Solennità di Pentecoste

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Questa voce riguarda la festività della Pentecoste celebrata dalla Chiesa.
⇒  Se cercavi il fatto narrato nel Nuovo Testamento, vedi Pentecoste

Solennità di Pentecoste

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El Greco, Pentecoste (1604-1614), olio su tela; Madrid, Museo del Prado.
Mistero celebrato Effusione dello Spirito Santo
Solennità
Periodo Tempo Pasquale
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Data mobile Il 50° giorno dopo la Pasqua[1]

Data nel 2016: 15 maggio
Data nel 2017: 04 giugno
Data nel 2018: 20 maggio

Note
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Rito Romano
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Periodo
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Data nel 2016: 15 maggio

Data nel 2017: 04 giugno
Data nel 2018: 20 maggio

Rito Ambrosiano
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Periodo
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Celebrata a
Tradizioni religiose
Data d'istituzione
Chiamata anche Festa dello Spirito Santo, pascha rosatum.
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Celebriamo oggi la grande solennità della Pentecoste. Se, in un certo senso, tutte le solennità liturgiche della Chiesa sono grandi, questa della Pentecoste lo è in una maniera singolare, perché segna, raggiunto il cinquantesimo giorno, il compimento dell'evento della Pasqua, della morte e risurrezione del Signore Gesù, attraverso il dono dello Spirito del Risorto.
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Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, Elogi per le celebrazioni mobili, n. 10:
« Giorno di Pentecoste, in cui si conclude il tempo sacro dei cinquanta giorni di Pasqua e, con l'effusione dello Spirito Santo sui discepoli a Gerusalemme, si fa memoria dei primordi della Chiesa e dell'inizio della missione degli Apostoli fra tutte le tribù, lingue, popoli e nazioni. »

La Solennità di Pentecoste conclude con la celebrazione dell'effusione dello Spirito Santo (cfr. At 2,1-4) il "tempo sacro dei cinquanta giorni" nei quali Dio ha "racchiuso la celebrazione della Pasqua"[2][3].

La data della Pentecoste dipende da quella della Pasqua, ed è pertanto una festa mobile. Come la Pasqua, anche la Pentecoste cade sempre di domenica.

L'evento della Pentecoste

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Pentecoste.

Gli ebrei celebravano la festa "delle settimane"[4], sette settimane dopo la Pasqua. Il significato più antico riguardava il rendimento di grazie per i raccolti; in epoca più vicina all'era cristiana divenne la festa di ringraziamento per la proclamazione della Legge sul Sinai, cinquanta giorni dopo la liberazione dalla schiavitù d'Egitto[5].

L'evento della Pentecoste cristiana, narrato in At 2,1-41, avviene nel contesto di tale festa ebraica. Lo Spirito Santo si manifesta sotto forma di lingue di fuoco, che scendono e si posano sui discepoli mentre si ode un fragore come di vento impetuoso; i discepoli iniziano a parlare in altre lingue, e a fronte dello stupore della folla Pietro, a nome degli Undici, spiega che si compie la profezia di Gl 3, e quindi annuncia che Dio ha risuscitato Gesù di Nazaret, messo in croce dagli stessi abitanti di Gerusalemme per mano dei pagani. Egli ha effuso lo Spirito Santo ed è stato costituito Signore e Cristo, e nel suo nome viene chiesta la conversione e il battesimo, per il perdono dei peccati.

La festa nei secoli

La celebrazione della Pentecoste sarebbe antica quanto la Pasqua[6], anche se gli accenni alla Pentecoste che si riscontrano in At 20,16 e in 1Cor 16,8 si riferiscono alla festività ebraica.

La festa ebraica delle settimane non sembra aver avuto un influsso importante sullo sviluppo della celebrazione cristiana della Pentecoste[5]. Tuttavia l'Ascensione di Gesù e l'invio dello Spirito non potevano essere ignorati, e all'inizio i due eventi furono di solito celebrati contemporaneamente, sulla base delle parole stesse di Gesù che invitavano a collegare insieme i due avvenimenti (cfr. Gv 16,7: Gesù annuncia la sua partenza e, nel contempo, ma condizionato da questa partenza, l'invio dello Spirito).

