Chiesa Cattolica in Argentina

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Chiesa cattolica in Argentina
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Anno 2005
Cristiani
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Cattolici 34.480.000
Battezzati
Popolazione 38.631.000
Dati su Catholic hierarchy
Categoria:Chiesa cattolica in Argentina
« Circa l'80% degli argentini si dice cattolico, ma la domenica si accosta ai sacramenti solo il 7-8%. È un dato indicativo. C'è un generale riconoscimento della Chiesa come istituzione, specialmente per quello che fa in campo sociale. Le statistiche parlano della Chiesa come di una delle istituzioni più avvalorate dagli argentini (...) ma non vi è una pratica coerentemente cristiana. Uno dei tesori più importanti è quello della religiosità popolare: una riserva spirituale che va evangelizzata e fondata nella parola di Dio. (...) Qualche anno fa, in un documento sull'evangelizzazione, abbiamo definito la secolarizzazione, questa indifferenza a Dio, questo vivere come se Dio non ci fosse, "la sfida più importante tra di noi". (...) Non è soltanto un'indifferenza, ma in qualche caso c'è un'avversione e un rifiuto. Sono piccoli gruppi, ma influenti e appoggiati dai media. Il nostro governo non ha una disposizione positiva verso la Chiesa. Qualche volta ci accusano di essere l'opposizione, ma questo non è il nostro compito e nemmeno vogliamo essere opposizione di qualcuno, soltanto del peccato e del diavolo. »
(Intervista di Luca Pezzi a Carlos María Franzini, vescovo di Rafaela, 8 maggio 2009, in Tracce.it[1])
Alcuni Vescovi dell'Argentina in visita ad limina con Papa Benedetto XVI nell'aprile 2009
La Basilica di Nuestra Señora de Luján, santuario nazionale dell'Argentina

La Chiesa cattolica in Argentina conta circa 34 milioni di battezzati pari all'85% della popolazione del paese.

L'evangelizzazione dell'Argentina iniziò con le spedizioni coloniali spagnole del XVI secolo. Attualmente (2010) il Paese è suddiviso in 13 provincie ecclesiastiche. Sede primaziale è l'Arcidiocesi di Buenos Aires.

Cenni storici

Exquisite-kfind.png Vedi la voce: Storia della Chiesa cattolica in Argentina

Dominazione spagnola

Gli inizi e gli sviluppi della storia della Chiesa cattolica in Argentina si intrecciano con le vicende della conquista spagnola nell'America del Sud.

La prima diocesi creata nel territorio dell'attuale argentina fu quella di Córdoba del Tucumán, con la bolla di Papa Pio V Super specula militantis Ecclesiae del 14 maggio 1570.

Politicamente per più di due secoli il territorio argentino fece parte del Vicereame del Perú[2], fino al 1776, quando durante il regno di Carlo III di Spagna cominciò a far parte del Vicereame del Río de la Plata con capitale Buenos Aires[3].

Le riduzioni

Localizzazione delle missioni dei Gesuiti negli attuali territori dell'Argentina, Brasile e Paraguay

Nel periodo coloniale furono particolarmente importanti dal punto di vista della Storia della Chiesa le missioni dei gesuiti presso i guaraní, i guaycurúes ed altre popolazioni indigene vicine geograficamente ed affini culturalmente. Queste missioni, chiamate reducciones ("riduzioni"), furono create nel XVII secolo nei territori della corona spagnola, e precisamente nelle zone attualmente pertinenza degli stati dell'Argentina, del Brasile, dell'Uruguay e del Paraguay. Almeno metà di queste riduzioni rientravano nel territorio dell'attuale nazione argentina.

Caratteristica di queste missioni gesuitiche fu il loro isolamento e la loro speciale organizzazione: la terra era proprietà comune dei soli indigeni, e la proprietà privata era ridotta al minimo indispensabile; il nutrimento, il vestito e l'alloggio erano uguali per tutti; la direzione e la giurisdizione spirituale e, praticamente, anche quella temporale, era responsabilità dei missionari; per l'amministrazione temporale inferiore furono deputati organi scelti dal comune; le eccedenze dalla produzione agricola e dell'allevamento venivano vendute agli spagnoli per poter approvvigionarsi di beni non disponibili, e per poter pagare le tasse alla corona spagnola.

Dal punto di vista architettonico le singole riduzioni si assomigliavano: al centro della missione c'era la piazza principale con la chiesa, la casa dei missionari, la scuola, i laboratori e il magazzino comune; dalla piazza partivano le vie rettilinee con le case.

La religione era l'elemento principale della vita pubblica della comunità. Funzioni sacre iniziavano e concludevano la giornata, i giorni festivi erano celebrati solennemente con musica, canti sacri e rappresentazioni teatrali. Ogni riduzione formava, insomma, una società compatta di indigeni cristiani diretta dai missionari, con una precisa organizzazione teocratica e comunitaria.

L'esperienza delle riduzioni, pur avendo avuto il suo limite nell'esagerata tutela esercitata e nel formalismo religioso e civile, fu significativa per i risultati ottenuti nel campo dell'educazione religiosa e morale, della stabilità dei popoli, della colonizzazione e della cultura.

L'espulsione dei gesuiti

Dopo l'espulsione dei gesuiti, avvenuta nel 1767, la cura pastorale delle popolazioni indigene nei territori sui quali erano presenti le riduzioni fu affidata a Francescani, Domenicani e Mercedari. Dal punto di vista politico furono creati, dal 1768 in poi, governatorati e provincie che facevano riferimento, con autonomie più o meno forti a seconda dei periodi, o a Buenos Aires o ad Asunción. Il 28 gennaio 1782 fu creata la "Provincia delle trenta popolazioni delle Missioni guaraní", che dal punto di vista della giurisdizione ecclesiastica dipendeva dal Vescovo di Asunción o di Buenos Aires a seconda dell'ubicazione delle riduzioni al di qua o al di là del fiume Paraná.

