Mercoledì delle Ceneri

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Croce di cenere tracciata sulla fronte di una fedele.

Il Mercoledì delle Ceneri (o Giorno delle Ceneri o, più semplicemente, Le Ceneri), è il primo giorno della Quaresima.

La Chiesa chiede ai suoi fedeli di osservare in tale giorno il digiuno e l'astinenza dalle carni[1].

La specificiazione "delle ceneri" è legata al rito liturgico che caratterizza la Messa di tale giorno: il celebrante pone una piccola quantità di cenere benedetta sulla fronte o sulla testa dei fedeli.

Mercoledì delle Ceneri, acquerello di Julian Fałat, 1881.

Secondo la consuetudine, le ceneri da usare per il rito vengono ricavate dalla bruciatura dei rami d'ulivo che erano stati benedetti nella Domenica delle Palme dell'anno precedente.

Il significato del gesto è quello di ricordare la caducità della vita terrena e di introdurre all'impegno di conversione della Quaresima. La formula che accompagna l'imposizione delle ceneri ha due modalità:

« Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai »

e

« Convertitevi e credete al Vangelo »
.

Indice

Il rito ambrosiano

Nel rito ambrosiano, in cui la Quaresima è posticipata di quattro giorni e inizia la domenica immediatamente successiva (e in cui pertanto il carnevale termina con il "sabato grasso"), l'imposizione delle ceneri avviene o in quella stessa prima domenica di Quaresima oppure, preferibilmente, il lunedì seguente. Il giorno di digiuno e astinenza viene invece posticipato al primo venerdì di Quaresima.

Mentre la tradizione popolare meneghina fa risalire il proprio carnevale prolungato, o "carnevalone", a un "ritardo" annunciato dal vescovo di Milano sant'Ambrogio, impegnato in un pellegrinaggio, nel tornare in città per celebrare i riti quaresimali, in realtà tale differenziazione cronologica dipende da un consolidato e più antico computo dei quaranta giorni della Quaresima, conservato peraltro anche nel rito bizantino.

La liturgia papale

L'imposizione delle ceneri sul capo del pontefice, che tradizionalmente avveniva nella basilica di Sant'Anastasia al Palatino per mano del cardinale protovescovo, per almeno cinque secoli si è svolta in silenzio. Stando alla dissertazione scritta dal cardinal Niccolò Maria Antonelli nel 1727[2], il rito era piuttosto antico, anteriore a papa Gregorio I (VI secolo), e si svolgeva «dicendo sacra illa verba: Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris» perlomeno fino al pontificato di papa Celestino III (1191-1198), mentre l'assenza di qualsiasi formula rituale (nihil dicendo) è sicuramente attestata con papa Urbano VI (1378-1389) ma potrebbe essere anticipata con buone ragioni all'inizio del Trecento. Il passaggio quindi al rito silenzioso sarebbe avvenuto nel XIII secolo, mentre la pronuncia della formula ammonitrice è stata reintrodotta all'inizio del Settecento.

Da Sant'Anastasia si muoveva poi la processione che a piedi scalzi (almeno fino al XII secolo) saliva fino alla prima stazione quaresimale della basilica di Santa Sabina, sull'Aventino, dove i pontefici pronunciano tuttora la loro omelia del Mercoledì delle Ceneri.

Letteratura e arte

A motivo del suo significato religioso altamente simbolico, ma anche per una più prosaica comodità di datazione o incisività del richiamo, il Mercoledì delle Ceneri è stato fonte di ispirazione per vari artisti o utilizzato come titolo per le loro opere. Tra le più note si possono ricordare:

Le date dal 2000 al 2020

Il Mercoledì delle Ceneri ricorre quaranta giorni prima della Pasqua, escludendo però dal conteggio le domeniche (che non sono mai state considerate giorni di digiuno); ricorre quarantaquattro giorni prima del Venerdì Santo se si includono anche le domeniche (il rito ambrosiano, come quello bizantino, riporta a 40 i giorni totali della Quaresima facendola iniziare 4 giorni dopo). Essendo basata direttamente sul calcolo della Pasqua, la sua data cade quindi in un giorno diverso ogni anno, compreso in un periodo che va all'incirca dall'inizio di febbraio alla metà di marzo.

Note

  1. La parola carnevale, carne vale, cioè "è permessa la carne"), ha origine in riferimento a tale osservanza.
  2. Pubblicata come "Appendix I" al Vetus Missale Romanum monasticum Lateranense, cum praefatione, notibus & nonnullis opuscolis del gesuita Emanuele de Azevedo (Roma, Venanzio Monaldini, 1754, pp. 329-340). Consultabile su Google libri.

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