Nei primi tempi della Chiesa la Pentecoste era considerata nella prospettiva unitaria della Pasqua, di cui il cinquantesimo giorno costituiva appunto la chiusura[5]. Quando Melitone di Sardi[7] e Tertulliano[8] si riferiscono alla Pentecoste intendono sempre la Cinquantina Pasquale celebrata come un unico giorno di festa.

L'unità originaria venne rotta da quanto, nel VII secolo, si iniziò a celebrare la Pentecoste come anniversario della discesa dello Spirito Santo: essa divenne perciò una festa a sé, con ottava, sganciata quindi dal suo rapporto unitario e vitale con il mistero pasquale[3].

La riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II ha soppresso l'ottava e ha ridato alla celebrazione della Pentecoste il suo significato originario.

Le origini in Oriente

Pentecoste di Jean II Restout 1732

In Oriente una celebrazione della Pentecoste è già attestata in Egeria (IV-V secolo), che parla di "quinquagesimarum dies". Egeria descrive la liturgia di Pentecoste a Gerusalemme, dove alla discesa dello Spirito Santo si associava il ricordo dell'Ascensione: la funzione cominciava al primo canto del gallo e si protraeva fino alla mezzanotte seguente[9].

Testimoniano la celebrazione della Pentecoste in Oriente anche le Constitutiones Apostolorum[10] e San Giovanni Crisostomo, che la chiama μητρόπολις τῶν ἑορτῶν (metrópolis ton eorton, "metropoli delle feste")[11].

Le origini in Occidente

Tra le prime testimonianze della Pentecoste cristiana si deve annoverare quella di Tertulliano († 220), che fa della Pentecostes, ossia dei quinquaginta dies, un tempo battesimale come la Pasqua[12], durante il quale si prega in piedi in segno di gioia[13]. Anche Origene († 254) parla dei "τῆς πεντηχοστῆς ἡμέραις", tes pentecostés emérais, "giorni della cinquantina", con un accenno alla discesa dello Spirito Santo[14].

Il carattere di letizia di questi cinquanta giorni divenne così tradizionale nella Chiesa che, salvo eccezioni, vi si interrompevano digiuni e penitenze, come attestano Sant'Ambrogio († 397)[15], Egeria († V secolo)[16] e Agostino († 430)[17], Cassiano († 435)[18] e i Canones Hippolyti[19].

Ad eccezione della Spagna, dove il Concilio di Elvira (inizi del IV secolo) dovette prescrivere la celebrazione della Pentecoste[20], dal IV secolo in poi la Pentecoste ebbe un carattere di particolare solennità.

In Occidente forniscono altre testimonianze significative sulla Pentecoste Sant'Ambrogio[21], Sant'Agostino[22], San Massimo di Torino[23]. San Leone Magno ricorda che la Pentecoste "in praecipuis festis esse venerandam" ("è da annoverare tra le feste maggiori")[24].

La Vigilia e i Battesimi

Il cinquantesimo giorno cominciò ad assumere una propria autonomia liturgica all'inizio del IV secolo, quando, durante la Veglia di Pentecoste, celebrata con la stessa solennità della Veglia Pasquale, a Roma, si conferivano anche i Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana: Battesimo, Cresima, Eucaristia.

Già in precedenza Tertulliano († 220) parlava dei giorni di Pentecoste come di un tempo battesimale, e papa Siricio, alla fine del IV secolo, richiamava a Imerio di Tarragona l'uso invalso "apud nos et apud omnes ecclesias" ("presso di noi e presso tutte le Chiese") di conferire solo a Pentecoste il Battesimo a quei catecumeni che per motivi vari non l'avevano potuto ricevere durante la Veglia Pasquale[25]. San Leone Magno († 461) allude chiaramente a coloro che sono stati battezzati nella notte di questa festività in un suo sermone sulla Pentecoste[26].

La scelta di questa sacrata solemnitas ("sacra solennità") per l'amministrazione del Battesimo era dovuta al fatto che, secondo l'espressione di San Leone Magno[27], la Pentecoste "de paschalis festi pendet articulo" ("dipende dall'articolazione della festa pasquale"). Anche i Concili dell'evo carolino insistono molto sui due giorni battesimali di Pasqua e Pentecoste, salvo i casi d'urgenza[28].

La Veglia era organizzata sulla falsariga di quella di Pasqua, ma i riti erano notevolmente ridotti:

A Roma la Veglia si celebrava al Laterano.

