Papa Pasquale II

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Pasquale II
Papa
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Titolo
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Età alla morte circa 68 anni
Nascita Bleda
1050 ca.
Morte Roma
21 gennaio 1118
Sepoltura Basilica di San Giovanni in Laterano (Roma)
Vestizione [[{{{aVest}}}]]
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Creazione
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a Cardinale
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a Cardinale
1073 da Gregorio VII (vedi)
Cardinale elettore
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pseudocardinale
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
160° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
13 agosto 1099
Consacrazione 14 agosto 1099
Fine del
pontificato
21 gennaio 1118
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore papa Urbano II
Successore papa Gelasio II
Extra Anni di pontificato
Nomine Vescovi
Cardinali 92 creazioni in 15 concistori
Proclamazioni Santi
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Eventi
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Altre ricorrenze
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Devozioni particolari {{{devozioni}}}
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Collegamenti esterni
Dati su gcatholic.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda
Scheda su santiebeati.it
Pasquale II, al secolo Rainero Raineri di Bleda (o Bieda) (Bleda, 1050 ca.; † Roma, 21 gennaio 1118) è stato il 160° vescovo di Roma e papa italiano dal 1099 alla morte.

Biografia

Figlio del castellano locale, nacque a Bleda, frazione di Santa Sofia, nell'Appennino forlivese. A lungo, dopo la sua morte, i luoghi della sua nascita furono meta di pellegrinaggio. Lo storico medievale Guglielmo di Malmesbury (XII secolo) lo definisce "uomo che non mancava di nessuna qualità"[1].

Dopo essere divenuto monaco cluniacense, venne nominato prete cardinale di San Clemente da papa Gregorio VII attorno al 1076.

Elezione e rapporto con i Normanni

Fu consacrato papa, in successione ad Urbano II, il 19 agosto 1099. La sua elezione fu per buona parte dovuta all'appoggio economico e militare dei Normanni, che stroncarono il tentativo da parte della nobiltà romana di eleggere un antipapa nella persona di Alberto cardinale di Santa Rufina, dopo la deposizione dell'Antipapa Teodorico. Il nuovo Papa era anche inviso al popolo romano perché protagonista, anni prima, di un grave episodio di pedofilia (era stato sorpreso a violentare un bambino) a seguito del quale Urbano II lo aveva allontanato per qualche tempo da Roma, inviandolo come legato pontificio in Spagna.

Pasquale II convocò il Concilio di Melfi IV per discutere delle emergenze religiose e per verificare i rapporti fra il Papato ed i Normanni. Riunì i Vescovi del Mezzogiorno, con cardinali, abati, religiosi e tutti i Conti Normanni. La data sarebbe in agosto 1101, quando il Papa ritornò dalla visita a Mileto e andò a Canosa per riunire i Vescovi di Canosa e Canne.

Il Papa lanciò la scomunica alla città di Benevento (schierata contro la Chiesa), concesse al Vescovo di Melfi il privilegio di dipendere direttamente da Roma e chiuse la vertenza tra l’abbazia di Montecassino e Gemma, figlia di Pietro, conte di Caiazzo, badessa di Cingla.

Rapporti tra il Papa e gli Imperi

Il Papa anche a Melfi tentò di ricomporre il conflitto con l'Impero Bizantino, e mostrò un atteggiamento nei confronti della dispensatio e nel modo di intendere il rapporto fra lo stesso Papa ed il concilio. Nella lunga lotta contro gli imperatori sulla lotta per le investiture, portò avanti con zelo la politica Ildebrandina, ma solo con parziale successo.

Nel 1104 Pasquale riuscì ad istigare il secondogenito dell'imperatore che si ribellò contro il padre, ma ben presto scopri che Enrico V era ancor più insistente nel mantenere il diritto di investitura, di quanto non lo fosse stato Enrico IV. La Dieta imperiale di Magonza invitò (gennaio 1106) Pasquale a visitare la Germania e appianare il problema, ma il Papa nel Concilio di Guastalla (ottobre 1106) rinnovò semplicemente la proibizione all'investitura. Nello stesso anno portò a termine la lotta per le investiture in Inghilterra, nella quale Anselmo, arcivescovo di Canterbury, si era impegnato contro Re Enrico I d'Inghilterra, mantenendo per sé il diritto esclusivo di investire con l'anello e il bastone vescovile, ma riconoscendo la nomina reale per i benefici vacanti e i giuramenti di fedeltà dei domini temporali.

