Certosa di Pavia

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Certosa di Pavia
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
CertosaPavia complessomonastico.jpg
Certosa di Pavia, complesso monastico
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Lombardia


Regione ecclesiastica Lombardia

Provincia Pavia
Comune Pavia
Località
Diocesi Pavia
Religione Cattolica
Indirizzo Via Monumenti
Loc. Certosa
27012 Pavia (PV)
Telefono
Fax
Posta elettronica infocertosa@tiscali.it
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà
Oggetto tipo Certosa
Oggetto qualificazione
Dedicazione
Vescovo
Sigla Ordine fondatore O.Cart.
Sigla Ordine qualificante O.Cart.
Sigla Ordine reggente O.Cist.
Fondatore
Data fondazione
Architetto
Stile architettonico Gotico
Inizio della costruzione 1396
Completamento XVI secolo
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
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Data di inaugurazione
Inaugurato da
Data di consacrazione 1497
Consacrato da
Titolo
Strutture preesistenti
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore
Datazione scavi
Scavi condotti da
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note in latino Gratiarum Chartusia
Coordinate geografiche
45°15′25″N 9°08′53″E / 45.257, 9.148 Stemma Lombardia
Mappa di localizzazione New: Lombardia
Certosa
Certosa
Milano
Milano
Pavia
Pavia
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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La Certosa di Pavia è un monastero certosino, oggi cistercense, nonché un Santuario della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie, sito nell'omonimo comprensorio comunale distante circa otto chilometri a Nord di Pavia.

Storia

Origini e periodo certosino

Immediatamente a Nord del parco nuovo annesso al castello di Pavia, in località detta Torre del Mangano a pochi chilometri dalla città, Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano, Conte di Virtù-Angleria-Pavia, Signore di Siena e Pisa, poneva, in data 27 agosto 1396, la prima pietra della Certosa con una sfarzosa cerimonia. Con questo atto il Duca dava inizio alla realizzazione di un progetto grandioso, spinto principalmente, sembra, dal voto espresso nel testamento del 1390 della sua seconda moglie Caterina Visconti. Già nel dicembre del 1393 infatti Gian Galeazzo Visconti aveva iniziato la donazione di vasti possedimenti - che avrebbe aumentati in seguito con il testamento del 1397 - i cui redditi destinava parte alla costruzione e parte alla dotazione della Certosa e nell'anno 1394 aveva comunicato alla comunità dei padri Certosini di Siena la decisione di voler innalzare un monastero quam solemnius et magis notabile poterimus da affidare al loro Ordine.

Affidò la direzione dei lavori con il titolo di "ingenierius generalis" a Bernardo da Venezia, apprezzato intagliatore ed esperto dei problemi di statica, ed aveva associato a lui quali collaboratori principali uno degli ingegneri più stimati del Duomo di Milano, Giacomo da Campione, disegnatore su pergamena del progetto della Certosa, e Cristoforo da Conigo, alle dipendenze di Bernardo da Venezia, quale ingegnere stabile nella direzione immediata e continua della costruzione e depositario del primitivo progetto fino al 1460 nel cantiere della Certosa. Di tanto in tanto inoltre il Duca inviava sul posto gruppi di tecnici per controllare il procedere dei lavori e per aiutare Bernardo da Venezia a risolvere i vari problemi che man mano sorgevano. Collaboravano con gli artisti anche i padri Certosini riguardo alla struttura della costruzione secondo le esigenze della loro particolare forma di vita monastica.

Dopo la cerimonia del 27 agosto i lavori proseguirono in modo febbrile. Nell'area destinata alla Certosa sorse un cantiere che tra artisti, artigiani ed operai impegnava trecento persone circa. Nel 1401 il duca affido a Antonio di Marco da Cremona Padre Priore dei Certosini la direzione dei lavori. A sei anni circa dall'inizio e a pochi mesi dalla morte del Gian Galeazzo, i lavori in corso comprendevano tra l'altro: refettorio, celle, infermeria, barberia e sala capitolare. Da questo elenco risulta che si rimandava alla fine, per varie probabili cause, la costruzione della chiesa che in quel tempo presentava le fondamenta facta et completa usque ad superficiem terrae equaliter et ad livellum.

Il 3 settembre 1402, a 51 anni, sul punto di conquistare Firenze e sicuro ormai del dominio di tutta Italia, Gian Galeazzo Visconti moriva a Melegnano, dopo aver aggiunto nei pochi giorni della sua malattia, un codicillo al testamento del 1397 con cui obbligava il suo primogenito Giovanni Maria ad assegnare un nuovo reddito di 10.000 fiorini alla fabbrica della Certosa, da distribuire ai poveri al termine dei lavori. La morte del Duca mise in difficoltà i lavori alla Certosa. Da più parti si accamparono diritti sui possedimenti donati ai padri Certosini mentre il successore Giovanni Maria si mostrava egli stesso poco rispettoso della volontà testamentaria del padre.