Il rito della Veglia notturna passò poi al pomeriggio, per finire quindi al mattino del sabato[33], momento in cui ancora si celebrava prima del Concilio Vaticano II.

La celebrazione della festa

Joseph Vladimirov, Discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli, Icona russa, 1666

A Roma la stazione liturgica del giorno si celebrava in San Pietro, come già attesta il Sacramentario Gregoriano[33].

È caratteristica di tale celebrazione la sequenza Veni Sancte Spiritus, che fu introdotta in modo definitivo nel Messale Romano da San Pio V nel 1570. L'Ordo Romanus XIII[34] e molti messali manoscritti e a stampa, non esclusa l'editio princeps del Missale Romanum (Milano 1474)[35], che contiene anche il Veni Sancte Spiritus, hanno invece per Pentecoste la sequenza Sancti Spiritu adsit nobis gratia[36], composta dal monaco Noktero il balbuziente e rivestita di una splendida melodia gregoriana.

Fino a prima della riforma liturgica del Vaticano II il Prefazio era di provenienza dal Sacramentario Gregoriano, ma il primo periodo faceva già parte di un Prefazio della Messa vigiliare di Pentecoste nei Sacramentari leoniano e gelasiano antico.

Nella liturgia delle Ore, all'ora terza si recita il Veni Creator Spiritus, per ricordare più direttamente l'ora della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.

L'Ottava di Pentecoste

Le Costituzioni Apostoliche[37], testo orientale della fine del IV secolo, accennano alla settimana festiva dopo Pentecoste; l'uso passò anche in Occidente: lo attestano il can. 36 del Sinodo di Magonza (813), che ne urge l'osservanza[38] e l'elenco delle feste di precetto osservate a Bologna nel IX secolo:

(LA) (IT)
« Sabbato Pentecoste venerabiliter celebretur sicut diem sanctum resurrectionis, II.III.IIII.V.VI et sabbatum post Pentecostem a mane usque ad Missa. » « La domenica di Pentecoste sia lodevolmente celebrata come il giorno santo della risurrezione, il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì e il sabato dopo Pentecoste dal mattino fino alla Messa»
(Testo riportato da Germain Morin (a cura di), in Revue Bénédictine 19 (1902) 354 )

Con il tempo tale consuetudine decadde, tanto che il Sinodo di Costanza del 1094[39] dovette accontentarsi di ristabilirla solo in parte, prescrivendo che i giorni di festa a Pasqua e a Pentecoste fossero limitati ai primi tre giorni della settimana; ma anche questa parziale restaurazione non fu a lungo osservata.

Il digiuno nell'Ottava

L'Ottava, da concludersi con l'ora nona del sabato, a Roma non era conosciuta al tempo di San Leone Magno, il quale parla soltanto dei digiuni delle Tempora d'estate. Anche se il Sacramentario gelasiano antico nomina le orationes ad vesperos infra octavas Pentecosten ("orazioni per i vespri dei giorni fra l'ottava di Pentecoste"), l'organizzazione liturgica della settimana di Pentecoste, con l'inclusione dei tre giorni di digiuno delle Tempora d'estate si deve a San Gregorio Magno[40].

I primi accenni al digiuno nelle orazioni si trovano nel cosiddetto Sacramentario leoniano[41] e nel gelasiano antico[42]. Le orazioni del gregoriano non accennano invece al digiuno; esso viene ordinato dal can. 10 del Concilio Bavarese del 740-750[43].

Nel corso del VII secolo, per togliere il digiuno dall'Ottava di Pentecoste, si pensò di trasferirlo, a Roma e in varie altre Chiese, nella settimana della III o della IV domenica dopo Pentecoste; ma papa Gregorio VII († 1085) ripristinò l'aestivale ieiunium, il "digiuno estivo", all'ottava di Pentecoste[44].

Nomi e usanze medioevali

Nei documenti medioevali ci si riferisce alla Pentecoste con vari nomi ed espressioni[45]:

  • Pascha de madio, "Pasqua di maggio";
  • Pascha militum, Pasqua dei soldati";
  • Pascha Pentecostes;
  • Pentecostes collectorum, "Pentecoste del raccolto".

