Maria Consolata Betrone

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Serva di Dio Maria Consolata Betrone, O.S.C.Cap.
Religiosa
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Serva di Dio
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Età alla morte 43 anni
Nascita Cuneo
6 aprile 1903
Morte Torino
18 luglio 1946
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Vestizione 1930
Professione religiosa 8 aprile 1934
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Collegamenti esterni

Serva di Dio Maria Consolata Betrone, al secolo Pierina (Cuneo, 6 aprile 1903; † Torino, 18 luglio 1946) è stata una religiosa italiana, monaca clarissa cappuccina nel Monastero Sacro Cuore di Moriondo Moncalieri (Torino).

Biografia

Figlia di Pietro Betrone e di Giuseppina Nirino, proprietari di una panetteria a Saluzzo e poi gestori di una trattoria ad Airasca (To), Pierina è secondogenita di sei figlie nate dal secondo matrimonio del padre. All'età di 13 anni avverte la vocazione del Signore, mentre era in paese per delle commissioni, annoterà tale emozione spirituale dell'incontro con il Signore, nei suoi appunti autobiografici con la semplicità e la freschezza di quel momento che resterà per sempre nel suo cuore.

Vocazione

Nella Solennità dell'Immacolata, l'8 dicembre 1916 Pierina si consacra alla Vergine e durante la Santa Comunione avverte chiaramente la chiamata del Signore: "Vuoi essere tutta mia?". Piangente e profondamente toccata dalla grazia, con la giovane consapevolezza del tipo di domanda, accoglie la chiamata di Gesù.

Il 26 febbraio 1917 la famiglia Betrone si trasferisce a Torino: Pierina ha 14 anni e tra prove familiari e spirituali, scrupoli e tentazioni, insidie e intime sofferenze dovrà attendere i 21 anni per poter realizzare la propria vocazione.

Consacrazione e carisma

Il 17 aprile 1929 decise di entrare nel Monastero delle Clarisse Cappuccine a Torino, su consiglio del confessore don Accomaso, dopo tre tentativi falliti di consacrarsi in istituti di vita attiva, tanto che Pierina osservò: "Nulla mi attira fra le Cappuccine".

Il suo carisma: la povertà, la vita comune e la letizia. La sua Vestizione religiosa avvenne il 28 febbraio 1930 con il nome di suor Maria Consolata: essere consolatrice del Cuore di Gesù e di tutti coloro che non sono in grado di percepire o di accogliere l'amore del Signore.

La Beata Vergine Maria è venerata a Torino sotto il titolo di Consolata, cioè consolatrice degli afflitti, sarà missionaria, ma all'infinito. Nel giorno della Vestizione è il Signore a suggerirle il modo: "Non ti chiedo che questo: un atto d'amore continuo" e per altri 16 anni di vita claustrale cappuccina questo sarà il fondamento sul quale si concentrerà e unificherà tutta la sua persona, plasmandovisi in ogni istante della sua esistenza fino al consummatum est.

L'8 aprile 1934, domenica in Albis, emette i voti perpetui. In monastero compie servizi di cuoca, portinaia, ciabattina, infermiera e segretaria, quando venne trasferita il 22 luglio 1939 nella nuova fondazione di Moriondo Moncalieri (To).

La sua vita comune trascorrerà in penitenza e nell'adempimento dei compiti assegnatele, ma la straordinarietà della sua vita è nell'intimità del suo spirito. Contemplativa autentica, tra Dio e lei sta il mondo intero e ciascuna creatura bisognosa di misericordia. Per grazia diverrà, più con l'amore che con la sensibilità del dono mistico, la confidente di quel Cuore divino che è pure perfettamente umano, come il Signore stesso le insegna:

« Non fatemi Dio di rigore mentre Io non sono che Dio d'amore! »

Tramite Consolata, Dio pare voler nuovamente educare il cuore dell'uomo all'unione con Lui: tra creatura e Creatore non più subordinazione servile, bensì intimità.