Con i moti rivoluzionari della prima metà del XIX secolo i vari territori sui quali erano presenti le riduzioni diventarono argentini, brasiliani o paraguayani.

XIX secolo

Con la cosiddetta Rivoluzione di maggio del 1810[4] iniziò anche la storia dei complessi rapporti tra la Chiesa e lo Stato argentino. Furono subito molti i segnali della volontà da parte dei vari governi di Buenos Aires di limitare i poteri della Chiesa in materia civile. Un decreto del 23 marzo 1813 abolì il Tribunale dell'Inquisizione in tutte le città nel territorio delle Province Unite del Río de la Plata, privando così la Chiesa di un potente strumento di controllo culturale. Il 4 giugno dello stesso anno, poi, l'Assemblea Generale dichiarò che lo Stato era indipendente da ogni autorità ecclesiastica che esistesse al di fuori del suo territorio. Per circa vent'anni dopo la Rivoluzione, in effetti, il nuovo Stato non stabilì relazioni diplomatiche con la Sede Apostolica. Roma, infatti, non volendo creare conflitti diplomatici con la Corona spagnola, non sostenne i movimenti indipendentistici di quegli anni in Sud America, e Leone XII nel 1824, con la lettera enciclica Etsi iam diu, addirittura li condannò.

Durante il governo di Martín Rodríguez (1820-1824) ci fu il progetto di sottoporre il clero al controllo statale e di abolire la decima in cambio del diretto sostegno finanziario alla Chiesa. Il disegno di legge si prefissava di eliminare l'influenza culturale della Chiesa nelle scuole e nelle università. Il progettò fallì grazie alla resistenza degli ordini religiosi locali e dei settori della classe politica e dell'opinione pubblica più vicini alla Chiesa.

Nel 1837, poi, Juan Manuel de Rosas ostacolò qualunque tentativo di stabilimento di relazioni diplomatiche, ordinando che nessuna autorità religiosa o civile della provincia di Buenos Aires potesse riconoscere od obbedire a documenti pontifici posteriori il 25 maggio 1810 senza l'autorizzazione del dipartimento degli affari esteri della nazione.

Plaza de Mayo, a Buenos Aires, nel giorno del Giuramento sulla Costituzione, nel 1854; dagherrotipo di Charles DeForest Fredericks, Museo Histórico Nacional (Argentina)

La Costituzione argentina del 1853 consentì la libertà religiosa e, nonostante il fatto che molti dei suoi estensori fossero massoni, stabilì alcune norme che lasciavano intendere una particolare attenzione dello Stato per la Chiesa cattolica. In particolare, la Costituzione stabilì che lo Stato dovesse sostenere la religione cattolica, e che il Presidente e il Vicepresidente della nazione dovessero essere cattolici. A fronte di queste concessioni, tuttavia, si stabiliva anche che i Vescovi dovessero essere proposti al Papa su designazione del Presidente della nazione e su una terna proposta dal Senato, che il Presidente avesse la facoltà di consentire o rifiutare la diffusione di bolle, brevi e rescritti del Papa, e che il Congresso potesse legiferare sul sistema del patronato, e che avesse inoltre la possibilità di accettare o rifiutare concordati e nuovi ordini religiosi all'interno del Paese.

Nel 1884 cominciò la questione dell'istruzione religiosa nelle scuole, problema che segnò anche in seguito la storia dei rapporti tra Stato e Chiesa in Argentina per decenni fino ai tempi recenti. In quell'anno il presidente Julio Argentino Roca supportò la Legge 1420 che sosteneva la libertà e laicità dell'istruzione pubblica. L'opposizione della Chiesa in quell'occasione portò alla espulsione del Nunzio Apostolico, alla rimozione dei Vescovi dissidenti, e alla rottura delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede; esse furono ristabilite solo col secondo mandato di Roca nel 1898[5].

Problematica fu pure per la Chiesa l'approvazione della legge sul matrimonio civile approvata nel 1889 sotto la presidenza di Miguel Juárez Celman. L'Arcivescovo di Buenos Aires, Federico Aneiros, scrisse un documento nel quale spiegava perché il matrimonio civile fosse concubinato, il Vicario capitolare di Cordoba esortò il popolo ad ignorare la legge, la Santa Sede inviò istruzioni, e diversi sacerdoti che avevano amministrato i Sacramenti a fedeli sposati solo civilmente furono puniti.

XX secolo

Juan Domingo Perón con l'Arcivescovo di Buenos Aires cardinale Santiago Luis Copello, ottobre 1949

Nell'ottobre del 1934 si tenne a Buenos Aires il Congresso Eucaristico Internazionale. Legato Pontificio fu in quell'occasione Eugenio Pacelli. Dopo il Congresso fu nominato il primo cardinale argentino e furono create tre nuove province ecclesiastiche. Questo interesse da parte di Roma nei confronti della Chiesa argentina fu interpretato come un sostegno ed una approvazione della politica nazionalsocialista del governo. In questo contesto di "buoni rapporti" la Chiesa ne approfittò per ritornare sulla questione dell'istruzione religiosa nelle scuole. Di fatto il conservatore Agustín Pedro Justo sostenne il progetto di revisione della legge sull'educazione, progetto che portò, nel 1943, all'obbligo da parte delle scuole pubbliche di organizzare lezioni di educazione religiosa.

La dittatura di Perón

Di particolare importanza nella storia della Chiesa argentina è il rapporto che questa ebbe con il peronismo[6]. Il governo di Juan Domingo Perón (1946-1955) in un primo momento fu legato alle Forze Armate. L'esercito e la Chiesa erano all'epoca considerati il baluardo contro le ideologie socialiste e comuniste. La Chiesa, inoltre, sosteneva la dottrina politica della "giustizia sociale", e condivideva col peronismo l'idea che fosse compito dello Stato mediare nei conflitti di classe e livellare le diseguaglianze sociali.

