Sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina

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Sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina
Portuensis-Sanctae Rufinae
Chiesa latina

La Storta 002.jpg
vescovo Gino Reali
Sede Roma

sede vacante
Roma

Suffraganea
Regione ecclesiastica Lazio
Nazione bandiera Italia
diocesi suffraganee
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coadiutore
vicario
provicario
generale
ausiliari

Vescovi emeriti:

Parrocchie 55 (5 vicariati )
Sacerdoti

232 di cui 71 secolari e 161 regolari
1.708 battezzati per sacerdote

353 religiosi 748 religiose 13 diaconi
398.500 abitanti in 2.000 km²
396.400 battezzati (99,5% del totale)
Eretta III secolo
Rito romano
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Santi patroni
Via del Cenacolo 53, 00123 La Storta - ROMA, Italia
tel. +390630893848; 06.30.89.38.94 fax. 06.30.89.36.58 @

Sito ufficiale

Dati dall'annuario pontificio 2014 riferiti al 2013
Chiesa cattolica in Italia
Tutte le diocesi della Chiesa cattolica
Porto-Santa Rufina
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Sede suburbicaria
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Titolare Roger Etchegaray
vacante
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Data istituzione III secolo
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Data soppressione
Dedicazione errore
titolo di Santa Rufina unito a quello di Porto nel 1119
Collegamenti esterni
Dati dall'annuario pontificio
Scheda su gcatholic.org
Scheda su Salvador Miranda
La basilica di San Bartolomeo all'Isola fu per lungo tempo cattedrale della diocesi di Porto

La sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina (in latino: Portuensis-Sanctae Rufinae) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea della diocesi di Roma appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2013 contava 396.400 battezzati su 398.500 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Gino Reali, mentre il titolo è del cardinale Roger Etchegaray.


Territorio

La diocesi comprende il vasto territorio che si estende a nord-ovest della città di Roma, e comprendente i comuni di: Fiumicino, Cerveteri, Ladispoli, Santa Marinella, Riano, Castelnuovo di Porto, e gran parte della giurisdizione appartenente ai Municipi: XV, XVI, XVIII, XIX e XX del comune di Roma.

La chiesa cattedrale è dedicata ai Sacri Cuori di Gesù e Maria ed è sita in località La Storta, nel comune di Roma. Fino alla sua costruzione e dedicazione, nel 1950, fungeva da cattedrale la chiesa dei santi Ippolito e Lucia al Porto di Traiano, oggi concattedrale. La chiesa di Santa Maria Maggiore di Cerveteri era l'antica cattedrale della diocesi.

Il territorio della diocesi è suddiviso in 55 parrocchie, raggruppate in 5 vicariati foranei: La Storta-Castelnuovo di Porto, Porto Romano, Selva Candida, Maccarese, Cerveteri-Ladispoli-Santa Marinella.

Storia

Questa diocesi è formata dall'unione di due sedi suburbicarie. Porto, l'antico porto principale di Roma, situato sulla riva del Tevere prospiciente Ostia e Santa Rufina, un villaggio sorto intorno alla Basilica delle Sante sorelle martiri Rufina e Seconda, situata lungo la via Cornelia, che corriponde all'attuale via Boccea.

Porto

La fede cristiana mise radici nella zona di Porto molto presto. Sono noti i nomi di varii martiri di Porto: Hyppolitus - primo vescovo di Porto, martire verso il 250. Le sue reliquie furono scoperte nel 1975 nel corso di scavi nel sito archeologico dell'Isola Sacra (Fiumicino). Herculanus, Hyacinthus, Martialis, Saturninus, Epictetus, Maprilis e Felix. A Porto il senatore Pammachio fece costruire intorno al 370 un grande xenodochium, od ospizio per i pellegrini. Fra gli altri vescovi sono da ricordare Donato (di data incerta) che costruì la basilica di Sant'Eutropio; Felice, contemporaneo di San Gregorio Magno; Joannes, legato al sesto Concilio Generale (680); Gregorio che accompagnò papa Costantino a Costantinopoli (710); Citonatus, presente alla consacrazione dell'antipapa Costantino (767); Rodoaldus che agì difformemente dalle istruzioni ricevute nel caso di Fozio a Costantinopoli (862), e che fu deposto per avere favorito il divorzio di Lotario II di Lotaringia; Formoso che divenne papa (891); Benedetto (963) che consacrò l'antipapa Leone VIII; Gregorio III (circa 985 - 991) che fece costruire un sistema di irrigazione del territorio della diocesi; papa Benedetto VIII e papa Benedetto IX furono entrambi vescovi di Porto; Mauritius (1097), inviato da papa Pasquale II per rimettere ordine negli affari religiosi di Terra Santa.