Fu merito del Padre Lorenzo Sales (1889-1972), suo confessore e direttore spirituale dall'11 settembre 1935, l'aver aiutato con sapienza e discernimento l'Opera di Dio scritta più nella vita di suor Consolata che negli appunti del suo diario. In tale Opera di misericordia ella per prima sarà infatti sottoposta a ogni prova che richieda nella creatura la pura fiducia in Colui che tutto può.

Martirio

Il 9 novembre 1934 Suor Maria Consolata scrisse:

« Gesù mi svelò le intime sofferenze del suo Cuore provocate dall'infedeltà di anime a Lui consacrate »

Entriamo così nel fremito più profondo del suo mondo interiore, quello che la condurrà con generosità alla "vetta del dolore" e a una sconfinata maternità di anime da generare alla salvezza. Gesù e Consolata: insieme nell'amore, insieme nel dolore, insieme per riconsegnare al Padre ricco di Misericordia milioni di anime.

Nel novembre 1944 ripete più volte l'offerta di sé stessa in sacrificio di espiazione, da vera contemplativa che intercede per l'intera umanità. In particolare, quell'amore redentivo che la rendeva crocifissa con il Crocifisso era per coloro che, ad esso pure chiamati nella via speciale della sequela di Cristo, avevano mancato di fedeltà perché vinti dal peccato.

Il 24 settembre 1945 chiede mezza giornata di riposo e si corica. La Madre Abbadessa le prova la febbre: quasi 39º! Ma già dal giugno 1939 le era sfuggita una frase dalla penna: "Mi costa morire a pezzettini". Alla sua nascosta situazione di malattia e alla rigorosa vita di penitenza si aggiungeranno in breve anche gli stenti degli anni della seconda guerra mondiale.

Consolata patirà letteralmente la fame, ma con la generosità di sempre: trasformerà questa tragedia in "un'ascetica dell'appetito!" È l'ultimo atto d'amore: quello che le costerà la vita. Nell'inverno 1944 il suo colore cadaverico la tradisce.

Per obbedienza si sottopone alla visita medica. Il responso del dottore è semplicemente: "Questa suora non ha mali: è distrutta". Un brutto male ai polmoni le viene diagnosticato con radiografia il 25 ottobre 1945 e il 4 novembre parte per il sanatorio dove vi resterà fino al 3 luglio 1946, quando un'autoambulanza la riporterà, consumata fino all'impossibile, al Monastero di Moriondo. Ormai, tutto è finito, per cominciare in cielo. Muore all'alba del 18 luglio: il "Te Deum regale" della sua vita si compie nella trasfigurazione di un'unica preghiera: "Ti amo, Signore, mia forza!" (Sal 17[16],2).

Processo di Beatificazione

Il Processo di Beatificazione fu introdotto con una relazione su Suor Maria Consolata Betrone clarissa cappuccina che riporta su di lei:

« Umile e grande, attiva e contemplativa, serena e tormentata, sofferente e piena di gioia, Consolata condusse una vita lineare conciliando in sé ogni cosa disparata e unificando tutto nell'ardente amore di Dio. A lungo e intensamente tentata lei stessa, ebbe delicata comprensione per i peccatori, specialmente per le anime consacrate che avevano prevaricato e per la loro conversione offriva a Dio ogni sua pena e dolore e finì per offrire la vita stessa. »

Appare così una spiritualità di riparazione, perfettamente in sintonia con quel desiderio di penitenza che animò gli inizi della sua vocazione. Un mistico è sempre inserito nel contesto del suo tempo storico e per esso viene da Dio suscitato ed "inviato". La preghiera di suor Consolata Betrone spicca di evidente attualità come riparazione e antidoto alla cultura di morte spirituale dell'uomo.

Dio intreccia la sua vicenda umana e mistica con quella di due "lontani" suoi contemporanei: suor Maria Santa Faustina Kowalska (1905-1938) e il monaco Silvano del Monte Athos (1866-1938). Denominatore comune di tutti è Santa Teresa di Lisieux (1873-1897).

L'Arcivescovo di Torino Card. Giovanni Saldarini chiude il Processo Informativo il 23 aprile 1999. Nella Solennità del Corpus Domini, la documentazione viene trasferita dal Monastero Sacro Cuore di Moriondo Moncalieri (TO) a Roma il 6 giugno 1999.

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