Ci furono, tuttavia, settori della Chiesa cattolica che accusavano il peronismo di statalismo per l'eccessiva interferenza del governo nazionale nella vita privata e in contesti che non gli competevano. Il motivo della critica era dovuto anche al fatto che spesso lo Stato invadeva le sfere tradizionalmente di competenza della Chiesa nel momento in cui si interessava, ad esempio, dei piani di assistenza e della pubblica educazione.

Nel 1946 il Senato approvò una legge che riaffermava e confermava tutti i decreti stabiliti dalla giunta militare del precedente governo dittatoriale. Tra questi decreti c'era anche la legge sull'istruzione religiosa obbligatoria varata nel 1943. Questa legge era stata duramente discussa alla Camera dei Deputati, ed era passata solo grazie al voto dei peronisti. Gli argomenti che apportarono a favore della legge furono nazionalistici ed antiliberali: si sottolineò il legame esistente tra l'identità della nazione e il profondo cattolicesimo della Spagna, e si enfatizzò il ruolo che la religione avrebbe avuto nella formazione delle coscienze e della società.

Questa riaffermazione della legge sull'educazione religiosa, tuttavia, limitò i poteri della Chiesa dando ragione a coloro che all'interno della stessa Chiesa tacciavano il peronismo di statalismo: i programmi scolastici e i contenuti dei libri di testo erano responsabilità dello Stato, il quale avrebbe potuto consultare le autorità ecclesiastiche qualora ce ne fosse stato bisogno; le altre materie scolastiche continuarono ad essere insegnate secondo lo spirito della Legge 1420 del 1884, e quindi continuarono a seguire la tradizione laicista dello stile di formazione argentina; l'educazione scolastica divenne un mezzo di propaganda per il culto della personalità del Presidente e di sua moglie Eva; nel giugno 1950, infine, Perón nominò Armando Méndez San Martín, un massone anticattolico, Ministro della Pubblica Istruzione.

Durante il suo secondo mandato Perón non condivise l'aspirazione della Chiesa di promuovere partiti politici cattolici. Nel 1954 il governo soppresse l'educazione religiosa nelle scuole, tentò di legalizzare la prostituzione, di far passare una legge sul divorzio, e di promuovere un emendamento costituzionale per separare Stato e Chiesa. Perón, poi, accusò pubblicamente vescovi e clero di sabotaggio.

La Chiesa di Sant'Ignazio, a Buenos Aires, distrutta dai peronisti il 15 giugno 1955

Il 14 giugno 1955, durante la festa del Corpus Domini, i vescovi Manuel Tato e Ramón Novoa fecero discorsi antigovernativi. Durante quella stessa notte gruppi di peronisti attaccarono e bruciarono le chiese di Buenos Aires.

Vittime del bombardamento in Plaza de Mayo del 16 giugno 1955

In questo contesto di tensione il 16 giugno 1955 un aereo della flotta navale bombardò Plaza de Mayo, uccidendo centinaia di civili e dando inizio alla cosiddetta "Libertadora Revolución", sostenuta dai settori antiperonisti delle forze armate, per la maggior parte cattolici, e anche da alcuni settori della Chiesa, e che portò al colpo di stato che depose Perón.

Dopo Perón

Dal 1955 al 1973 si susseguirono colpi di stato che condussero l'Argentina in un clima di violenza e instabilità. Fu in questo periodo, durante il regime dittatoriale di Juan Carlos Onganía, che gli accordi tra la Chiesa cattolica e lo Stato furono formulati in un Concordato. Il 16 ottobre 1966 il Concordato fu firmato dal cancelliere Nicanor Costa Méndez e dal Nunzio Umberto Mozzoni. Questi accordi fecero superare il sistema del Patronato, diedero alla Chiesa il diritto di creare o modificare diocesi sul territorio nazionale, di nominare direttamente i Vescovi, e di avere libera comunicazione interna. Al Presidente fu lasciato il solo diritto di opporsi alla nomina dei Vescovi. Il Concordato fu ratificato dalla Santa Sede il 28 gennaio 1967[7].


La richiesta di perdono della Chiesa argentina per le colpe avute negli anni della dittatura militare
In occasione del Congresso Eucaristico Nazionale tenuto a Cordova dall'8 al 10 settembre 2000 davanti ad una folla di 150.000 fedeli il presidente della Conferenza episcopale argentina Estanislao Esteban Karlic, arcivescovo di Paraná, presiedette una celebrazione di richiesta di perdono che riguardava otto dimensioni critiche che la chiesa aveva avuto nella sua prassi ecclesiale (peccati contro l'unità richiesta da Dio al suo popolo, contro il servizio della verità, contro il Vangelo della vita, contro la dignità umana, contro i diritti dell'uomo, contro l'integrità della persona in rapporto alla vita sociale, contro il rispetto per le culture e le etnie, contro lo spirito di rinnovamento del Concilio Vaticano II). Riguardo alla violazione dei diritti umani e alla Guerra sporca (1976-1983) così pregò:
« Poiché sentiamo il dolore di fronte alla violazione dei diritti umani fondamentali. Poiché il male della violenza, frutto di ideologie di segno opposto, si è presentato in diversi momenti politici, specialmente nella violenza della guerriglia e dell'illegittima repressione che hanno afflitto il nostro paese. Poiché in diversi momenti della nostra storia siamo stati indulgenti verso le posizioni totalitarie, violando le libertà democratiche che scaturiscono dalla dignità umana. Poiché attraverso azioni od omissioni abbiamo discriminato molti dei nostri fratelli, senza impegnarci sufficientemente nella difesa dei loro diritti. Supplichiamo Dio, Signore della storia, che accetti il nostro pentimento e sani le ferite del nostro popolo. O Padre, abbiamo il dovere di ricordare davanti a te quelle azioni drammatiche e crudeli. Ti chiediamo perdono per il silenzio dei responsabili e per la partecipazione effettiva di molti dei tuoi figli in tale scontro politico, nella violenza contro le libertà, nella tortura e nella delazione, nella persecuzione politica e nell'intransigenza ideologica, negli scontri e nelle guerre, nella morte assurda che ha insanguinato il nostro paese. Padre buono e pieno di amore, perdonaci e concedi a noi la grazia di rifondare i vincoli sociali e di sanare le ferite ancora aperte nella tua comunità. »
(Cfr. Lorenzo Prezzi, Argentina-Chiesa: il "mea culpa" atteso, in Il Regno attualità 16 (2000) 561)