Si parlava anche di Pentecostes media, riferendosi al mercoledì di Pentecoste, mentre Pentecostes prima e Pentecostes ultima erano il 10 maggio e il 13 giugno, termini estremi in cui può cadere la festa.

Nel basso medioevo era diffusissimo l'uso di rappresentare simbolicamente la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli[45]. Da qui il nome di Pascha rosatum, "Pasqua delle rose" o "della rugiada", in base alla scena più comune, che consisteva nel far scendere dall'alto della chiesa una pioggia di rose rosse o di batuffoli di stoppa accesi, in ricordo delle lingue di fuoco scese sugli Apostoli nel Cenacolo.

A Roma questa pioggia simbolica si effettuava la domenica precedente alla Pentecoste, che era detta dominica de rosa, nella chiesa stazionale di Sancta Maria ad Martyres, mentre il Papa dall'ambone parlava al popolo della prossima solennità di Pentecoste. In quell'istante dall'alto dell'occhio della rotonda si buttavano rosae in figura eiusdem Spiritus Sancti ("rose come immagine dello stesso Spirito Santo)[46].

A Bayeux, invece, al canto della sequenza Sancti Spiritus adsit nobis gratia si facevano cadere dall'alto della volta della Cattedrale fiori di sette profumi diversi, in ricordo dei sette doni dello Spirito Santo.

Altrove al canto dell'Epistola si imitava il rumore del vento impetuoso (cfr. At 2,2) dando fiato alle trombe. Mentre si cantava il Veni creator si accendevano le candele, si suonavano le campane e sette sacerdoti rivestiti di pianeta con incensieri accesi e profumati stavano col Vescovo ai piedi dell'altare.

In altre chiese si lanciavano durante la celebrazione della Messa colombe o altri uccelli. Tale usanza è ancora viva nella Basilica di San Pietro ad Orvieto; dalla metà del XIX secolo la cerimonia si fa però sul sagrato: la colombina percorre il tratto aereo segnato dalla fune "fra lo sparo di mille scoppi".

Altrove, ancora, si faceva scendere sull'altare una colomba di legno con al becco un'ostia.

La celebrazione odierna

Date della Pentecoste, 2012-2022
Anno Cattolicesimo Ortodossia
2012 27 maggio 3 giugno
2013 19 maggio 23 giugno
2014 8 giugno
2015 24 maggio 31 maggio
2016 15 maggio 19 giugno
2017 4 giugno
2018 20 maggio 27 maggio
2019 9 giugno 16 giugno
2020 31 maggio 7 giugno
2021 23 maggio 20 giugno
2022 5 giugno 12 giugno

Il Messale del Vaticano II ha conservato per la Pentecoste una celebrazione degna della festività, ma senza enfatizzazioni oltre misura: ciò per meglio sottolineare che tale celebrazione non costituisce che la chiusura della Cinquantina pasquale. In questo ci si rifà alla più antica tradizione[47].

L'Ottava di Pentecoste, presente nel vecchio Messale, è stata soppressa: ciò era necessario per porre in rilievo la Cinquantina pasquale come un unico giorno di festa. Il mistero pasquale viene in tal modo celebrato come un tutt'uno (morte, risurrezione, ascensione, invio dello Spirito Santo), ma non si chiude definitivamente, aperto com'è alle prospettive della parusia[48].

La Messa del sabato mattina

Il Messale prevede una Messa per il sabato mattina, vigilia della festa. In essa l'antifona d'ingresso presenta i discepoli concordi nella preghiera con Maria, le pie donne e i fratelli di Gesù (At 1,14). I testi eucologici ripropongono invece brani già utilizzati altrove.

La Messa della "Vigilia"

La Vigilia vera e propria è stata soppressa, ma il Messale prevede una Messa di Vigilia, a celebrarsi la sera del sabato, prima o dopo i Primi Vespri della domenica di Pentecoste. In essa si presentano quattro letture a scelta dell'Antico Testamento, letture la cui pertinenza al mistero della Pentecoste è evidente[49]:

Per la Colletta vengono proposte due orazioni a scelta:

L'orazione sulle offerte è una composizione basata sul Sacramentario di Angoulême[52] e su quello di Verona[53].

L'orazione dopo la Comunione proviene dal Messale di Bobbio[54].

