Alessandro Mattei

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Alessandro Mattei
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Cardinale
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al secolo
ERRORE in "fase canonizz"

1782 ALEXANDER MATTHAEUS - MATTEI ALESSANDRO.JPG

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Titolo cardinalizio
Età alla morte 76 anni
Nascita Roma
20 febbraio 1744
Morte Roma
20 aprile 1820
Sepoltura Basilica di Santa Maria in Ara Coeli al Campidoglio (Roma)
Appartenenza
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Ordinazione sacerdotale PARAMETRO OBSOLETO! Modifica questa pagina e correggilo in base a queste istruzioni.
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Ordinazione presbiterale 27 febbraio 1768
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Consacrazione vescovile 23 febbraio 1777 dal Cardinal Bernardino Giraud
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Creazione
a Cardinale
27 maggio 1782 da Pio VI (12 giugno 1779 in pectore) (vedi)
Cardinale elettore
Ruoli ricoperti
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Proclamazioni
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Eventi
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Altre ricorrenze
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Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
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Collegamenti esterni
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(EN) Scheda su catholic-hierarchy.org
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Alessandro Mattei (Roma, 20 febbraio 1744; † Roma, 20 aprile 1820) è stato un cardinale e arcivescovo italiano.

Cenni biografici

Nacque a Roma il 20 febbraio 1744 dal principe Girolamo, dei duchi di Giove, e da Maria Caterina Altieri, maggiore dei quattro figli avuti dalla seconda moglie. Gli altri figli del secondo matrimonio furono: Carlo Maria che divenne canonico della patriarcale basilica vaticana; Lorenzo Girolamo, cardinale nel 1833; Maria Eugenia, che fu suora a Regina Coeli. Dal primo matrimonio con Anna Maria Falconieri nacque un figlio Giuseppe, quarto duca di Giove. Alessandro apparteneva a una delle più antiche famiglie dell'aristocrazia romana, parente per parte di madre di papa Clemente X, del cardinal Luigi Mattei e del cardinal Vincenzo Maria Altieri.

Fu avviato molto giovane alla carriera ecclesiastica. Entrò nel Seminario Romano nel 1754 laureandosi nel 1762. In seguito studiò presso l'Università La Sapienza di Roma. Nel 1768 fu ordinato sacerdote e si addottorò in utroque iure. Subito dopo ricevette i primi incarichi in prelatura. Il 13 luglio fu nominato prelato domestico e il 21 luglio referendario delle due Segnature. Nel 1770 fu nominato ponente della congregazione del Buon Governo, nel 1775 visitatore apostolico dell'abbazia di Farfa e prelato della congregazione del Concilio, e l'anno seguente uditore del camerlengato.

Il 17 febbraio 1777 papa Pio VI lo promosse arcivescovo di Ferrara. Fu consacrato il 23 febbraio nella chiesa, storicamente legata alla famiglia Mattei, di santa Maria in Aracoeli a Roma, dal cardinale Bernardino Giraud, ex arcivescovo di Ferrara, assistito dall'arcivescovo Marcantonio Conti (Ch) e dal vescovo Giuseppe Maria Carafa (Ch). Pure in quell'anno fu nominato Assistente al Trono Pontificio. L'arcivescovo condusse la diocesi di Ferrara con zelo e dedizione, celebrando il Concilio di Ferrara nel giugno del 1781.

Fu creato cardinale in pectore nel concistoro del 12 luglio 1779 e fu pubblicato solo nel concistoro tenutosi a Ferrara il 22 maggio 1782; ricevette la porpora cardinalizia e il titolo di cardinale presbitero di santa Baldina,nel concistoro tenutosi a Imola 27 maggio seguente. Nel 1796 optò per il titolo di Santa Maria in Aracoeli in memoria della sua consacrazione episcopale. Fu assegnato alle congregazioni dei Vescovi e regolari, dei Riti, dell'Indice e della Fabbrica di San Pietro.