Dopo il brevissimo periodo del ritorno di Perón al potere e, dopo la sua morte, della Presidenza della sua seconda moglie María Estela Martínez de Perón, il 24 marzo 1976 con un colpo di stato si insediò una dittatura denominata "Proceso de Reorganización Nacional" e governata da una giunta militare.

Il "Proceso de Reorganización Nacional" fu protagonista tra il 1976 e il 1983 della cosiddetta "Guerra sporca", una sorta di terrorismo di Stato che, nel tentativo di eliminare la dissidenza, violò i diritti umani e si rese responsabile della sparizione di decina di migliaia di cittadini (i cosiddetti desaparecidos). Anche se la complessità di questi anni, dal punto di vista storico, è difficile da valutare, di fatto questa dittatura poté contare sull'appoggio degli Stati Uniti e sulla tolleranza dei paesi europei, dell'Unione Sovietica e anche della gerarchia cattolica argentina[8].

Dopo la "Guerra delle Malvinas" del 1982 la dittatura militare perse consenso e nel 1983 fu ristabilita la democrazia.

La Chiesa continuò ad avere un ruolo di primo piano nella vita sociale del Paese e dovette confrontarsi con le politiche dei diversi governi che si avvicendarono al potere. La legge sul divorzio del 1987, in particolare, e poi i diversi progetti sull'educazione scolastica, e i tentativi di legalizzazione dell'aborto e delle unioni omosessuali hanno visto in questi ultimi vent'anni la Chiesa argentina impegnata in un confronto aperto e franco con le istituzioni civili.

Particolarmente rilevante è stata la riforma costituzionale del 1994, con la quale il Concordato del 1966 è stato valutato come un trattato internazionale e per questo avente la priorità sulle leggi nazionali. È stata questa riforma ad eliminare il requisito costituzionale per il Presidente di essere di religione cattolica.

Evoluzione dell'organizzazione ecclesiastica

La prima diocesi creata nel territorio dell'attuale argentina fu quella di Córdoba del Tucumán con la bolla di Papa Pio V Super specula militantis Ecclesiae del 14 maggio 1570. La sede della diocesi fu stabilita a Santiago del Estero[9] e la sua giurisdizione si estendeva sulla regione di Tarija, oggi in Bolivia, e sulle attuali province di Córdoba, Catamarca, La Rioja, Tucumán, Santiago del Estero, Salta e Jujuy.

Con il decreto reale del 16 dicembre 1617 la Provincia di Río de la Plata fu divisa in due: alla Provincia di Guairá (o Paraguay), con capitale Asunción, furono assegnate le città di Villarrica del Espíritu Santo e Santiago de Jerez; all'altra Provincia, alla quale restò il nome di Río de la Plata, con capitale Buenos Aires, furono assegnate le città di Santa Fe, San Juan de Vera de las Siete Corrientes e Concepción del Bermejo, nel Chaco, città oggi scomparsa.

Organizzazione territoriale ecclesiastica in Sud America dal 1620 al 1806
Organizzazione politico-amministrativa in Sud America nel 1776
Organizzazione territoriale ecclesiastica in Argentina nel 1960

L'eccessiva estensione della nuova Provincia di Río de la Plata fece nascere la necessità di una indipendenza anche dal punto di vista giuridico ecclesistico. Già nel 1587 il domenicano Alonso Guerra, Vescovo di Asunción, aveva chiesto al Re la creazione di una nuova diocesi con sede a Buenos Aires. La stessa richiesta fu fatta nel 1608 dal vescovo Reginaldo de Lizárraga trovando però la ferma opposizione del Governatore Negrón. Solo il 30 marzo 1620 Papa Paolo V creò su proposta di Filippo III la diocesi di Buenos Aires suffraganea dell'Arcidiocesi di Charcas. I limiti della sua giurisdizione nella parte orientale delle attuali provincie di Córdoba e di Santiago del Estero erano imprecisi; certamente comprendevano tutti gli attuali territori delle province di Santa Fe, Corrientes, Entre Ríos, Buenos Aires, Misiones, e i territori della Patagonia, dell'Urugay, di Río Grande e Santa Caterina (Brasile).

La provincia di Cuyo (Mendoza, San Juan, San Luis e gran parte del territorio di Neuquén), che si separò politicamente dal governatorato del Cile il 19 agosto 1776 in occasione della creazione del Viceregno del Río de la Plata, ecclesiasticamente continuò a dipendere da Santiago del Cile fino al 1809, anno in cui venne resa esecutiva la bolla del 27 marzo 1806 con la quale si creava la diocesi di Salta; la provincia di Cuyo fu quindi separata dalla giurisdizione di Santiago del Cile e fu affidata alla giurisdizione del vescovado di Córdova.

