecoste venerabiliter celebretur sicut diem sanctum resurrectionis, II.III.IIII.V.VI et sabbatum post Pentecostem a mane usque ad Missa. »
| « | |
Con il tempo tale consuetudine decadde, tanto che il Sinodo di Costanza del 1094[39] dovette accontentarsi di ristabilirla solo in parte, prescrivendo che i giorni di festa a Pasqua e a Pentecoste fossero limitati ai primi tre giorni della settimana; ma anche questa parziale restaurazione non fu a lungo osservata.
Il digiuno nell'Ottava
L'Ottava, da concludersi con l'ora nona del sabato, a Roma non era conosciuta al tempo di San Leone Magno, il quale parla soltanto dei digiuni delle Tempora d'estate. Anche se il Sacramentario gelasiano antico nomina le orationes ad vesperos infra octavas Pentecosten ("orazioni per i vespri dei giorni fra l'ottava di Pentecoste"), l'organizzazione liturgica della settimana di Pentecoste, con l'inclusione dei tre giorni di digiuno delle Tempora d'estate si deve a San Gregorio Magno[40].
I primi accenni al digiuno nelle orazioni si trovano nel cosiddetto Sacramentario leoniano[41] e nel gelasiano antico[42]. Le orazioni del gregoriano non accennano invece al digiuno; esso viene ordinato dal can. 10 del Concilio Bavarese del 740-750[43].
Nel corso del VII secolo, per togliere il digiuno dall'Ottava di Pentecoste, si pensò di trasferirlo, a Roma e in varie altre Chiese, nella settimana della III o della IV domenica dopo Pentecoste; ma papa Gregorio VII († 1085) ripristinò l'aestivale ieiunium, il "digiuno estivo", all'ottava di Pentecoste[44].
La celebrazione odierna
Il Messale del Vaticano II ha conservato per la Pentecoste una celebrazione degna della festività, ma senza enfatizzazioni oltre misura: ciò per meglio sottolineare che tale celebrazione non costituisce che la chiusura della Cinquantina pasquale. In questo ci si rifà alla più antica tradizione[45].
L'Ottava di Pentecoste, presente nel vecchio Messale, è stata soppressa: ciò era necessario per porre in rilievo la Cinquantina pasquale come un unico giorno di festa. Il mistero pasquale viene in tal modo celebrato come un tutt'uno (morte, risurrezione, ascensione, invio dello Spirito Santo), ma non si chiude definitivamente, aperto com'è alle prospettive della parusia[46].
La Messa del sabato mattina
Il Messale prevede una Messa per il sabato mattina, vigilia della festa. In essa l'antifona d'ingresso presenta i discepoli concordi nella preghiera con Maria, le pie donne e i fratelli di Gesù (At 1,14). I testi eucologici ripropongono invece brani già utilizzati altrove.
La Messa della "Vigilia"
La Vigilia vera e propria è stata soppressa, ma il Messale prevede una Messa di Vigilia, a celebrarsi la sera del sabato, prima o dopo i Primi Vespri della domenica di Pentecoste. In essa si presentano quattro letture a scelta dell'Antico Testamento, letture la cui pertinenza al mistero della Pentecoste è evidente[47]:
- Gen 11,1-9: la storia di Babele con la confusione delle lingue;
- Es 19,3-8.16-20: la discesa di YHWH sul Sinai e la proclamazione dell'alleanza, che viene accettata dal popolo;
- Ez 37,1-14: la visione delle ossa inaridite e la promessa dell'invio dello Spirito per restituire loro la vita;
- Gl 3,1-5 (secondo l'ebraico): YHWH assicura che effonderà il suo Spirito su ogni carne.
Per la Colletta vengono proposte due orazioni a scelta:
- la prima è mutuata dal Sacramentario Gelasiano[48];
- la seconda dal Messale del 1952, e precisamente dalla Vigilia di Pentecoste; ivi era stata posta riprendendola dal Sacramentario Gregoriano[49].