La Messa del giorno

La colletta della Messa del giorno

O Padre, che nel mistero della Pentecoste
santifichi la tua Chiesa
in ogni popolo e nazione,
diffondi sino ai confini della terra
i doni dello Spirito Santo,
e continua oggi, nella comunità dei credenti,
i prodigi che hai operato
agli inizi della predicazione del Vangelo.

La Messa del giorno è introdotta da due canti d'ingresso, a scelta: Sap 1,7 oppure Rm 5,5; 10,11.

Il Messale del 1952 aveva conservato l'orazione Deus qui hodierna die corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti.. ("O Dio, che oggi hai istruito i cuori dei fedeli con la luce dello Spirito Santo"); il nuovo Messale ne ha scelto un'altra, mutuata dal Sacramentario Gelasiano[55]: essa sottolinea il dono dello Spirito alla Chiesa che si diffonde in ogni popolo e nazione, e chiede che i prodigi operati agli inizi della predicazione del Vangelo continuino oggi nella comunità dei credenti.

L'orazione sulle offerte abbandona il testo del Messale del 1952, che veniva utilizzato abbastanza spesso anche per altre circostanze, e riprende, in sua vece, un'orazione del Messale di Bobbio[56], più ricca e maggiormente in sintonia con la festa: in essa si invoca l'invio dello Spirito promesso dal Figlio, e si chiede che egli riveli pienamente ai nostri cuori il mistero del sacrificio di Cristo e ci apra alla conoscenza di tutta la verità.

L'antifona alla Comunione riprende At 2,4.11, mentre antecedentemente ricalcava At 2,2.4.

L'orazione dopo la Comunione è stata composta utilizzando due brani precedenti: uno del Liber Mozarabicus[57] e l'altro del Sacramentario di Verona[58].

Il corpo del Prefazio di Pentecoste

Oggi hai portato a compimento il mistero pasquale
e su coloro che hai reso figli di adozione
in Cristo tuo Figlio hai effuso lo Spirito Santo,
che agli albori della Chiesa nascente
ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli,
e ha riunito i linguaggi della famiglia umana
nella professione dell'unica fede.

Il Prefazio è una composizione attuale in cui sono confluiti una parte del prefazio gelasiano per la seconda Messa ad libitum della vigilia[59] e una parte del prefazio gelasiano per il giorno di Pentecoste[60]. Il prefazio precedente menzionava l'Ascensione e la promessa dell'invio dello Spirito realizzatasi nel giorno di Pentecoste. Il nuovo prefazio è più teologico e ricorda gli avvenimenti essenziali della salvezza: oggi - vi si dice - è stato portato a compimento il mistero pasquale e lo Spirito è stato effuso sui figli d'adozione; lo Spirito, agli albori della Chiesa nascente, ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli e ha riunito i diversi linguaggi della famiglia umana nella professione di una unica e identica fede.

La prima è identica per i tre cicli A, B e C, e presenta il dono dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste: At 2,1-11.

Per la seconda lettura, si legge:

Anche il testo evangelico è diverso nei tre cicli:

Nel Rito Ambrosiano

La Messa del sabato mattina

Il Messale prevede una Messa del giorno per il sabato della VII settimana di Pasqua, vigilia della solennità. I giorni feriali di quest'ultima settimana, a differenza degli altri, sono a letture uniche e a struttura ternaria. Per questo vigilia, è proposta una struttura binaria Epistola e Vangelo.

Per questo giorno, dove è possibile, si conserva il criterio di un'unica celebrazione eucaristica nell'arco dell'intera giornata corrispondente alla liturgia vesperale vigiliare. Per le Messe che, per necessità pastorale, venissero celebrate al mattino, qualsiasi anno intercorra, [[Anno A|A], B o C la liturgia propone sempre letture incentrate sullo Spirito Santo:

Questo giorno cede alle tre Feste al quale potrebbero coincidere in base alla data di Pasqua, ovvero:

ognuna con letture proprie.

Messa vigiliare vespertina

Come per tutte le grandi solennità, anche a Pentecoste si celebra la messa vigiliare vespertina in forma solenne.

Il Lezionario pone la struttura della liturgia vigiliare sostanzialmente modellata sull'archetipo pasquale, adattato a una celebrazione non notturna, ma vesperale: riti lucernali, catechesi veterotestamentaria di quattro letture, ciascuna seguita da salmello[61] e orazione. All'ultima orazione segue la messa di vigilia con l'Epistola, il Salmo, il Canto al Vangelo e il Vangelo. In questa messa non è letto il Vangelo della Resurrezione.