Con la bolla Regalium Principum, del 27 marzo 1806, Pio VII creò il vescovado di Salta, la giurisdizione del quale si estendeva al distretto di Tarija distaccato dall'arcivescovado di Charcas e che nel 1826 fu reso autonomo, le province attuali di Salta, Jujuy, Catamarca, Tucumán e Santiago del Estero, distaccate dal vescovado di Córdoba al quale fu contestualmente affidato il territorio della ononima provincia.

Tutte le attuali province della Patagonia furono inserite nella giurisdizione del vescovado di Buenos Aires. L'attuazione della bolla di Pio VII fu completata il 14 aprile 1809.

L'8 ottobre 1809 prese possesso della diocesi di Córdoba Rodrigo Antonio de Orellana. Uno dei suoi primi atti di governo fu di erigere in Vicarie Foranee le sedi parrocchiali della città di Mendoza, San Juan e San Luis.

Leone XII nominò il 15 dicembre 1828 Justo de Santa María de Oro vescovo titolare di Taumaco e il 22 dicembre con la lettera Apostolici Vicario Apostolico di San Juan de Cuyo.

Il 14 agosto 1832 Gregorio XVI eresse in Vicariato Apostolico tutto il territorio della parte orientale dell'Uruguay, designando vicario apostolico Dámaso Larrañaga, con sede nella città di Montevideo, rendendolo così indipendente da Buenos Aires. Il 15 luglio 1878 fu elevata a sede episcopale. Papa Gregorio XVI con la bolla Ineffabili Dei providentia, del 19 settembre 1834, eresse poi la nuova diocesi di San Juan de Cuyo che comprendeva le province di San Juan, Mendoza, San Luis e Neuquén.

La quinta diocesi argentina ad essere eretta fu quella di Paraná. L'erezione fu dovuta a causa delle difficoltà che l'arcidiocesi di Buenos Aires aveva di governare su province che in quel periodo erano dal punto di vista politico nemiche di Buenos Aires. Dal delegato apostolico di Rio de Janeiro il 18 marzo 1854 fu nominato Leonardo Acevedo Pro-Vicario Apostolico. Il 4 agosto 1858 fu eretto in Vicariato apostolico tutto il territorio compreso tra le province di Santa Fe (con Chaco e Formosa), Entre Ríos, Corrientes e Misiones, separandole così dalla diocesi di Buenos Aires. Il 13 giugno (secondo alcuni 19 luglio) 1859 Pio IX elevò il Vicariato a Vescovado con sede a Paraná, capitale di Entre Ríos, con la bolla Vel a primis.

Queste prime cinque diocesi - Buenos Aires, Córdoba, Salta, San Juan e Paraná - erano suffraganee della sede metropolitana di Charcas (o Chuquísaca o la Plata o Sucre) in Bolivia. Pio IX, accogliendo la richiesta del presidente della Repubblica Bartolomé Mitre, con bolla del 5 marzo 1865 creò la nuova provincia ecclesiastica della Santissima Trinità di Buenos Aires, elevando a sede metropolitana la sede di Buenos Aires della quale furono suffraganee le diocesi esistenti nel territorio argentino e tutte quelle che furono create fino al 1934.

Leone XIII con la bolla In Petri Cathedra del 15 febbraio 1897 creò tre nuove diocesi: La Plata, separata dall'arcidiocesi di Buenos Aires con sede nella città ononima e che comprendeva tutto il territorio della provincia di Buenos Aires e il governatorato di La Pampa; Santa Fe, separata dalla diocesi di Paraná, con sede a Santa Fe e la cui giurisdizione si estendava sulla provincia ononima e su quelle di Chaco e Formosa; Tucumán, separata dalla diocesi di Salta, con sede nella capitale della provincia ononima, e la cui giurisdizione si estendeva sulle provicie di Tucumán, Santiago del Estero e Catamarca.

Il 25 marzo 1907 Pio X creò la diocesi di Santiago del Estero, smembrandola dalla diocesi di Tucumán; il 5 febbraio 1910 sempre Pio X separò il territorio della provincia di Corrientes e di Misiones dalla giurisdizione ecclesiastica dalla diocesi di Paraná, elevando Corrientes a sede episcopale, ed eresse la nuova diocesi di Catamarca, che comprendeva il territorio della provincia di Catamarca separandolo dalla giurisdizione delladiocesi di Tucumán e il territorio di Los Andes che era parte del territorio della diocesi di Salta. A causa delle grandi difficoltà di comunicazione, però, il territorio di Los Andes il 22 maggio 1920 ritornò a Salta. Quando poi si estinse civilmente il governatorato di Los Andes, la Sacra Congregazione Concistoriale dispose con il decreto del 2 luglio 1944 che i dipartimenti di Susques (o del Norte) fosse incorporata nella diocesi di Jujuy (creata nel 1934), e il dipartimento di Antofagasta della Sierra fosse aggregata alla diocesi di Catamarca lasciando all'arcidiocesi di Salta i dipartimenti di Pastos Grandes (o del Centro) e San Antonio de los Cobres.

Il 19 dicembre 1929 la diocesi di Asunción del Paraguay, fino ad allora suffraganea dell'arcidiocesi di Buenos Aires, fu elevata alla dignità metropolitana dando vita così alla nuova provincia ecclesistica del Paraguay.

Pio XI, con la bolla Nobilis Argentinae Nationis del 20 aprile 1934 elevò a sedi arcivescovili le diocesi di Córdoba, Salta, San Juan, Paraná, La Plata, Santa Fe e creò le nuove diocesi di Mendoza (province di Mendoza e di Neuquén), San Luis, La Rioja, Jujuy (con la giurisdizione sulle province ononime), Viedma (con giurisdizione su tutta la Patagonia, separandola così dall'arcivescovado di Buenos Aires), Azul, Bahía Blanca e Mercedes (con giurisdizione sul territorio della provincia di Buenos Aires che era affidato a La Plata e, per le ultime due, la giurisdizione su La Pampa, divisa a metà tra le due diocesi), Río Cuarto (separata dall'arcidiocesi di Córdoba e con giurisdizione sui dipartimenti meridionali della provincia ononima), Rosario (con giurisdizione su parte della provincia e del territorio dell'arcivescovado di Santa Fe).

