Basilica di Santa Cecilia in Trastevere (Roma)

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1leftarrow.png Voce principale: Chiese di Roma.
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Santa Cecilia in Trastevere.jpg
Roma, Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione bandiera Lazio


Regione ecclesiastica Lazio

Provincia Roma
Comune Stemma Roma
Località
Diocesi Roma
Vicariatus Urbis
Religione Cattolica
Indirizzo Piazza di Santa Cecilia, 22
00153 Roma (RM)
Telefono +39 06 5899289; +39 06 45492739
Fax +39 06 45492739
Posta elettronica monastero@benedettinesantacecilia.it
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà Monache Benedettini di Santa Cecilia
Oggetto tipo Chiesa
Oggetto qualificazione basilicale
Dedicazione Santa Cecilia
Vescovo
Sigla Ordine qualificante O.S.B.
Sigla Ordine reggente O.S.B.
Fondatore San Gregorio Magno
Data fondazione VI secolo
Architetti

Domenico Paradisi
Luigi Barattoni
Ferdinando Fuga (prospetto esterno)
Giovanni Battista Giovenale (cripta)

Stile architettonico
Inizio della costruzione VI secolo
Completamento 1823
Distruzione
Soppressione
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Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione {{{AnnoInaugur}}}
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Data di consacrazione
Consacrato da {{{ConsacratoDa}}}
Titolo Santa Cecilia (titolo cardinalizio)
Strutture preesistenti Domus romana, horrea e Coriaria Septimiana
Pianta basilicale
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore {{{Nome scopritore}}}
Datazione scavi {{{Datazione scavi}}}
Scavi condotti da {{{Scavi condotti da}}}
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima {{{LunghezzaMassima}}}
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
41°53′15″N 12°28′33″E / 41.887556, 12.475892 bandiera Italia
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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La Basilica di Santa Cecilia è una chiesa di Roma, situata nella piazza omonima, nel rione Trastevere.

Storia

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere (interno)

Origini e basilica primitiva

La chiesa sorge sulle fondamenta di una casa romana tuttora esistente, che secondo le fonti sarebbe appartenuta a Valeriano e a sua moglie Cecilia, che fu martirizzata nel 230 circa in un calidarium,[1] dove la donna rimase per tre giorni esposta ai vapori caldissimi e dove i suoi aguzzini, trascorso il terzo giorno, vedendo, che non era ancora soffocata, la decapitarono per ordine dell'imperatore. La Legenda Aurea, inoltre, narra che papa Urbano I (222 - 230), che era stato testimone del martirio:[2]

« Seppellì il corpo di Cecilia tra quelli dei vescovi e consacrò la sua casa trasformandola in una chiesa, così come gli aveva chiesto. »

Il Martirologio Geronimiano menziona la casa già trasformata in Titulus Caeciliae nel V secolo, finché san Gregorio Magno fece costruire la basilica primitiva nel VI secolo.

Dall'Alto Medioevo al Seicento

L'edificio, che agli inizi del IX secolo, doveva trovarsi in condizioni di estrema fatiscenza, fu ricostruito sul luogo della precedente e consacrato nell'821 da papa Pasquale I (817-824), che in tale occasione fece traslare qui le spoglie di santa Cecilia, san Valeriano, san Tiburzio e san Massimo. Secondo una tradizione, infatti, nell'820, santa Cecilia sarebbe apparsa a Pasquale I per rivelargli il luogo della sua sepoltura, nelle catacomba di San Callisto sull'Appia.

Il pontefice fece decorare la nuova basilica con uno splendido mosaico (che si conserva ancora) e con le raffigurazioni dei suoi predecessori, andate perdute. La chiesa, a pianta basilicale, era divisa in tre navate da dodici colonne corinzie per lato e terminava con un'abside sovrastante una cripta semicircolare (poi trasformata alla fine del XI secolo in un ambiente completamente chiuso).

Nel corso dei restauri avvenuti fra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo furono aggiunti il portico, il campanile e l'ala destra del monastero con il chiostro. Inoltre, alla fine del XIII secolo, fu affidata a Pietro Cavallini (1240 ca. – 1330 ca.) la decorazione pittorica della chiesa e ad Arnolfo di Cambio (1235 ca. – 1302 ca.), il nuovo ciborio.

Il complesso monastico dal XII secolo apparteneva ai monaci benedettini, ma qui come altrove l'ordine all'inizio del XIV secolo attraversò una grave crisi vocazionale ed economica, che portò alla chiusura del cenobio; nel 1344 venne affidato agli Umiliati che lo mantennero fino al 1419-1438.