Qualora, per gravi ragioni, risulti impossibile celebrare la Vigilia nella sua forma di solenne Liturgia vigiliare vespertina e ci si limiti alla sola celebrazione della Messa, quale Lettura veterotestamentaria si sceglie una tra le quattro letture vigiliare con il relativo Salmello. In luogo di quest'ultimo è altresì possibile utilizzare il Salmo previsto per la Messa nel giorno.

Liturgia vigiliare vespertina
  • Prima lettura: 11,1-9 - La torre di Babele e la dispersione dei popoli.
  • Salmello: Sal 68[67],2.27 - Benedite Dio nelle vostre assemblee, benedite il Signore, voi della stirpe di Israele.
  • Seconda lettura: Es 19,3-8.16-19 - La teofania sul Sinai e il popolo di Dio.
  • Salmello: Sal 72[71],18-19 - Benedetto il Signore Dio d'Israele, egli solo compie prodigi; e benedetto il suo nome glorioso per sempre.
  • Terza lettura - Ez 37,1-14 - Lo Spirito vivificante rianima le ossa inaridite.
  • Salmello: Sal 103[102],30; 102[101],1 - Mandi il tuo Spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.
  • Quarta lettura: Gl 3,1-5 - L'effusione dello Spirito sopra ogni uomo.
  • Salmello: Sal 88[87],12.2 - Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene.
Messa della vigilia
  • Lettura: a scelta una delle quattro della celebrazione vigiliare.
  • Salmello: quello seguente la Lettura scelta. Oppure Salmo: della Messa nel giorno.
  • Epistola: 1Cor 2,9-15a - Noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato.
  • Canto al Vangelo: cfr. Lc 12,12 - Lo Spirito Santo vi insegnerà ciò che bisogna dire.
  • Vangelo: Gv 16,5-14 - Quando sarò andato, vi manderò il Paràclito; egli vi guiderà a tutta la verità.

Messa nel giorno

All'inizio dell'assemblea liturgica
della Messa nel giorno

Per l'azione del tuo Spirito,
che sostiene e fa crescere il corpo della Chiesa,
serba, o Dio, in chi, rinato nel battesimo, è diventato tuo figlio,
la grazia della santità che gli è stata donata;
rinnova il nostro cuore e la nostra vita
e fa che ti serviamo generosamente nell'unità della fede.

Il corpo del Prefazio di Pentecoste
alla Messa nel giorno di Rito Ambrosiano

A coloro che nella comunione di vita col Signore risorto
hai prescelto a diventare tuoi figli,
tu concedi, o Padre,
con l'effusione dello Spirito Santo
i tuoi doni di grazia,
portando a compimento il mistero pasquale
e anticipando al popolo dei credenti
le primizie dell'eredità eterna,
che sono chiamati a condividere con Cristo redentore.
Così diviene tanto più certa la loro fiducia
di incontrarsi con lui nella gloria,
quanto più chiara è per essi
la coscienza del loro riscatto,
e l'esperienza dello Spirito
è più inebriante e più viva.

La Messa nel giorno è introdotta dal canto all'ingresso preso dagli Atti degli Apostoli At 2,2.4.11. La liturgia della parola a struttura ternaria prevede un unico anno:

  • Lettura: At 2,1-11 - La Pentecoste. Spirito è rendere la Pasqua di Gesù prossima e incisiva nella vita di tutti i popoli, nelle diverse culture, in ogni persona.
  • Salmo: Sal 104[103],1ab.24a.24c.29b-31.34 - Rit.: Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra. Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
  • Epistola: 1Cor 12,1-11 - Nessuno può dire «Gesù è il Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
  • Canto al Vangelo: Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
  • Vangelo: Gv 14,15-20 - Lo Spirito della verità sarà in voi. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Messa per i battezzati

Con la solennità di Pentecoste termina il Tempo di Pasqua quindi al battistero viene collocato il cero pasquale del Battesimo e lì sarà conservato con onore. Ogni sabato sera, nella celebrazione vigiliare vespertina, sarà ricollocato nel luogo solitamente occupato durante il Tempo pasquale e verrà acceso per sottolineare il valore della Domenica quale Pasqua settimanale. Alla fiamma del cero si accendono, nella celebrazione dei Battesimi, le candele dei neobattezzati. Lo stesso cero trova posto accanto alla bara nelle celebrazioni esequiali. In virtù del tempo di Quaresima come preparazione alla Pasqua e al battesimo, all'Ottava di pasqua in albis in cui è celebrata la messa per i battezzati, anche quest'ultimo giorno pasquale ricorda il sacramento con messa propria.

oppure: Ef 4,1-6 - Un solo Spirito, un solo Signore, un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo.