Furono così costituite sette province ecclesiastiche: Buenos Aires con suffraganee Azul e Mercedes; Córdoba, con Río Cuarto e La Rioja, Salta, con Catamarca e Jujuy, San Juan de Cuyo, con Mendoza e San Luis, Paraná, con Corrientes e Santiago del Estero, La Plata, con Bahía Blanca e Viedma, Santa Fe con Tucumán e Rosario.

Con la bolla Ecclesiarum omnium cura di Pio XII del 3 aprile 1939 fu creata la diocesi di Resistencia, con giurisdizione sui territori del Chaco e Formosa che furono separati dall'arcidiocesi di Santa Fe. Sede episcopale fu stabilita a Resistencia e divenne suffraganea di Santa Fe.

Il 3 marzo 1947 con la bolla Maxime quidem iuvat ancora Pio XII creò la diocesi di San Nicolás de los Arroyos, con sede nella città ononima assegnandole Baradero, Bartolomé Mitre, Campana, Colón, Exaltación de la Cruz, Pergamino, Ramallo, San Antonio de Areco, San Nicolás, San Pedro e Zárate, finora parte dell'arcidiocesi di La Plata, e Rojas e Salto, che erano parte della diocesi di Mercedes.

L'11 febbraio 1957 lo stesso Pio XII con la bolla Quandoquidem adoranda creò due nuove province ecclesiastiche elevando Tucumán e Bahía Blanca ad arcidiocesi ed eresse dodici nuove diocesi: Comodoro Rivadavia, dismembrando il suo territorio dalla diocesi di Viedma e costituendola suffraganea di Bahía Blanca; Formosa, dismembrandola da Resistencia e costituendola suffraganea di Santa Fe; Gualeguaychú, dismembrandola da Paraná e rendendola suffraganea della stessa arcidiocesi; Lomas de Zamora, dismembrata da La Plata e resa suffraganea della stessa arcidiocesi; Mar del Plata, con territorio in parte dismembrato da La Plata e in parte da Bahía Blanca, e resa suffraganea di La Plata; Morón, dismembrata da La Plata e resa suffraganea della stessa; Santo Domingo de Nueve de Julio, dismembrata in parte dalla diocesi di Azul e in parte da quella di Mercedes, resa suffraganea di Buenos Aires; Posadas, dismembrata da Corrientes e costituita suffraganea di Paraná; Reconquista, dismembrata da Santa Fe e resa suffraganea della stessa; San Isidro, con territorio dismembrato in parte dalla Arcidiocesi di La Plata e in parte dalla diocesi di San Nicolás de los Arroyos, resa suffraganea di Buenos Aires; Santa Rosa, dismembrata da Mercedes e Bahía Blanca e resa suffraganea di quest'ultima; Villa María, dismembrata da Córdoba e costituita suffraganea della stessa arcidiocesi.

Organizzazione territoriale ecclesiastica in Argentina nel 2010

Il 10 aprile 1961 Giovanni XXIII elevò ad Arcidiocesi Corrientes e Mendoza creando nel contempo undici nuove diocesi: Añatuya, ricavandone il territorio dalla diocesi di Santiago del Estero e rendendola suffraganea di Tucumán; Avellaneda, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di La Plata e dalla diocesi di Lomas de Zamora e rendendola suffraganea di Buenos Aires; Concordia, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Paraná e rendendola suffraganea della stessa arcidiocesi; Goya, ricavandone il territorio dalla arcidiocesi di Corrientes e rendendola suffraganea della stessa arcidiocesi; Neuquén, ricavandone il territorio dalla diocesi di Viedma e rendendola suffraganea della Arcidiocesi di Mendoza; Orán, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Salta e rendendola suffraganea della stessa arcidiocesi; Rafaela, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Santa Fe e dalla diocesi di Reconquista e resa suffraganea di Santa Fe; Río Gallegos, ricavandone il territorio dalla diocesi di Comodoro Rivadavia e rendendola suffraganea dell'Arcidiocesi di Bahía Blanca; San Francisco, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Córdoba e rendendola suffraganea della stessa arcidiocesi; San Martín, ricavandone il territorio dalle diocesi di Morón e di San Isidro e rendendola suffraganea di Buenos Aires; e infine San Rafael, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Mendoza e rendendola suffraganea della stessa arcidiocesi.

Paolo VI eresse il 12 agosto 1963 le nuove diocesi di Concepción, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Tucumán e rendendola suffraganea della stessa arcidiocesi; Cruz del Eje, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di Córdoba e rendendola suffraganea della stessa arcidiocesi; San Roque, ricavandone il territorio dalla diocesi di Resistencia e rendendola suffraganea di Corrientes; Venado Tuerto, ricavandone il territorio dalla arcidiocesi di Rosario e rendendola suffraganea della medesima arcidiocesi. Il 9 febbraio 1968, poi, eresse l'Eparchia ucraina, il 19 luglio 1969 la diocesi di San Justo, ricavandone il territorio dalle diocesi di Lomas de Zamora e di Morón e rendendola suffraganea di Buenos Aires, e il 9 settembre dello stesso anno la Prelatura territoriale di Cafayate e la Prelatura territoriale di Humahuaca, il 27 marzo 1976 Zárate-Campana, ricavandone il territorio dalle diocesi di San Isidro e di San Nicolás de los Arroyos e rendendola suffraganea di La Plata, e il 19 giugno dello stesso anno Quilmes, ricavandone il territorio da La Plata e da Avellaneda e rendendola suffraganea dell'arcidiocesi di La Plata. L'11 luglio 1978 eresse la diocesi di San Miguel ricavandone il territorio dalla diocesi di San Martín e rendendola suffraganea dell'arcidiocesi di Buenos Aires e, infine,il 3 luglio 1979 la diocesi di Santo Tomé, ricavandone il territorio da Corrientes e da Goya e rendendola suffraganea dell'arcidiocesi di Corrientes.