Miniatura dalla Grandes Chroniques de France dell'incontro tra il Pontefice e Filippo I re di Francia

Frattanto, il 18 novembre 1105, l'aristocrazia romana, approfittando di un'assenza di Pasquale dalla città, elesse ed intronizzò l'arciprete Maginulfo col nome di Silvestro IV, dopo aver deposto Pasquale con l'accusa di simonia ed eresia. Questi aristocratici, forse sostenitori di Clemente III, Teodorico e Alberto, erano sostenitori dell'imperatore il quale però non ebbe nessun ruolo in questa elezione né, in un primo tempo, volle favorire Maginulfo, anche se in seguito lo userà come minaccia per piegare Pasquale.

Pasquale si recò in Francia alla fine del 1106 per cercare la mediazione di Filippo I di Francia e del Principe Luigi nella lotta imperiale, ma i suoi negoziati non diedero risultati e fece ritorno in Italia nel settembre del 1107. Quando Enrico V avanzò con un'armata in Italia allo scopo di essere incoronato, il Papa acconsentì ad un accordo passato alla storia come Iuramentum Sutrinum (9 febbraio 1111), in base ai termini del quale la Chiesa doveva cedere tutti i possedimenti e i diritti che aveva ricevuto dall'impero e del regno d'Italia sin dai tempi di Carlo Magno, mentre Enrico da parte sua avrebbe rinunciato all'investitura laica.

Prigionia e resa

I preparativi per l'incoronazione vennero fatti per il 12 febbraio 1111, ma i romani sorsero in rivolta contro l'accordo, ed Enrico si ritirò portando con sé il Papa e la curia. Dopo sessantuno giorni di dura prigionia nel castello di Tribuco a Ponte Sfondato di Montopoli di Sabina, Pasquale si arrese e garantì l'investitura all'imperatore.

Enrico venne quindi incoronato in San Pietro il 13 aprile, e dopo aver preteso la promessa che nessuna vendetta sarebbe stata tentata per quello che era accaduto, si ritirò al di la delle Alpi. Il partito ildebrandino venne comunque incitato ad agire; un concilio in Laterano del marzo 1112 dichiarò nulle le concessioni estorte con la violenza; un concilio tenuto a Vienna in ottobre scomunicò l'imperatore e Pasquale ne sancì le decisioni.

Ultimi episodi del Pontificato

Il 15 febbraio 1113, con la Bolla Pie postulatio voluntatis, Pasquale II riconobbe l'ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme (noto oggi come Sovrano Militare Ordine di Malta), il più antico degli ordini religiosi cavallereschi, fondato nella Città Santa dal Beato Gerardo nel 1048.

Al papa si deve l'edificazione, sul luogo dove sorgeva la tomba di Nerone, di una cappella, nucleo originario della basilica di Santa Maria del Popolo, in Piazza del Popolo a Roma.[2]

A Pasquale II si attribuisce la nomina del primo vescovo in terra d'America, circa quattro secoli prima di Cristoforo Colombo: si tratta di Enrico, o Henricus, vescovo di Groenlandia e Terranova.

Verso la fine del pontificato ricominciarono i problemi in Inghilterra, Pasquale si lamentò (1115) che i concili venivano tenuti e i vescovi venivano traslati, senza la sua autorizzazione, e minacciò Enrico I con la scomunica. Alla morte della contessa Matilde, che aveva lasciato tutti i suoi territori alla Chiesa (1115), l'imperatore improvvisamente li pretese come feudi imperiali e costrinse il Papa a fuggire da Roma. Pasquale ritornò dopo il ritiro dell'imperatore all'inizio del 1118, ma morì nel giro di pochi giorni il 21 gennaio di quell'anno. È sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

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Papa Urbano II 13 agosto 1099 - 21 gennaio 1118 Papa Gelasio II I
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Note
  1. Guglielmo di Malmesbury, Gesta Regum, Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1992, p. 537.
  2. Guida di Roma, Milano, TCI, 1993, p. 226
Voci correlate
Bibliografia
  • Glauco Maria Cantarella, Enciclopedia dei Papi, II, Roma, 2000, pp. 228-236.
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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