A causa di queste difficoltà i lavori subirono un forzato rallentamento anche se troviamo documentato nel suddetto periodo un ragguardevole pagamento per l'acquisto del piombo destinato alla copertura del monastero. Alla morte di Giovanni Maria avvenuta il 16 maggio del 1412, il nuovo duca Filippo Maria conferò le donazioni, i privilegi e le esenzioni già concesse da Gian Galeazzo e dava nuovo impulso ai lavori.

La costruzione della chiesa ebbe inizio solo nell'anno 1450, quando Francesco Sforza, fattosi riconoscere come legittimo successore dei Visconti, riconferò ai padri Certosini le donazioni ed i privilegi già loro precedentemente concessi, ed inviava alla Certosa Giovanni Solari, solo da qualche mese nominato ingegnere della fabbrica del Duomo di Milano, dopo aver lavorato dal 1428 nel cantiere della Certosa ad considerandum edificium ecclesie fiende, a riprendere in esame il progetto per la costruzione della chiesa. Subito dopo assunsero una rilevante importanza i contratti per la fornitura dei laterizi e una fornace veniva approntata nel parco vicino alla Certosa. Nel 1453 risulta presente in Certosa il giovane figlio di Giovanni, Guiniforte, che dopo aver lavorato per qualche anno insieme con il padre, assunse nel 1462 la direzione dei lavori. Sembra che nel primo decennio di governo di Francesco Sforza, i lavori della chiesa non proseguirono con molta alacrità, forse anche a causa di divergenza di vedute nell'ambito del cantiere stesso. Nel 1462 risultano innalzati solo i piloni delle navate fino alle imposte delle volte perché in quell'anno abbiamo documentate le ordinazioni dei "botazzoli", pietre lavorate a curva per gli archi e le nervature delle volte. Va anche detto che contemporaneamente si lavorava anche alla ricostruzione del chiostro grande e del chiostro piccolo. In quegli anni in cui in Certosa si lavorava alla costruzione della Chiesa la Lombardia, e Milano in modo particolare, registrò un forte fermento artistico. Nel contesto del dilagante linguaggio gotico, innestato in una salda tradizione romanica si venivano inserendo i primi rari esempi di forme rinascimentali soprattutto per l'azione diretta di molti maestri toscani. Nel 1473 iniziarono i lavori alla facciata della chiesa. Nell'ottobre dello stesso anno infatti i monaci ne affidavano l'esecuzione agli scultori Cristoforo ed Antonio Mantegazza che si impegnavano ad eseguire totam fazatam...ac portam cum fenestris et aliis laboreriis pro ipsa fazata...de marmore albo e nell'agosto dell'anno successivo ai fratelli Mantegazza affiancarono, non senza polemiche, Gian Antonio Amadeo.

La facciata prevista dal progetto stabilito prima del 1473 dai Solari non prevedeva di certo quell'assetto grandioso e complesso che avrebbe assunto dopo. I lavori alla facciata subirono inoltre una battuta di arresto dalla morte di Guiniforte Solari nel 148 fino a quando l'Amadeo, nel 1491, non si assunse l'impegno di completarla da terra sino al primo corridoio... come riportato nelle memorie del Priore Valerio. Dopo aver rielaborato il progetto del Solari con la collaborazione del Dolcebuono e, forse, di Ambrogio da Fossano. Il 3 maggio del 1497 venne celebrata, a poco più di cento anni dalla posa della prima pietra, la cerimonia della consacrazione della chiesa quando i lavori della facciata erano ancora alla prima loggetta e mancava il portale che sarebbe stato realizzato qualche anno più tardi da Benedetto Briosco.

Sul finire del quattrocento e nei primi decenni del secolo successivo pero' eventi militari di eccezionale portata politica sconvolgevano la Lombardia. Milano era passata sotto il dominio francese e Francesco I tentava forzare dalla Lombardia l'accerchiamento in cui la Francia era venuta a trovarsi dopo che Carlo V oltre che la successione al trono spagnolo aveva ottenuto anche la successione al trono austriaco con il titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero. Tanti gravi e conosciuti eventi militari disperdevano anche la colonia di artisti e di artigiani che lavoravano in Certosa nel cui cantiere l'arte e l'artigianato, da oltre cent'anni, si tramandavano di generazione in generazione come eredità di famiglia. Nel frattempo i padri Certosini avevano ottenuto, nel 1514, di poter edificare altre trentasei celle e trasformare, reducere ad modernam consuetudinem, a discapito della severa unità della primitiva costruzione, le prime 24 celle e gli altri edifici del monastero.