L'orazione sulle offerte è una composizione basata sul Sacramentario di Angoulême[50] e su quello di Verona[51].
L'orazione dopo la Comunione proviene dal Messale di Bobbio[52].
La Messa del giorno
| La colletta della Messa del giorno | ||
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La Messa del giorno è introdotta da due canti d'ingresso, a scelta: Sap 1,7 oppure Rm 5,5; 10,11.
Il Messale del 1952 aveva conservato l'orazione Deus qui hodierna die corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti.. ("O Dio, che oggi hai istruito i cuori dei fedeli con la luce dello Spirito Santo"); il nuovo Messale ne ha scelto un'altra, mutuata dal Sacramentario Gelasiano[53]: essa sottolinea il dono dello Spirito alla Chiesa che si diffonde in ogni popolo e nazione, e chiede che i prodigi operati agli inizi della predicazione del Vangelo continuino oggi nella comunità dei credenti.
L'orazione sulle offerte abbandona il testo del Messale del 1952, che veniva utilizzato abbastanza spesso anche per altre circostanze, e riprende, in sua vece, un'orazione del Messale di Bobbio[54], più ricca e maggiormente in sintonia con la festa: in essa si invoca l'invio dello Spirito promesso dal Figlio, e si chiede che egli riveli pienamente ai nostri cuori il mistero del sacrificio di Cristo e ci apra alla conoscenza di tutta la verità.
L'antifona alla Comunione riprende At 2,4.11, mentre antecedentemente ricalcava At 2,2.4.
L'orazione dopo la Comunione è stata composta utilizzando due brani precedenti: uno del Liber Mozarabicus[55] e l'altro del Sacramentario di Verona[56].
Il Prefazio è una composizione attuale in cui sono confluiti una parte del prefazio gelasiano per la seconda Messa ad libitum della vigilia[57] e una parte del prefazio gelasiano per il giorno di Pentecoste[58]. Il prefazio precedente menzionava l'Ascensione e la promessa dell'invio dello Spirito realizzatasi nel giorno di Pentecoste. Il nuovo prefazio è più teologico e ricorda gli avvenimenti essenziali della salvezza: oggi - vi si dice - è stato portato a compimento il mistero pasquale e lo Spirito è stato effuso sui figli d'adozione; lo Spirito, agli albori della Chiesa nascente, ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli e ha riunito i diversi linguaggi della famiglia umana nella professione di una unica e identica fede.
La prima è identica per i tre cicli A, B e C, e presenta il dono dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste: At 2,1-11.
Per la seconda lettura, si legge:
- nell'Anno A, 1Cor 12,3-7.12-13: la chiamata di tutti a formare un solo corpo attraverso il Battesimo in un solo Spirito;
- nell'Anno B, Gal 5,16-25: le opere della carne e i doni dello Spirito;
- nell'Anno C, Rm 8,8-17: lo Spirito che abita nei credenti, e in loro grida "Abbà", Padre.
Anche il testo evangelico è diverso nei tre cicli:
- nell'Anno A si legge Gv 20,19-23: la Pentecoste giovannea, con l'invio in missione e il conferimento del potere di perdonare i peccati;
- nell'Anno B si legge Gv 15,26-27; 16,12-15: l'annuncio di Gesù dell'invio del Paraclito, che guiderà a tutta la verità;
- nell'Anno C si legge Gv 14,15-16.23-26: l'annuncio del Paraclito che insegnerà ogni cosa.
- ↑ Comprendendo nel calcolo anche la stessa domenica di Pasqua.
- ↑ Colletta della Messa della Vigilia di Pentecoste.
- ↑ 3,0 3,1 Augusto Bergamini (1984) 1538.
- ↑ Così la definisce il Pentateuco: cfr. Es 34; Lev 23,15.
- ↑ 5,0 5,1 5,2 Adrien Nocent (1988) 139.
- ↑ Amato Pietro Frutaz (1952) 1156.
- ↑ Othman Perler (cur.), Sur la Pâque, Parigi 1966.