Il monastero fu successivamente donato alle monache benedettine di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio, fondato da papa Clemente VII (1523 - 1534). Dopo l'arrivo delle religiose, introno al 1540, si ebbero altri restauri, durante i quali fu costruito il coro delle monache sulla controfacciata, che comportò l'occultamento dei dipinti murali ad affresco di Pietro Cavallini.

In vista del Giubileo del 1600, il cardinale Paolo Camillo Sfondrati (15601618), finanziò ulteriori lavori, durante i quali venne sistemata la confessione, rialzato il presbiterio, costruiti gli altari laterali, e, nel 1599, riesumate le spoglie di santa Cecilia per valutarne lo stato di conservazione: fu aperto il sepolcro di marmo e nell'ulteriore cassa di cipresso, che le racchiudeva, si ritrovò il corpo integro, vestito di bianco e con il segno delle ferite sul collo:

« Con la veste di seta intarsiata con fili d'oro, scalza, con un velo rivolto intorno alli capelli, giacendo con la faccia rivolta in terra, con li segni del sangue e di tre ferite sul collo. »

L'evento fu considerato miracoloso, tanto che anche lo stesso Clemente VIII (1592 - 1605) volle constatarlo personalmente. Il corpo, fu esposto per un mese alla venerazione dei fedeli "sopra un ricchissimo talamo, in una stanza munita di grosse inferriate e vigilata continuamente dalla Guardia Svizzera e per impedire la folla di carrozze furono sbarrate tutte le strade di Trastevere", e successivamente sepolto nella cripta all'interno di una preziosa cassa di 254 libbre d'argento. In questa occasione il cardinale Sfondrati commissionò a Stefano Maderno la celebre statua marmorea della Santa, collocata sotto l'altare maggiore, che riproduce l'esatta posizione in cui fu ritrovato il suo corpo.

Dal Settecento ad oggi

Un radicale e complessivo intervento di sistemazione fu realizzato nel 1724 per volontà del cardinale Francesco Acquaviva d'Aragona (16651725) da Domenico Paradisi e Luigi Barattoni (volta, coretto, apparato decorativo a stucco, nartece e facciata), mentre nel 1741-1742 il cardinale Troiano Acquaviva d'Aragona (16961747) affidò a Ferdinando Fuga (16991782) il monumentale prospetto esterno del complesso monastico.

Nel 1823, ebbe luogo un nuovo intervento di restauro, su incarico del cardinale Giorgio Doria Pamphilj Landi (17721837), che conferì all'edificio il suo aspetto attuale, durante il quale furono inglobate, per ragioni statiche, le colonne delle navate nei pilastri; alla fine del XIX secolo, per volontà del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro (1843 - 1913), vennero effettuati gli ultimi lavori nella chiesa con la ristrutturazione e l'ampliamento della cripta.

Nel 1935 il complesso fu diviso tra le monache benedettine e una comunità di Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, ma queste ultime si sono poi trasferite in un edificio conventuale nelle vicinanze.

La basilica è luogo sussidiario di culto della Parrocchia di San Crisogono; l'attuale rettore è il mons. Marco Frisina. Essa, inoltre, è sede del titolo cardinalizio di Santa Cecilia: l'odierno titolare è il cardinale Gualtiero Bassetti.

Descrizione

Esterno

Prospetto monumentale

L'ingresso monumentale edificato nel 1741-1742 da Ferdinando Fuga, costituito da quattro colonne sulle quali poggia una lunga trabeazione ed un timpano spezzato che reca lo stemma del cardinale Acquaviva, dà accesso a un ampio cortile, piantato a giardino, al centro del quale è un bacino rettangolare con un antico kantharos marmoreo.

Il giardino è chiuso sui due lati dal monastero delle monache benedettine a sinistra e da quello delle suore francescane a destra.

Facciata e nartece

La facciata della chiesa, rimaneggiata nel 1724, è preceduta da un nartece (portico) a quattro colonne ioniche con architrave, decorato da:

« FRANCISCUS TITU(lus) SANCTA CAECILIA CAR(dinalis) DE ACQUAVIVA »

Nelle pareti del portico sono murati frammenti di tombe e lapidi medievali, mentre sulla destra, è situato:

Campanile

Il campanile, edificato alla metà del XII secolo, è articolato in cinque ordini: i primi due sono a bifora a pilastro, gli ultimi tre a trifora con colonnine, capitelli a stampella ed archetti a doppia ghiera. La cella campanaria ospita una piccola campana del XIII secolo ed altre due donate nel 1344 dal cardinale Guy de Boulogne (13131373).