Giovanni Paolo II creò 9 nuove circoscrizioni ecclesiastiche: il 25 gennaio 1980 la Prelatura territoriale di Deán Funes e il 27 marzo dello stesso anno la diocesi di Chascomús, ricavandone il territorio da La Plata e da Mar della Plata e rendendola suffraganea dell'arcidiocesi di La Plata. Il 3 luglio 1981 eresse l'Eparchia Armena, il 17 giugno 1986 la diocesi di Puerto Iguazú, ricavandone il territorio dalla diocesi di Posadas e rendendola suffraganea di Corrientes, il 5 ottobre 1990 l'Eparchia Maronita, il 13 maggio 1993 la diocesi di Merlo-Moreno ricavandone il territorio da Morón e rendendola suffraganea di Buenos Aires e il 22 luglio dello stesso anno le diocesi di Alto Valle de Río Negro e di San Carlos de Bariloche smembrandole da Viedma e rendendole suffraganee di Bahía Blanca. Il 25 novembre 2000, infine, creò la diocesi di Gregorio de Laferrère ricavandone il territorio dalla diocesi di San Justo e rendendola suffraganea di Buenos Aires. Elevò ad arcidiocesi, inoltre, il 1° aprile 1994 Resistencia e il 21 novembre 1997 Mercedes-Luján.

Benedetto XVI creò, infine, la Prelatura territoriale di Esquel il 14 marzo 2009 e la diocesi di Oberá il 13 giugno dello stesso anno, . Vi è presente la Nunziatura apostolica , guidata da Emil Paul Tscherrig dal 5 gennaio 2012.

Circoscrizioni ecclesiastiche

Giovanni Paolo II in Argentina
Giovanni Paolo II sull'Avenida 9 de Julio a Buenos Aires durante la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù del 12 aprile 1987

Giovanni Paolo II visitò due volte l'Argentina: la prima volta l'11 e il 12 giugno 1982. La seconda volta dal 6 al 12 aprile 1987, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. In quest'ultima occasione così si rivolse ai Vescovi argentini:

«Tutti ci sentiamo spinti a rendere grazie a Dio di tutto cuore per i molti doni che ha concesso alle vostre chiese particolari, come ho potuto vedere durante questi giorni indimenticabili.

Tale vitalità è il risultato di una missione evangelizzatrice ampia e perseverante, cominciata quasi cinque secoli fa nelle terre argentine. Voglio in questa occasione rendere un omaggio di viva gratitudine a quanti nel corso della vostra storia sono stati strumenti generosi e fedeli dell'evangelizzazione dell'Argentina e della missione salvifica della Chiesa: ai tempi della colonizzazione spagnola, durante l’epopea dell’indipendenza, negli anni difficili dell’organizzazione nazionale e nella loro proiezione fino ad oggi.

Cari fratelli, voglio manifestarvi la mia gioia perché con fede, con generosità e con spirito di sacrificio avete portato avanti, insieme ai vostri collaboratori, il lavoro di tanti pastori che vi hanno preceduto in questa terra benedetta! E voglio allo stesso tempo ricordarvi, nel nome del Signore, qualcosa che è nell'intimo del vostro cuore sacerdotale: il presente e il futuro dell'evangelizzazione dell'Argentina è nelle vostre mani.

(...) Conosco il vostro costante sforzo e preoccupazione nei momenti difficili in cui la violenza schiantò profondamente nel dolore e nella morte, la pace, la convivenza e la prosperità della vostra patria. Conosco l'esistenza di severi documenti che condannano quella violenza ed invitano alla riconciliazione. Conosco le vostre generose operazioni che salvarono vite, dando in questo modo testimonianza delle esigenze del Vangelo. Fatti tacere oppure obliati: Dio conosce la vostra fedeltà. So, e lo sapete anche voi, che per un pastore quel'esigenza di fedeltà a Dio e di servizio agli uomini dal Vangelo, permane sempre, perché Gesù, il Buon Pastore, amò fino alla morte».

(Discorso di Giovanni Paolo II ai Vescovi dell'Argentina nella sede della Conferenza Episcopale Argentina, Buenos Aires, 12 aprile 1987)

La Beata Maria del Transito di Gesù Sacramento (Cordova, 15 agosto 1821 - 25 agosto 1885), fondatrice delle Suore Missionarie del Terz'Ordine di San Francesco, si adoperò molto per la formazione cristiana dell'infanzia povera e abbandonata dell'Argentina. Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 14 aprile 2002.
Ceferino Namuncurá (Chimpay, 26 agosto 1886Roma, 11 maggio 1905), laico salesiano, beatificato l'11 novembre 2007, è una delle figure più vive nella devozione popolare del popolo argentino.
Laura Vicuña (Santiago del Cile, 5 aprile 1891 – Junín de los Andes, 22 gennaio 1904), pur essendo cilena di origine, visse quasi tutti i suoi brevi anni in Argentina, alunna delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Furono tre i capisaldi della sua "regola di vita": servire Dio per tutta la vita, preferire la propria morte piuttosto che il peccato, fare tutto il possibile per far conoscere e amare Dio alle persone a lei più prossime, in particolare alla madre. Dopo la morte il suo corpo fu collocato nella cappella del Collegio Maria Ausiliatrice di Bahia Blanca che divenne presto meta di pellegrinaggi. Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 3 settembre 1988.