Il 22 giugno 1796 l'esercito francese occupò Ferrara e dopo una tregua conclusa fra la Santa Sede e Napoleone Bonaparte fu definito il passaggio di Ferrara sotto il controllo francese. L'arcivescovo si adoperò per contenere i primi moti di protesta sviluppatisi nelle campagne. In agosto, quando i Francesi lasciarono Ferrara sotto la pressione delle truppe austriache, Mattei assunse il governo della legazione. Il 19 agosto fu convocato a Brescia da Bonaparte che lo affrontò con estrema durezza, confinandolo a Milano e poi a Brescia. Fu liberato alla fine di settembre e ottenne di rientrare a Ferrara, che dall'ottobre entrò a fare parte della Repubblica Cispadana, che il 29 giugno dell'anno seguente divenne Repubblica Cisalpina.

Nel mese di ottobre 1796 incontrò di nuovo Bonaparte che gli propose di fungere da mediatore con il pontefice per avviare negoziati di pace. Gli affidò una lettera in cui erano espresse le intenzioni del Direttorio e le proprie garanzie a favore di una pace che avrebbe risparmiato sofferenze per la popolazione romana. Mattei giunse a Roma il 27 ottobre dove le proposte di Buonaparte non furono accettate. Nel febbraio l'esercito francese varcò i confini e si diresse verso Roma. Il papa allora inviò alcuni plenipotenziari, tra i quali il Mattei, per sottoscrivere il trattato di pace che fu siglato a Tolentino il 19 febbraio 1797. Oltre a varie clausole vessatorie prevedeva per la Santa Sede la rinuncia alle Legazioni e ad Avignone.

Dopo la firma del trattato il Mattei ritornò a Ferrara. Con la proclamazione della Repubblica Cisalpina fu richiesto a tutti i funzionari un giuramento di fedeltà. Il Mattei invitò a non prestare il giuramento e venne pertanto espulso nel marzo del 1798 dal territorio della Cisalpina.

Morto in esilio Pio VI, alla fine di novembre del 1799 si riunì a Venezia il conclave, Mattei fu indicato tra i papabili. La sua candidatura fu sostenuta dalla corte viennese, in contrapposizione a quella del vescovo di Cesena, cardinale Carlo Bellisomi, provocando una situazione di stallo superata alla fine con la proposta della candidatura del cardinale Chiaromonti, vescovo di Imola, che divenne papa il 14 marzo 1800 con il nome di Pio VII.

Dopo la nomina del nuovo pontefice, Mattei optò per il titolo di cardinale vescovo di Palestrina, mantenendo sino al 1807 l'amministrazione di Ferrara.

Nel settembre 1804 tenne il Concilio di Palestrina, i cui atti furono stampati a Roma in quello stesso anno. Divenne esaminatore dei vescovi in teologia il 22 giugno 1805. Nel 1807 fu nominato cardinale protettore dei Cappuccini. Nel 1809 optò per la sede suburbicaria di Porto e Santa Rufina. Il 10 giugno 1809, quando Roma era occupata dai francesi, fu espulso dall'urbe ed esiliato a Bologna. Fu poi a Parigi per ordine imperiale, dove giunse nel mese successivo di novembre. Si rifiutò di partecipare alle cerimonie del matrimonio di Napoleone, come conseguenza del suo rifiuto l'imperatore francese gli proibì di indossare l'abito porpora cardinalizio e fu indicato come uno dei quattordici "cardinali neri".[1] Fu segregato a Rethel nelle Ardenne per ordine imperiale. Ivi rimase assieme al cardinale Francesco Maria Pignatelli fino alla firma del Concordato di Fontainebleau siglato da papa Pio VII il 25 gennaio 1813. Raggiunto il pontefice, fu esiliato di nuovo il 27 gennaio 1814 ad Alais e liberato da un ordine del governo provvisorio il 2 aprile di quell'anno. Di nuovo raggiunse la corte papale in viaggio verso Roma.

