Santa Veronica Giuliani

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Santa Veronica Giuliani, O.S.C.Cap.
Religiosa
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Età alla morte 66 anni
Nascita Mercatello sul Metauro
27 dicembre 1660
Morte Città di Castello
9 luglio 1727
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Professione religiosa 1678
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il 1796, da Pio VI
Beatificazione 1804, da Pio VII
Canonizzazione 26 maggio 1839, da Gregorio XVI
Ricorrenza 9 luglio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
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Patrona di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
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Santa Veronica ha una spiritualità marcatamente cristologico-sponsale: è l'esperienza di essere amata da Cristo, Sposo fedele e sincero, e di voler corrispondere con un amore sempre più coinvolto e appassionato. In lei tutto è interpretato in chiave d'amore, e questo le infonde una profonda serenità. Ogni cosa è vissuta in unione con Cristo, per amore Suo, e con la gioia di poter dimostrare a Lui tutto l'amore di cui è capace una creatura.
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(Udienza generale di Benedetto XVI del 15 dicembre 2010)
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 9 luglio, n. 5:
« A Città di Castello in Umbria, santa Veronica Giuliani, badessa dell'Ordine delle Clarisse Cappuccine, che, ricca di carismi spirituali, corrispose nel corpo e nell'anima alla passione di Cristo e fu per questo posta sotto custodia per cinquanta giorni, offrendo un mirabile modello di pazienza e di obbedienza. »

Santa Veronica Giuliani, al secolo Orsola (Mercatello sul Metauro, 27 dicembre 1660; † Città di Castello, 9 luglio 1727) è stata una religiosa e mistica italiana, una delle più grandi della storia. Ebbe numerose rivelazioni e ricevette le stimmate[1].

Biografia

Nacque presso Urbino da Francesco e Benedetta nata Mancini, era l'ultima di sette sorelle, delle quali altre tre abbracceranno la vita monastica e fu battezzata con il nome di Orsola. All'età di sette anni perse la madre e si trasferì a Piacenza con il padre divenuto soprintendente alle dogane del ducato di Parma.

Nella fanciullezza, sentendo leggere la vita dei martiri, la santa concepì grande desiderio di patire per amore di Gesù.

Per amor di Dio, Orsola aveva compassione dei poveri ai quali donava generosamente quello di cui disponeva. Scriverà più tardi:

« Mi pareva di vedere nostro Signore, quando vedevo essi. »

Col passare degli anni crebbe in lei sempre più il desiderio di fare la prima Comunione. Supplicava Maria Santissima:

« Datemi cotesto vostro Figlio nel cuore!... io sento che non posso stare senza di Lui! »

. Fece la prima Comunione a Piacenza il 2 febbraio del 1670.

Il 17 luglio del 1677 entrò, diciassettenne, nel monastero di stretta clausura delle Cappuccine di Città di Castello assumendo il nome di Veronica e un anno dopo emise la solenne professione religiosa. Molte furono le grazie, i doni, i privilegi, le visioni, le estasi, i carismi singolari che Dio elargì incessantemente alla sua diletta. I fenomeni mistici che in lei si verificarono furono controllati a lungo e severamente dalle autorità competenti.

Dopo che Gesù elevò suor Veronica al suo mistico sposalizio, fu esaudita nella sua ardente brama di patire per Lui. In modo misterioso, ma reale e visibile, sperimentò a uno a uno tutti i martiri e gli oltraggi della sua Passione.

Nel 1694 divenne maestra delle novizie e ricevette nel capo l'impressione delle spine. Dopo tre anni, dove si alimentò solo a pane e acqua, il Venerdì Santo del 1697 le apparvero le stimmate e nel cuore ebbe impressi gli strumenti della Passione. Così ne descrisse l'avvenimento:

« In un istante io vidi uscire dalle Sue santissime piaghe cinque raggi risplendenti; e tutti vennero alla volta mia. Ed io vedevo questi raggi divenire come piccole fiamme. In quattro vi erano i chiodi; ed in una vi era la lancia, come d'oro, tutta infuocata: e mi passò il cuore, da banda a banda… e i chiodi passarono le mani e i piedi. Io sentii gran dolore; ma, nello stesso dolore, mi vedevo, mi sentivo tutta trasformata in Dio. (Diario, I, 897). »

Il vescovo di Città di Castello, al corrente dei fenomeni soprannaturali che avvenivano in suor Veronica, dopo un rapporto al Sant'Ufficio, ricevette istruzioni che applicò con la più grande severità. Accompagnato da sacerdoti sperimentati, si recò nel monastero e si convinse della realtà delle stimmate. Alcuni medici ne curarono le ferite per sei mesi. Dopo ogni medicazione le mettevano guanti alle mani muniti di sigilli. Ma le ferite, invece di guarire, s'ingrandivano di più [1].

La badessa ricevette dal vescovo ordini destinati a provare la pazienza, l'umiltà e l'obbedienza di Veronica. Le fu tolto l'ufficio di maestra delle novizie; fu dichiarata scaduta dal diritto di voto attivo e passivo; le fu proibita ogni relazione con le altre suore; colpita da interdetto non fu più ammessa all'ufficio in coro né alla santa Messa; fu privata persino della Comunione e per cinquanta giorni fu chiusa in una cella simile ad una prigione. Insomma, di proposito, fu trattata come una folle, una simulatrice e una bugiarda. Al termine di queste prove il vescovo così scriveva al Sant'Ufficio:

« Veronica obbedisce ai miei ordini nella maniera più esatta e non mostra, riguardo a questi duri trattamenti, il più leggero segno di tristezza, ma al contrario, una tranquillità indescrivibile e un umore gioioso. [1] »

Nel 1716 fu nominata badessa del monastero, e venne riconfermata in tale ruolo fino alla morte, avvenuta il 9 luglio 1727 dopo una dolorosa agonia durata 33 giorni. Le sue ultime parole furono:

« Ho trovato l'Amore, l'Amore si è lasciato vedere! Questa è la causa del mio patire. Ditelo a tutte, ditelo a tutte! »
(Summarium Beatificationis, p. 115-120)

Nel suo cuore verginale furono trovati scolpiti gli emblemi della passione così come li aveva descritti e persino disegnati per ordine del confessore. Il suo corpo è venerato sotto l'altare maggiore della chiesa delle Cappuccine in Città di Castello.

Opere

Veronica Giuliani produsse molte opere letterarie: lettere, relazioni autobiografiche, poesie.

Il Diario

Dal 1695 al 27 febbraio del 1727, nonostante la grandissima ripugnanza che provava, la santa scrisse in un Diario le fasi e le esperienze della sua vita interiore. La scrittura fluisce spontanea e continua, non vi sono cancellature o correzioni, né segni d'interpunzione o distribuzione della materia in capitoli o parti secondo un disegno prestabilito. Santa Veronica non volle comporre un'opera letteraria; anzi, fu obbligata a mettere per iscritto le sue esperienze dal suo confessore padre Girolamo Bastianelli, religioso dei Filippini, in accordo con il vescovo diocesano Luca Antonio Eustachi. Riempì 21.000 pagine raccolte in 44 volumi, pubblicati dal 1895 al 1928 dal padre Luigi Pizzicarla S.J., con versioni in francese e spagnolo [1].

Note
  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 Guido Pettinati, I Santi canonizzati del giorno, Edizioni Segno, Udine, Vol. VII, 1991, p. 87-91.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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