  • Canto al Vangelo: cfr. Sal Sal 100[99],4a-4b.2c.3a - Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode. Presentatevi a lui con esultanza; riconoscete che solo il Signore è Dio.
  • Vangelo: Gv 3,1-13 - Nati da acqua e Spirito.
Note
  1. Comprendendo nel calcolo anche la stessa domenica di Pasqua.
  2. Colletta della Messa della Vigilia di Pentecoste.
  3. 3,0 3,1 Augusto Bergamini (1984) 1538.
  4. Così la definisce il Pentateuco: cfr. Es 34; Lev 23,15.
  5. 5,0 5,1 5,2 Adrien Nocent (1988) 139.
  6. Amato Pietro Frutaz (1952) 1156.
  7. Othman Perler (a cura di), Sur la Pâque, Parigi 1966.
  8. De ieiunio, 14, 2: CCL 2, 1273.
  9. Itinerarium Egeriae, 43: Hélène Pétré (a cura di), Parigi 1948, p. 246-252.
  10. V, 20, 14: VIII, 33, 5; Franz Xaver von Funk (a cura di), Paderborn 1905, p. 299, 538.
  11. Sermo de sancta Pentecoste, II, 1: PG 50, 463. Cfr. anche In Annam, Sermo, IV, 2: PG 43, 662.
  12. De baptismo, 19; De idololatria, 14.
  13. De ieiuniis, 14; De Corona, 3; De oratione, 23.
  14. Contra Celsum, VIII, 22: PG 11, 1549-1552.
  15. "Maiores tradidere nobis pentecostes omnes quinquaginta dies ut pasquae celebrandos", "I nostri padri ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta i giorni della Pentecoste tutti come appartenenti alla Pasqua" (Expositio in Lucam, VIII, 25: PL 15, 1863. Traduzione italiana in Riccardo Minuti (a cura di), Commento al Vangelo di San Luca, Città Nuova, II vol., 1966, p. 156).
  16. Itinerarium Egeriae, 41: Hélène Pétré (a cura di), Parigi 1948, p. 244.
  17. "Ieiunia relaxantur, et stantes oramus, quod est signum resurrectionis", "Vengono attenuati i digiuni, e preghiamo in piedi, il che è segno della risurrezione" (Epistola ad Ianuarium, 15: PL 33, 218).
  18. Collatio XXI, 11, 19-20: PL 49, 1185, 1193 e segg.
  19. N. 195-198: Louis Duchesne (a cura di), Origine du culte chrétien, 5ª ed., Parigi 1909, p. 544-545.
  20. Can. 43: Karl J. von Hefele, Conciliengeschichte, Freiburg, 4 voll., 1873-1879; tradotto in francese da Henri Leclerq, Histoire des Conciles d'apres les documents originaux, Parigi, 1907-1911, I, 1, p. 245 segg.
  21. "Suscipimus advenientem in nos gratiam Spiritus Sancti die Pentecostes: vacant ieiunia, laus decitur Deo, alleluia cantatur" ("Ricevemmo la grazia dello Spirito Santo che venne a noi il giorno di Pentecoste: cessano i digiuni, viene data lode a Dio, si canta l'Alleluia"): PL 14, 907.
  22. Sermo 269, 1: PL 38, 1234.
  23. Sermo 63: PL 57, 377.
  24. Sermo 75: PL 54, 400; cfr. anche i Sermones 76-79.
  25. Epistula I, 2: PL 13, 1134. Cfr. Amato Pietro Frutaz (1952) 1157.
  26. Sermo 76, 1: CCL 138A, 472.
  27. Epistola XVI ai Vescovi siciliani: PL 54, 699-701; cfr. anche Epistola CLXVIII: ibid., col. 1210.
  28. Cfr. le prescrizioni emanate nel 796 dai Vescovi radunati ad ripas Danubiii; anche il § 4 dell'istruzione pastorale dell'arcivescovo Arnone nel 798; il can. 4 del Concilio di Magonza dell'813 (Werminghoff (a cura di), in Monumenta Germaniae Historica, Concilia Aevi Karolini, II, 1, 1906, p. 173-175, 198, 261) e il can. 33 del Concilio di Parigi dell'829 (ibid., II, 11, 1908, p. 634).