- ↑ De ieiunio, 14, 2: CCL 2, 1273.
- ↑ Itinerarium Egeriae, 43: Hélène Pétré (cur.), Parigi 1948, p. 246-252.
- ↑ V, 20, 14: VIII, 33, 5; Franz Xaver von Funk (cur.), Paderborn 1905, p. 299, 538.
- ↑ Sermo de sancta Pentecoste, II, 1: PG 50, 463. Cfr. anche In Annam, Sermo, IV, 2: PG 43, 662.
- ↑ De baptismo, 19; De idololatria, 14.
- ↑ De ieiuniis, 14; De Corona, 3; De oratione, 23.
- ↑ Contra Celsum, VIII, 22: PG 11, 1549-1552.
- ↑ "Maiores tradidere nobis pentecostes omnes quinquaginta dies ut pasquae celebrandos", "I nostri padri ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta i giorni della Pentecoste tutti come appartenenti alla Pasqua" (Expositio in Lucam, VIII, 25: PL 15, 1863. Traduzione italiana in Riccardo Minuti (cur.), Commento al Vangelo di San Luca, Città Nuova, II vol., 1966, p. 156).
- ↑ Itinerarium Egeriae, 41: Hélène Pétré (cur.), Parigi 1948, p. 244.
- ↑ "Ieiunia relaxantur, et stantes oramus, quod est signum resurrectionis", "Vengono attenuati i digiuni, e preghiamo in piedi, il che è segno della risurrezione" (Epistola ad Ianuarium, 15: PL 33, 218).
- ↑ Collatio XXI, 11, 19-20: PL 49, 1185, 1193 e segg.
- ↑ N. 195-198: Louis Duchesne (cur.), Origine du culte chrétien, 5ª ed., Parigi 1909, p. 544-545.
- ↑ Can. 43: Karl J. von Hefele, Histoire des Conciles d'apres les documents originaux, Parigi, 1907-1911, tradotto in francese da Henri Leclerq (opera originale: Conciliengeschichte, Freiburg, 4 voll., 1873-1879), I, 1, p. 245 segg.
- ↑ "Suscipimus advenientem in nos gratiam Spiritus Sancti die Pentecostes: vacant ieiunia, laus decitur Deo, alleluia cantatur" ("Ricevemmo la grazia dello Spirito Santo che venne a noi il giorno di Pentecoste: cessano i digiuni, viene data lode a Dio, si canta l'Alleluia"): PL 14, 907.
- ↑ Sermo 269, 1: PL 38, 1234.
- ↑ Sermo 63: PL 57, 377.
- ↑ Sermo 75: PL 54, 400; cfr. anche i Sermones 76-79.
- ↑ Epistula I, 2: PL 13, 1134. Cfr. Amato Pietro Frutaz (1952) 1157.
- ↑ Sermo 76, 1: CCL 138A, 472.
- ↑ Epistola XVI ai Vescovi siciliani: PL 54, 699-701; cfr. anche Epistola CLXVIII: ibid., col. 1210.
- ↑ Cfr. le prescrizioni emanate nel 796 dai Vescovi radunati ad ripas Danubiii; anche il § 4 dell'istruzione pastorale dell'arcivescovo Arnone nel 798; il can. 4 del Concilio di Magonza dell'813 (Werminghoff (cur.), in Monumenta Germaniae Historica, Concilia Aevi Karolini, II, 1, 1906, p. 173-175, 198, 261) e il can. 33 del Concilio di Parigi dell'829 (ibid., II, 11, 1908, p. 634).
- ↑ Leo Cunibert Mohlberg (cur.), Roma 1960, n. 618-623.
- ↑ Jean Deshusses (cur.), Le Sacramentaire Grégorien. Ses principales formes d'après les plus anciens manuscrits, I, Friburgo 1971, n. 507-519.
- ↑ N. 62: PL 78, 1049; Louis Duchesne] (cur.), Le liber censuum, II, Parigi 1905, p. 157.