Interno

L'interno, a pianta basilicale, è divisa in tre navate da dodici pilastri in muratura, eseguiti nel 1823, che inglobano le antiche colonne della chiesa originaria.

Vestibolo

L'aula liturgica è preceduta da un vestibolo, dove si notano:

Inoltre, a destra, si apre una cappella del Crocifisso, eretta nel 1660, nella quale è collocato:

Navata centrale

Arnolfo di Cambio, Ciborio (1293), marmi policromi e mosaico

L'ampia navata centrale, absidata, è coperta con volta a botte ribassata e decorata con un dipinto murale raffigurante:

Cappella del Bagno

All'inizio della navata destra, si accede ad un corridoio dove si notano:

Dal corridoio si entra nella Cappella del Bagno, il calidarium, dove secondo la tradizione santa Cecilia rimase tre giorni esposta ai vapori caldissimi prima del martirio (visibili le condutture termali di epoca romana). L'ambiente, decorato da dipinti murali ad affresco attribuiti ad Andrea Lilli, presenta:

Navata destra

Lungo la navata destra, si aprono:

Presbiterio e abside

Maestranze romane, Gesù Cristo benedicente tra santi e papa Pasquale I e Agnello di Dio tra dodici pecore (820 ca.), mosaico

Nel abside si notano:

« Haec domus ampla micat variis fabricata metallis olim quae fuerat confracta sub tempore prisco condidit in melis Paschalis praesul opimus hanc aulam Domini firmans fundamine claro aurea gemmatis resonant haec dindima templi laetus amore Dei hic coniunxit corpora sancta Ceciliae et sociis rutilat hic flore juventus quae pridem in cryptis pausabant membra beata Roma resultat ovans semper ornata per aevum. »
Stefano Maderno, Statua di santa Cecilia (15991600), marmo bianco

Sul presbiterio sono collocati:

  • al centro, Ciborio (1293), in marmi policromi e mosaico, di Arnolfo di Cambio:[16] l'opera, vero e proprio capolavoro di architettura e scultura gotica, è costituita da quattro colonne di marmo nero con capitelli corinzi sovrastate da pulvini a dado con ornato musivo, su cui si impostano le arcate (nei pennacchi delle quali trovano posto Due profeti, quattro Evangelisti e le due Vergini sagge), ed agli angoli quattro nicchie nelle quali sono poste le Statue di santa Cecilia, san Valeriano, sant'Urbano e san Tiburzio a cavallo. In alto, quattro triangoli con rose traforate sostenute da coppie di angeli.
  • sotto l'altare, Statua di santa Cecilia (1599 - 1600), in marmo di Stefano Maderno:[17] l'opera ritrae il corpo della santa come fu ritrovato all'atto della ricognizione del 1599 nella cripta della Catacomba di San Callisto. La celebre scultura mette in risalto il taglio della spada sul collo e la posizione delle dita che indicano la Trinità, ovvero l'indice alzato della mano sinistra ed il pollice, l'indice ed il medio alzati della mano destra.[18]

Navata sinistra

Lungo la navata sinistra, si conservano:

Chiostro e coro delle Monache

Dalla navata sinistra, tramite una prima porta si accede al chiostro (XII secolo) che, scandito da pilastri e caratterizzato da archetti su colonnine, è stato alterato dall'inserimento di un muro, con arcate rette da capitelli e colonne antiche, costruito nel 1559 per sostenere il refettorio del monastero. Su una parete, entro lunetta, è colocato:

Una scala dà accesso al Coro delle Monache, addossato alla controfacciata della Basilica, sul quale è ubicato uno splendido capolavoro raffigurante:

Inoltre, nell'ambiente, sono collocati altri dipinti murali, appartenenti al medesimo ciclo, eseguiti nel 1291-1293 ad affresco da Pietro Cavallini, raffiguranti:

Ambienti sotterranei

Attraverso una seconda porta si scende al vasto complesso archeologico di epoca romana e alla cripta.

Complesso archeologico

Nel 1899, quando si decise di restaurare e ampliare la cripta, furono effettuati saggi di scavo nel pavimento della chiesa e del monastero, che portarono alla scoperta di importanti strutture antiche di epoca romana ad una profondità di circa 5 metri.

L'edificio più antico è quello situato sotto la navata centrale, verso est. Di questo restano un muro in opera quadrata di tufo, e alcune colonne e pilastri, anche esse di tufo. Le caratteristiche edilizie fanno pensare ad un edificio utilitario (horrea) di età repubblicana.