  29. Leo Cunibert Mohlberg (a cura di), Roma 1960, n. 618-623.
  30. Jean Deshusses (a cura di), Le Sacramentaire Grégorien. Ses principales formes d'après les plus anciens manuscrits, I, Friburgo 1971, n. 507-519.
  31. N. 62: PL 78, 1049; Louis Duchesne] (a cura di), Le liber censuum, II, Parigi 1905, p. 157.
  32. La Veglia di Pentecoste non assimilò invece la benedizione del fuoco e del cero: solo alcune Chiese franche conservarono questi riti nella Veglia di Pentecoste, e la litania venne utilizzata come inizio della celebrazione eucaristica.
  33. 33,0 33,1 Amato Pietro Frutaz (1952) 1157.
  34. N. 26: PL 78, 1120.
  35. Robert Lippe (a cura di), Londra 1899.
  36. Cfr. Ulysse Chevalier, Repertorium Hymnologicum, II, Lovanio 1897, n. 18557.
  37. V, 20, 24.
  38. Werminghoff (a cura di), in Monumenta Germaniae Historica, Concilia Aevi Karolini, II, 1, 1906, p. 270.
  39. Giovanni Domenico Mansi, Sacrorum Conciliorum Nova Amplissima Collectio, 31 volumi, Firenze e Venezia, 1758-98, XX, 795-796.
  40. Cfr. Egberto di York, De institutione catholica, interr. XVI, 2: PL 89, 441; cfr. Antoine Chavasse, Les plus anciens types du lectionnaire et de l'antiphonaire romains de la Messe, in Revue Bénédictine 62 (1952) 3-94, in particolare p. 75-81.
  41. Charles Lett Feltoe (a cura di), Cambridge 1896, p. 25-26.
  42. Henry Austin Wilson (a cura di), Oxford 1894, p. 120.
  43. Werminghoff (a cura di), in Monumenta Germaniae Historica, Concilia Aevi Karolini, II, 1, p. 53
  44. Cfr. Micrologus, 25: PL 151, 997.
  45. 45,0 45,1 Amato Pietro Frutaz (1952) 1159.
  46. Ordo Romanus XI di Benedetto canonico (XII secolo), n. 61: PL 78, 1049; Louis Duchesne] (a cura di), Le liber censuum, II, Parigi 1905, p. 157.
  47. Adrien Nocent (1988) 143.
  48. Adrien Nocent (1988) 145.
  49. In certi paesi, come l'Italia, è consentito leggerle tutte e quattro, ed è prevista anche un'orazione propria dopo ognuna di esse.
  50. Leo Cunibert Mohlberg (a cura di), Roma 1960, n. 637.
  51. Jean Deshusses (a cura di), Le Sacramentaire Grégorien. Ses principales formes d'après les plus anciens manuscrits, I, Friburgo 1971, n. 1640.
  52. Paul Cagin (a cura di), Le Sacramentaire d'Angoulême, n. 1640.
  53. Leo Cunibert Mohlberg (a cura di), Sacramentarium Veronense, Roma 1956, n. 1262.
  54. Elias Avery Lowe, The Bobbio Missal, Londra 1920, n. 775.
  55. Leo Cunibert Mohlberg (a cura di), Roma 1960, n. 638.
  56. Elias Avery Lowe, The Bobbio Missal, Londra 1920, n. 772.
  57. Marius Ferotín, Le Liber Mozarabicus Sacramentorum et les manuscrits mozarabes, Parigi 1912, n. 793.
  58. Leo Cunibert Mohlberg (a cura di), Sacramentarium Veronense, Roma 1956, n. 491.
  59. Leo Cunibert Mohlberg (a cura di), Roma 1960, n. 634.
  60. Ibid., n. 641.
  61. Il salmello è un salmo in forma cantata.
Bibliografia
Voci correlate

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