Dopo il trattato di Bologna del 1530 che sancì il dominio spagnolo in Lombardia, la Certosa godette, dopo tante vicende belliche, un periodo di pace che fu il presupposto per un'altra lunga stagione artistica. Furono ripresi nel 1549 i lavori nella facciata della chiesa secondo il nuovo progetto di Cristoforo Lombardi, si curò la realizzazione dei codici miniati, dei candelabri in bronzo, si costruì il nuovo altare maggiore e l'iconostasi che separa il coro dei monaci dal transetto. Inoltre la Certosa si arricchì, nel 1564, del monumento funerario per Ludovico il Moro e Beatrice d'Este, scolpito nel 1497 da Cristoforo Solari detto il Gobbo e già destinato al convento di santa Maria delle Grazie di Milano. Anche il secolo successivo vide la Lombardia teatro, per periodi più o meno lunghi, di guerre, devastazioni, saccheggi, carestie, pestilenze causate dal passaggio degli eserciti invasori. Tristemente nota per la descrizione fattane da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, la lugubre pestilenza causata dalla seconda guerra del Monferrato (1627-1631) che infierì anche nella comunità dei padri Certosini mietendo 14 mila vittime tra i religiosi. Nei periodi di pace in Certosa si continuo' a lavorare. Furono ristrutturati la sacrestia nuova e il palazzo ducale, si rinnovarono gli altari delle cappelle con i paliotti riccamente intarsiati, furono realizzate le cancellate in bronzo e ferro battuto e scolpite le colossali statue allineate a fianco delle navate minori della chiesa. All'inizio del XVIII secolo, con i trattati di Utrecht del 1713 e di Rastadt del 1714 che ponevano fine alla guerra di successione spagnola, il Ducato di Milano passò sotto il dominio della casa d'Austria. E poco più di un cinquantennio più tardi, mentre la Lombardia sotto l'impulso di un illuminismo particolarmente vigoroso operava riforme in campo culturale-economico-fiscale, la Certosa accusava il colpo più duro della sua lunga storia. Pochi anni dopo la pace di Hubertsburg del 1763 con cui si apriva per l'Europa un periodo di tempo complessivamente pacifico che sarebbe durato fino alla rivoluzione francese, Giuseppe II, con indebita intromissione nel campo della potestà strettamente ecclesiastica, decretava, nell'anno 1782, la soppressione degli Ordini contemplativi. Con la partenza dei monaci la Certosa perse il suo valore umano-religioso di ricca secolare testimonianza di vita silenziosamente operosa e divenne un monumento senza vita per freddi analizzatori dell'arte.

Periodo cistercense

Due anni dopo la soppressione dei padri Certosini, la Certosa fu affidata, nel 1784, ai padri Cistercensi ed, in seguito alla soppressione di questi nel 1796, ai padri Carmelitani nel 1798, soppressi a loro volta da Napoleone nel 1810. Non è difficile immaginare come tutti questi avvicendamenti non dovessero riuscire a vantaggio della Certosa. In quegli anni fu asportato dalla Certosa il polittico del Perugino destinato all'accademia di Brera, poi ceduto alla famiglia Melzi ed infine venduto alla Galleria Nazionale di Londra. Il coro dei conversi, iniziato nel 1498 da Bartolomeo Polli († 1502) e ultimato da Giacomo da Maino, fu disfatto e gli stalli furono adottati ad uso di biblioteca nella casa Serbelloni. Durante l'occupazione francese furono requisite le coperture in piombo utilizzate per costruire proiettili.

Su interessamento di alcuni nobili milanesi, i monaci certosini fecero ritorno, nel dicembre del 1843, in Certosa. La permanenza durò solo fino al luglio 1866, quando il governo italiano soppresse gli ordini religiosi.

Certosa di Pavia, foto storica del 1881

Nel 1881 la Certosa che passò sotto la tutela del Ministero della Pubblica Istruzione. All'indomani dei Patti Lateranensi, tra i rappresentanti del Ministero della Pubblica Istruzione e l'ordine dei padri Certosini fu stipulato, nel 1930, un contratto trentennale con il quale si concedeva ai monaci di poter rientrare in Certosa ma in condizioni veramente difficili, per non dire impossibili. I padri, due anni dopo, tornavano ancora una volta in Certosa per ripartirne di nuovo dopo la seconda guerra mondiale nel 1947, nuovamente sostituiti dai padri Carmelitani che entrarono in Certosa nel 1949. Dopo la scadenza della concessione nel 1961, abbandonarono a loro volta la Certosa. A breve scadenza di tempo, dopo lunghe e laboriose trattative, fu stipulato un nuovo contratto con i monaci cistercensi i quali dal giorno del loro ritorno 10 novembre del 1968, con la loro vita di preghiera e lavoro, ora et labora, aiutano a capire meglio la Certosa stessa che fondamentalmente è un luogo di preghiera.

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