Resti di un'altra costruzione, una casa privata (domus), sono posti sotto il portico anteriore della chiesa; anche qui vi sono elementi di età repubblicana (un muro in opera reticolata, murature e colonne dell'atrium, un pavimento in signino con un triplice meandro, ottenuto con tessere di pietra bianca) che la datano al II secolo a.C.. Gli archeologi, inoltre, hanno individuato tracce di lavori successivi che portarono la domus, in tutto o in parte, ad essere convertita in condominio (insula). Ciò è facilmente comprensibile se si pensa che la regione di Trastevere, in epoca repubblicana era ancora agricola e ad urbanizzazione estensiva, si affollò successivamente, in epoca imperiale, con il crescere della popolazione. L'evoluzione edilizia delle costruzioni scoperte copre un periodo di alcuni secoli, giungendo fino all'età adrianea (prima metà del II secolo). L'insula utilizzò in parte murature preesistenti, ponendo il cortile al posto dell'atrium antico, e presenta tracce di una strada, di una scala d'accesso, di un'aula e di un piccolo impianto termale interno, presumibilmente privato, nonché di pavimentazioni.

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, cripta

All'età antoniana (metà del II secolo) si deve attribuire la trasformazione dell'edificio in tufo con l'inserzione in un ambiente di sette vasche emisferiche in mattoni, che possono essere interpretate come una manifattura per la concia delle pelli (identificata con i Coriaria Septimiana, ricordati in quest'area nei Cataloghi Regionari). In un ambiente limitrofo è situato una sorta di larario, una nicchia con un rilievo in tufo raffigurante Minerva davanti ad un altare. Ai lati della nicchia sono rivestiti da due lastre a rilievo di terracotta, provenienti dalla medesima matrice, con la rappresentazione di una scena dionisiaca.

Ulteriori indagini archeologiche, eseguite nel 1988, sotto la cappella delle Reliquie e l'attiguo convento francescano hanno individuato una vasca battesimale circolare in laterizio, risalente forse al V secolo e sopraelevata nel Medioevo, testimonianza molto rara a Roma, del battesimo ad immersione, collocata in un ambiente perfettamente conservato - ricavato da un locale del II secolo - con alle pareti resti notevoli della decorazione pittorica a velari.

Cripta

L'ultimo ambiente del complesso sotterraneo è la cripta, che tra il 1899 e il 1901 venne ampliata e ristrutturata in forme neobizantine, su progetto dell'architetto Giovanni Battista Giovenale (18491934), per volontà del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro.

Nella cripta, da una finestrella sopra l'altare (fenestella confessionis), si vedono i sarcofaghi che racchiudono i corpi di santa Cecilia, san Valeriano, san Tiburzio e san Massimo.

Note
  1. Il calidarium era un ambiente riscaldato delle terme romane destinato ai bagni caldi e alla sauna.
  2. Legenda Aurea, cap. CLXIX, Santa Cecilia
  3. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri" . URL consultato il 17.06.2019
  4. Ibidem . URL consultato il 15.06.2019
  5. Ibidem . URL consultato il 15.06.2019
  6. Ibidem . URL consultato il 15.06.2019
  7. Ibidem . URL consultato il 15.06.2019
  8. Ibidem . URL consultato il 15.06.2019
  9. Ibidem . URL consultato il 16.06.2019
  10. Ibidem . URL consultato il 16.06.2019
  11. Ibidem . URL consultato il 16.06.2019
  12. Ibidem . URL consultato il 16.06.2019
  13. Ibidem . URL consultato il 16.06.2019
  14. Ibidem . URL consultato il 17.06.2019
  15. La decorazione musiva si completava, nell'arco trionfale, con due file di sante procedenti verso la Madonna con Gesù Bambino al centro della composizione, mentre in basso i Seniori dell'Apocalisse offrivano corone. Questa parte del mosaico è andata perduta durante i lavori del XVIII secolo, ma un suo frammento è ancora visibile nel sottotetto.
  16. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri" . URL consultato il 16.06.2019
  17. Ibidem . URL consultato il 16.06.2019
  18. Una copia della scultura, realizzata nel 1920, fu collocata nella cripta della Catacomba di San Callisto, dove fu rinvenuto il corpo.
  19. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri" . URL consultato il 17.06.2019
  20. Ibidem . URL consultato il 17.06.2019
  21. Ibidem . URL consultato il 18.06.2019
  22. Ibidem . URL consultato il 17.06.2019
  23. Ibidem . URL consultato il 17.06.2019
  24. Ibidem . URL consultato il 17.06.2019
  25. Ibidem . URL consultato il 17.06.2019
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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