Diocesi di Caserta

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Diocesi di Caserta
Dioecesis Casertana
Chiesa latina
[[File:|290px]]
vescovo Giovanni D'Alise
sede vacante
Suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli
Regione ecclesiastica Campania
   
Provincia italiana di Caserta
Collocazione geografica della diocesi
Nazione bandiera Italia
diocesi suffraganee
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coadiutore:
vicario:
provicario
generale:
ausiliari:
Vescovi emeriti: Raffaele Nogaro
Parrocchie 66 (5 vicariati )
Sacerdoti 70 secolari e 44 regolari
1.754 battezzati per sacerdote
47 religiosi 124 religiose 39 diaconi
211.000 abitanti in 185 km²
200.000 battezzati (94,7% del totale)
Eretta XII secolo
Rito romano
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Santi patroni:
Piazza Duomo, 11 - 81100 - Caserta, Italia
tel. 0823 214511 fax. 0823 214543 @

Sito ufficiale

Scheda su catholic-hierarchy.org

Dati dall'annuario pontificio 2011 riferiti al 2010
Chiesa cattolica in Italia
Tutte le diocesi della Chiesa cattolica

La diocesi di Caserta (in latino: Dioecesis Casertana) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2010 contava 200.000 battezzati su 211.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Giovanni D'Alise.

Indice

Territorio

La diocesi comprende il comune di Limatola, in provincia di Benevento, e il territorio di alcuni altri comuni della provincia di Caserta: Caserta (a eccezione della frazione di Ercole, appartenente all'arcidiocesi di Capua), Capodrise, Maddaloni, Recale, San Nicola la Strada, parte di quelli di Casagiove, Castel Morrone, Marcianise (il restante territorio è nell'arcidiocesi di Capua) e di Cervino (per il resto sotto la diocesi di Acerra).

Confina con le diocesi di Alife-Caiazzo (a nord), Cerreto Sannita (a est), Acerra, Aversa (a sud) e Capua (a ovest).

Sede vescovile è la città di Caserta, dove si trova la cattedrale di San Michele Arcangelo; a Maddaloni si trova la basilica minore del Corpus Domini.

Il territorio diocesano è diviso in 66 parrocchie, raggruppate in 5 foranie: Caserta centro, Caserta nordest, Casertavecchia, Maddaloni e Marcianise.

Storia

Le prime notizie certe sulla diocesi risalgono al XII secolo: in una bolla dell'arcivescovo di Capua Senne datata 1113 venne confermata la giurisdizione perpetua del suo suffraganeo - il vescovo Rainulfo - e dei suoi successori sulle 133 chiese della diocesi di Caserta, di cui si circoscrivevano i confini. Nello stesso documento, comunque, si fa riferimento a dei predecessori di Rainulfo, facendo pensare a un'origine più antica della diocesi.

Effettivamente, a Caserta si erano trasferiti i vescovi della diocesi di Calatia per sfuggire ai saccheggi dei Saraceni che avevano portato alla distruzione della città nell'880. Molto probabilmente, la bolla di Senne mutava appunto la denominazione della diocesi.

La diocesi di Calatia, una città di origine osca che si trovava sulla via Appia, si fa risalire alla figura di sant'Augusto. I racconti agiografici riportano la storia di un sant'Augusto fuggito dall'Africa per scampare alla persecuzione dei Vandali. Giunto sulle coste campane, dette origine alla chiesa di Calatia[1].

Le notizie sui vescovi di Calatia sono vaghe e molto frammentarie, tuttavia appare chiaro che Calatia fosse sede di diocesi e che i vescovi si fossero rifugiati a Caserta nonostante mantenessero l'antica denominazione. Caserta esisteva già nell'860 quando Erchemperto riferiva che era occupata da Pandone "marepharis"[2] mentre Calatia venne devastata prima da Pandone il rapace nell'861-863 e poi dai Saraceni nell'880. Non venne completamente distrutta, ma restò pressoché abbandonata per molti secoli.

Il titolo di vescovi di Calatia, comunque, venne rammentato spesso nella denominazione dei vescovi di Caserta. Infatti il 1158 in un diploma conservato nell'abbazia di Cava il vescovo Giovanni di Caserta donava all'abbazia di Cava le chiese di S.Maria e di S.Marciano a Cervino e imponeva l'obbligo all'abate di riconoscere di aver ricevute le due chiese "a Casertana seu a Calatina Ecclesia"[3]. Il suo predecessore, Nicola I, invece, venne anche denominato "Episcopus Kalatus" nel memoriale di Notar De Zibullis[4].

A Caserta, la costruzione dell'antica cattedrale romanica di San Michele Arcangelo venne iniziata sotto l'episcopato di Rainulfo nel 1113.