Fu probabilmente Formoso che nella seconda metà del IX secolo trasferì la sede della diocesi nell'isola Tiberina, dove sorse la nuova cattedrale della diocesi. Il territorio originario della diocesi, soggetto alle invasioni dei saraceni e spopolato, fu invece abbandonato. Nel 1018 la bolla Quoties illa di papa Benedetto VIII riferisce ormai di un totale abbandono e del definitivo trasferimento della cattedrale e dell'episcopio nella basilica di San Bartolomeo all'Isola.

Storicamente, i vescovi di Porto divennero i secondi cardinali del Sacro Collegio, dopo quelli di Ostia che furono i primi.

Selva Candida - Santa Rufina

Le prime testimonianze di Santa Rufina come sede episcopale risalgono al quinto secolo, quando il suo vescovo Adeodatus (501) presenziò ai concili tenuti da papa Simmaco; il Vescovo Valentino, Vicario di Roma durante l'assenza di papa Vigilio ebbe le mani tagliate da Totila. Fra gli altri Vescovi di Santa Rufina sono da ricordare: Tiberius (594), Ursus (680), Nicetas (710), Hildebrandus (906), e Petrus II (1026 - 1049) che si vide confermare la giurisdizione sulla Città Leonina, Trastevere, e l'Isola Tiberina. La residenza dei vescovi di Selva Candida era sull'Isola Tiberina accanto alla chiesa dei santi Adalberto e Paolino, mentre quella dei Vescovi di Porto era sulla stessa isola vicino alla chiesa di San Giovanni. I vescovi di Selva Candida, inoltre, giungendo i confini della diocesi fino al fiume Tevere, godevano di grandi prerogative relative alle celebrazioni nella Basilica di San Pietro in quanto si trovava all'interno del territorio della diocesi. Questi privilegi furono gradualmente aboliti solo dopo la fine della cattività avignonese, quando i pontefici trasferirono la propria residenza dal Laterano al Vaticano.

Il più famoso di questi prelati fu il cardinale Umberto di Selva Candida (1057 - 1063) che accompagnò papa Leone IX dalla Borgogna a Roma; fu inviato a Costantinopoli per ricomporre le controversie fatte sorgere da Michele Cerulario. Si scagliò contro gli errori dei greci e contro Berengario (1051-1063). L'ultimo vescovo di questa sede fu Mainardo.

Porto e Santa Rufina

Papa Callisto II (1119-1124) unì la sede di Porto all'altra sede suburbicaria di Selva Candida (Santa Rufina).

Fra i cardinali vescovi più noti delle sedi unite possiamo ricordare: Pietro (1116 - 1123); Theodevinus (1133), tedesco, inviato in varie missioni in Germania ed in Terra Santa; Bernardo (1159) che si adoperò per portare la pace tra papa Adriano IV e Barbarossa; Theodinus (1177) che esaminò la causa di San Tommaso Becket; Cencio Savelli (1219); Romano Bonaventura (1227) che ottenne la conferma di tutti i diritti della sua sede; Ottone Candido (1243), dei marchesi di Monferrato, inviato in molte occasioni come legato di papa Innocenzo IV presso Federico II; Robert Kilwardby, già arcivescovo di Canterbury, avvelenato a Viterbo (1280); Matteo d'Acquasparta (1290), già generale francescano e rinomato teologo; Giovanni Minio (1302), generale francescano; Giacomo Arnaldo d'Euse (1312) futuro papa Giovanni XXII; Pietro Orsini (1374) che in seguito aderì allo Scisma d'Occidente.

Il 28 luglio 1452 la diocesi di Santa Rufina fu separata dalla sede suburbicaria di Porto, ma già l'anno successivo, dopo la morte del cardinale Francesco Condulmer le due sedi furono riunite.