- ↑ La Veglia di Pentecoste non assimilò invece la benedizione del fuoco e del cero: solo alcune Chiese franche conservarono questi riti nella Veglia di Pentecoste, e la litania venne utilizzata come inizio della celebrazione eucaristica.
- ↑ 33,0 33,1 Amato Pietro Frutaz (1952) 1157.
- ↑ N. 26: PL 78, 1120.
- ↑ Robert Lippe (cur.), Londra 1899.
- ↑ Cfr. Ulysse Chevalier, Repertorium Hymnologicum, II, Lovanio 1897, n. 18557.
- ↑ V, 20, 24.
- ↑ Werminghoff (cur.), in Monumenta Germaniae Historica, Concilia Aevi Karolini, II, 1, 1906, p. 270.
- ↑ Giovanni Domenico Mansi, Sacrorum Conciliorum Nova Amplissima Collectio, 31 volumi, Firenze e Venezia, 1758-98, XX, 795-796.
- ↑ Cfr. Egberto di York, De institutione catholica, interr. XVI, 2: PL 89, 441; cfr. Antoine Chavasse, Les plus anciens types du lectionnaire et de l'antiphonaire romains de la Messe, in Revue Bénédictine 62 (1952) 3-94, in particolare p. 75-81.
- ↑ Charles Lett Feltoe (cur.), Cambridge 1896, p. 25-26.
- ↑ Henry Austin Wilson (cur.), Oxford 1894, p. 120.
- ↑ Werminghoff (cur.), in Monumenta Germaniae Historica, Concilia Aevi Karolini, II, 1, p. 53
- ↑ Cfr. Micrologus, 25: PL 151, 997.
- ↑ Adrien Nocent (1988) 143.
- ↑ Adrien Nocent (1988) 145.
- ↑ In certi paesi, come l'Italia, è consentito leggerle tutte e quattro, ed è prevista anche un'orazione propria dopo ognuna di esse.
- ↑ Leo Cunibert Mohlberg (cur.), Roma 1960, n. 637.
- ↑ Jean Deshusses (cur.), Le Sacramentaire Grégorien. Ses principales formes d'après les plus anciens manuscrits, I, Friburgo 1971, n. 1640.
- ↑ Paul Cagin (cur.), Le Sacramentaire d'Angoulême, n. 1640.
- ↑ Leo Cunibert Mohlberg (cur.), Sacramentarium Veronense, Roma 1956, n. 1262.
- ↑ Elias Avery Lowe, The Bobbio Missal, Londra 1920, n. 775.
- ↑ Leo Cunibert Mohlberg (cur.), Roma 1960, n. 638.
- ↑ Elias Avery Lowe, The Bobbio Missal, Londra 1920, n. 772.
- ↑ Marius Ferotín, Le Liber Mozarabicus Sacramentorum et les manuscrits mozarabes, Parigi 1912, n. 793.
- ↑ Leo Cunibert Mohlberg (cur.), Sacramentarium Veronense, Roma 1956, n. 491.
- ↑ Leo Cunibert Mohlberg (cur.), Roma 1960, n. 634.
- ↑ Ibid., n. 641.
- Silverio Zedda, Amato Pietro Frutaz, Pentecoste, in Pio Paschini (cur.), Enciclopedia Cattolica, Ente per l'Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, Città del Vaticano, 12 voll., 1948-1954, vol. IX, 1952, c. 1154-1160
- Adrien Nocent, La celebrazione della Pentecoste, in Anscar J. Chupungco (cur.), Anàmnesis. Introduzione storico teologica alla liturgia, 7 voll., 8 tomi, Marietti, Genova 1979-1989, vol. VI, 1988, p. 139-145
- Augusto Bergamini, Triduo Pasquale, in Domenico Sartore, Achille Maria Triacca (cur.), Nuovo Dizionario di Liturgia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, Milano, 1984, ISBN 8821514943, p. 1534-1538, specialmente p. 1538
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