Durante gli anni di esilio in Francia compose un'opera di meditazioni spirituali, poi pubblicata a Roma nel 1814: Meditazioni delle verità eterne per fare gli esercizi spirituali, secondo il metodo di sant'Ignazio distribuite in otto giorni.

Rientrato a Roma insieme con il pontefice il 24 maggio, fu confermato nella carica di prodatario, nominato decano del Collegio cardinalizio e spostato, il 26 settembre nella sede suburbicaria di Ostia e Velletri. Fece l'ingresso solenne a Velletri il 5 ottobre.

Nel 1815 divenne prefetto della Sacra Congregazione delle Cerimonie e nel 1817 arciprete della patriarcale basilica vaticana; e presidente della Fabbrica di San Pietro. L'imperatore d'Austria Francesco I, nel corso della sua visita a Roma nel 1819, lo insignì, quale decano del collegio dei cardinali, della gran croce di Santo Stefano d'Ungheria.

Morì a Roma il 20 aprile 1820. I funerali si tennero nella chiesa di san Marcello a Roma e sepolto nella cappella di famiglia nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli.

Genealogia episcopale

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria
— Roma, 1819

Successione degli incarichi

Predecessore: Arcivescovo di Ferrara Successore: Archbishop CoA PioM.svg
Bernardino Giraud 17 febbraio 1777 - 2 aprile 1800 sé stesso come amministratore apostolico I
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con
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Bernardino Giraud {{{data}}} sé stesso come amministratore apostolico
Predecessore: Arcivescovo di Ferrara
Amministratore Apostolico
Successore: Archbishop CoA PioM.svg
sé stesso come arcivescovo 2 aprile 1800 - 5 gennaio 1807 Paolo Patricio Fava Ghisleri (Ch)
arcivescovo
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sé stesso come arcivescovo {{{data}}} Paolo Patricio Fava Ghisleri (Ch)
arcivescovo
Predecessore: Cardinale presbitero di santa Balbina Successore: CardinalCoA PioM.svg
Girolamo Spínola 27 maggio 1782 - 3 aprile 1786 Antonio Felice Zondadari I
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Girolamo Spínola {{{data}}} Antonio Felice Zondadari
Predecessore: Cardinale presbitero di Santa Maria in Ara Coeli Successore: CardinalCoA PioM.svg
Innocenzo Conti 3 aprile 1786 - 2 aprile 1800 Francesco Maria Locatelli I
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Innocenzo Conti {{{data}}} Francesco Maria Locatelli
Predecessore: Cardinale vescovo di Palestrina Successore: CardinalCoA PioM.svg
Leonardo Antonelli 2 aprile 1800 - 27 marzo 1809 Aurelio Roverella I
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Leonardo Antonelli {{{data}}} Aurelio Roverella
Predecessore: Cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina Successore: CardinalCoA PioM.svg
Luigi Valenti Gonzaga 27 marzo 1809 - 26 settembre 1814 Giuseppe Maria Doria Pamphilj I
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Luigi Valenti Gonzaga {{{data}}} Giuseppe Maria Doria Pamphilj
Predecessore: Cardinale vescovo di Ostia Successore: CardinalCoA PioM.svg
Leonardo Antonelli 26 settembre 1814 - 20 aprile 1820 Giulio Maria della Somaglia I
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Leonardo Antonelli {{{data}}} Giulio Maria della Somaglia
Predecessore: Prefetto della Sacra Congregazione del Cerimoniale Successore: Quadrato trasparente.png
14 gennaio 1815 - 20 aprile 1820 Ludovico Micara, O.F.M. Cap. I
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{{{data}}} Ludovico Micara, O.F.M. Cap.
Predecessore: Decano del Collegio Cardinalizio Successore: Berretta cardinalizia.png
Leonardo Antonelli 26 settembre 1814- 20 aprile 1820 Giulio Maria della Somaglia I
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Leonardo Antonelli {{{data}}} Giulio Maria della Somaglia
Note
Bibliografia
  • Renato Sansa «MATTEI, Alessandro». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Roma : Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Vol. 72 (2008) (online)

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