In seguito occuparono la sede: Rodrigo Borgia (1476) futuro papa Alessandro VI; Gian Pietro Carafa (1553) futuro papa Paolo IV; Alessandro Farnese il giovane (1578); Ulderico Carpegna (1675) che lasciò un'eredità per sostenere le spese delle missioni popolari da tenersi ogni quattro anni; Pietro Ottoboni (1687), futuro Papa Alessandro VIII; Flavio Chigi (1693) che ampliò ed abbellì la cattedrale; Vicenzo Maria Orsini (1715), futuro papa Benedetto XIII; Bartolomeo Pacca (1821).

Dal XVI secolo la sede di Porto e Santa Rufina fu riservata al vice-decano del Collegio cardinalizio; quando il decano cessava dal suo servizio per decesso o per elezione al papato, gli succedeva il cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina, che optava per la sede suburbicaria di Ostia e Velletri, che era propria del decano. Questo fatto comportò episcopati generalmente molto brevi.

All'inizio del XIX secolo la diocesi si trovava ancora in uno stato di abbandono, tanto che il suo vescovo Leonardo Antonelli la definì «uno scheletro arido e spolpato», indicandone le cause del declino nelle invasioni saracene del Medioevo e nell'insalubrità del clima. La diocesi era spopolata, come ancora la si troverà nel 1853, quando un censimento registrerà appena 3.030 abitanti affidati a 12 parrocchie.

Il 10 dicembre 1825 Civitavecchia fu separata dalla diocesi di Viterbo e Toscanella e unita a quella di Porto e Santa Rufina, ma il 14 giugno 1854, fu nuovamente resa indipendente e unita a Corneto (odierna diocesi di Civitavecchia-Tarquinia).

Deve essere ricordato anche il cardinale Luigi Lambruschini che restaurò la cattedrale ed il palazzo vescovile di Porto.

Il 5 maggio 1914 papa Pio X, con il motu proprio "Edita a Nobis", abolì il conferimento della sede di Porto e Santa Rufina al vice decano del Collegio cardinalizio. Lo stesso motu proprio stabilì che da quel momento in poi il decano del Sacro Collegio avrebbe unito la sede di cui era titolare con quella di Ostia e conseguentemente gli episcopati dei vescovi di Porto e Santa Rufina hanno cessato di essere particolarmente brevi.

Nel 1921 la popolazione della diocesi era pari a circa 10.000 abitanti, a cui se ne aggiungevano circa 12.000 che vi risiedevano stagionalmente per i lavori agricoli. Sorgevano 19 parrocchie. Il territorio rimase pressoché spopolato fino alle bonifiche degli anni trenta, che debellarono la malaria.

Nel 1926 il gesuita tedesco Leopold Fonck diede inizio alla costruzione di una chiesa che avrebbe voluto dedicare a santa Margherita Maria Alacoque, i lavori rimasero incompiuti fino a quando nel 1948 il cardinale Tisserant non li riprese. Nel giro di due anni la costruzione fu completata e dedicata ai Sacri Cuori di Gesù e Maria il 25 marzo 1950, divenendo la cattedrale della diocesi.

Con la nomina dell'arcivescovo Andrea Pangrazio il 2 febbraio 1967, ha avuto inizio la serie di vescovi suburbicari residenziali, non cardinali, in conformità al motu proprio "Suburbicariis Sedibus" dell'11 aprile 1962.

Il 30 settembre 1986 la diocesi ha assunto la denominazione di sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina.

Cronotassi dei vescovi

Vescovi di Porto

Vescovi di Santa Rufina (o Selva Candida)

Vescovi di Porto e Santa Rufina

Vescovi di Porto e Santa Rufina e Civitavecchia

Vescovi di Porto e Santa Rufina

Cardinali vescovi con titolo di Porto-Santa Rufina

Vescovi di Porto-Santa Rufina

Statistiche

La diocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 392.000 persone contava 394.000 battezzati, corrispondenti al 99,4% del totale. Il numero degli abitanti è in rapida crescita a motivo della forte e continua espansione abitativa della città di Roma fuori del Grande Raccordo Anulare.

Collegamenti esterni

Suggerimenti



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