Il seminario, tra i più antichi d'Italia, venne eretto subito dopo il Concilio di Trento, tra il 1567 e il 1573, per volere del vescovo Agapito Bellomo, che fu tra i padri conciliari.

All'inizio del XVII secolo, durante l'episcopato di Diodato Gentile, la residenza vescovile fu trasferita nell'attuale frazione di Falciano, vicino all'attuale nucleo di Caserta, nel piano, in quello che era il vecchio Palazzo della Cavallerizza, mentre il capitolo e la cattedrale rimasero a Caserta. Fu questo un secolo opaco per la diocesi, segnato da frequenti incomprensioni tra i vescovi e il capitolo e dal degrado economico.

Un riscatto si ebbe nel secolo successivo, quando Carlo di Borbone iniziò a costruire la sua Reggia e la città si risollevò economicamente. Nuovi edifici sacri sorgevano rapidamente; il 1º febbraio 1842, ad opera di Domenico Narni Mancinelli, la cattedra vescovile sarà traslata da Casertavecchia alla città nuova, in un edificio fatto edificare dai Borboni sul sito della vecchia chiesa gotica dell'Annunciata. Nello stesso periodo la tenuta vescovile di Falciano fu ceduta a Ferdinando II.

Intanto, a seguito del Concordato di Terracina tra papa Pio VII e Ferdinando I di Borbone, con la bolla De utiliori Dominicae vineae del 27 giugno 1818, il Pontefice aveva soppresso la diocesi di Caiazzo e ne aveva accorpato il territorio a quella di Caserta: nel 1852 papa Pio IX ristabilì la sede vescovile caiatina e il suo distretto venne nuovamente separato dalla diocesi di Caserta.

Il 1º febbraio 1842 la cattedrale venne trasferita a Caserta nuova (l'attuale centro cittadino).

Lo sviluppo urbano di Caserta si arrestò con l'Unità d'Italia: della progettata cittadella religiosa, che avrebbe dovuto includere la cattedrale, il seminario e il palazzo vescovile, solo il palazzo vescovile era stato completato. Nel XX secolo il progetto fu definitivamente abbandonato e il sontuoso palazzo fu abbandonato dal vescovo Bartolomeo Mangino e ceduto dal vescovo Vito Roberti.

Il 30 aprile 1979, insieme con l'arcidiocesi di Capua, Caserta è stata dichiarata suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli.

Cronotassi dei vescovi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Vescovi della diocesi di Caserta.

Statistiche

La diocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 211.000 persone contava 200.000 battezzati, corrispondenti al 94,7% del totale.

anno popolazione presbiteri diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per
sacerdote
uomini donne
1950 108.643 108.700 99,9 148 108 40 734 26 162 52
1956 101.185 101.236 99,9 130 92 38 778 38 168 53
1969 130.700 131.000 99,8 125 82 43 1.045 51 156 47
1980 144.000 146.000 98,6 119 75 44 1.210 1 51 160 60
1990 193.000 196.000 98,5 99 65 34 1.949 2 36 132 62
1999 206.000 208.000 99,0 96 66 30 2.145 10 31 173 62
2000 206.000 208.000 99,0 98 66 32 2.102 10 33 163 62
2001 217.000 220.000 98,6 102 68 34 2.127 17 35 151 63
2002 219.000 222.000 98,6 98 67 31 2.234 24 32 151 64
2003 215.000 220.000 97,7 99 67 32 2.171 29 37 163 64
2004 215.000 220.000 97,7 100 68 32 2.150 29 42 163 64
2006 190.000 200.000 95,0 112 68 44 1.696 33 47 163 66
2010 200.000 211.000 94,7 114 70 44 1.754 39 47 124 66
Note
  1. Si tratta molto probabilmente di una leggenda che riprende la vicenda del vescovo Quodvultdeus, per ogni approfondimento leggere la voce sulla figura di Sant'Augusto. Un lavoro recente e molto chiaro è G. Guadagno, Caserta, Calatia e Sant'Augusto in Quaderni della Biblioteca del Seminario di Caserta, Caserta 1995, pp. 25-45
  2. Erchemperto riportava questi episodi e riferiva che erano stati verificati "de visu et de auditu"
  3. T. Laudando, Storia dei Vescovi della Diocesi di Caserta, in Bollettino Ufficiale della Diocesi, ottobre 1925, pp.12-13
  4. Il memoriale viene riportato in appendice da De' Sivo che riferisce essere stato in possesso dell'archivio dell'Annunziata di Maddaloni. È andato perduto come afferma lo stesso De' Sivo che ne consultò solo una copia manoscritta dall'originale. G. De' Sivo, Storia di Galazia Campana e di Maddaloni, Napoli 1860-1865, pp. 337-338
Fonti
Bibliografia
Collegamenti esterni
Voci correlate

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