La Chiesa cattolica in Argentina è organizzata territorialmente in 13 province ecclesiastiche che raggruppano 13 arcidiocesi, 48 diocesi, 3 prelature territoriali e 2 eparchie. Vi sono poi un'arcidiocesi, un esarcato, un'eparchia e due ordinariati immediatamente soggetti.

Provincia ecclesiastica di Bahía Blanca
Provincia ecclesiastica di Buenos Aires
Provincia ecclesiastica di Córdoba
Provincia ecclesiastica di Corrientes
Provincia ecclesiastica di La Plata
Provincia ecclesiastica di Mendoza
Provincia ecclesiastica di Paraná
Provincia ecclesiastica di Resistencia
Provincia ecclesiastica di Rosario
Provincia ecclesiastica di Salta
Provincia ecclesiastica di San Juan
Provincia ecclesiastica di Santa Fe
Provincia ecclesiastica di Tucumán
Altro
Sedi immediatamente soggette alla Santa Sede
Sede immediatamente soggetta al Patriarcato di Antiochia dei Melchiti

Regioni pastorali

Le diocesi cattoliche argentine sono raggruppate dal punto di vista pastorale in regioni:

Cronotassi dei Presidenti della Conferenza episcopale Argentina

Galleria

Note
  1. http://www.tracce.it/?id=344&id_n=10347&pagina=6
  2. Il Vicereame del Perù comprendeva tutte le colonie spagnole dell'America del Sud.
  3. Il Vicereame del Río de la Plata comprendeva i territori delle attuali nazioni Argentina, Uruguay, Paraguay, e gran parte della Bolivia.
  4. Nella storia argentina si intende come Rivoluzione di maggio l'insieme dei moti avvenuti nel maggio 1810 a Buenos Aires, capitale del Vicerame del Río de la Plata, colonia spagnola, e che portarono alla deposizione del vicerè Baltasar Hidalgo de Cisneros e all'insediamento della "Prima Giunta di Governo". La Rivoluzione di maggio iniziò il processo della nascita dello Stato Argentino.
  5. Cfr. La oposición del nuncio papal monseñor Mattera a la ley 1420 de educación común, laica y obligatoria in Carlos Escudé - Andrés Cisneros (a cura di), Historia general de las relaciones exteriores de la República Argentina, Buenos Aires 2000.
  6. Sulla difficoltà, dal punto di vista storico, di interpretare il rapporto tra Chiesa cattolica e peronismo cfr. Miranda Lida, Catolicismo y peronismo: debates, problemas, preguntas, in Boletín del Instituto de Historia Argentina y Americana Dr. Emilio Ravignani 27 (2005).
  7. Cfr. il testo del Concordato.
  8. La maggior parte dei Vescovi argentini di quel periodo sostenne la dittatura militare. Tra il clero, invece, molti sostennero il regime mentre altri condivisero il terrorismo dei "Montoneros". Queste due posizioni estremiste di fronte alla risoluzione dei problemi sociali ed economici dell'Argentina dell'epoca furono ugualmente presenti nella Chiesa argentina durante i sei anni della "Guerra sporca". Basta ricordare, ad esempio, Christian von Wernich, prete condannato all'ergastolo nel 1995 per essere stato complice, durante la dittatura, di sette omicidi, 42 sequestri di persona e 32 casi di tortura; dalla parte opposta un altro prete, Alberto Carbone, predicava il marxismo e istigava alla violenza i dissidenti del regime. Dopo il 1983 il percorso di riconciliazione della memoria compiuto dalla Chiesa fu faticoso: dopo un primo lungo e imbarazzato silenzio, nonostante alcune proposte coraggiose come quella del Vescovo Jorge Novak nel 1985 per un sinodo nazionale sul tema della riconciliazione della memoria, ancora nel 1996 la Conferenza Episcopale Argentina non riusciva ad accordarsi su un giudizio condiviso circa la tragedia della guerra civile e il dramma dei desaparecidos. Solo l'anno successivo vi furono dei segnali di un cambiamento nella maggioranza dei Vescovi e di una maggiore disponibilità alla revisione storica che divenne urgente soprattutto dopo che furono mosse pesanti accuse al cardinale Pio Laghi circa il ruolo avuto durante la dittatura in qualità di Nunzio apostolico. Il 10 settembre 2000 ci fu finalmente una pubblica richiesta di perdono da parte dell'episcopato e della Chiesa argentina per le colpe avute durante gli anni della dittatura militare. Un percorso inverso sembra aver fatto, invece, la società politica e istituzionale: dopo il Rapporto Sabato, del 1984, che denunciava la scomparsa di 8.961 persone in 340 campi clandestini, e dopo i processi ai massimi responsabili politici e militari, nel 1986 fu approvata la legge sul "punto finale", chiudendo la possibilità dei giudici per nuove azioni giudiziarie. Nel 1997 la legge sull'"obbedienza dovuta" esentò dalla colpevolezza chi avesse ucciso e torturato eseguendo un ordine superiore, e nel 1989 venne decretata una riduzione di pena ai 400 ufficiali processati. Nel 1990, infine, fu approvata l'amnistia che interessò tutti i principali imputati. Cfr. Lorenzo Prezzi, Argentina-Chiesa: il mea culpa atteso, in Il Regno attualità 16 (2000) 561.
  9. Nel 1699, sotto l'episcopato di Manuel Mercadillo e il pontificato di Innocenzo XII, la sede episcopale fu traslata nella città di Córdoba.
  10. La Prefettura apostolica delle isole Malvinas pur essendo presente nell'elenco delle circoscrizioni ecclesiastiche dell'Argentina redatto dall'Agencia Informativa Católica Argentina ([1]) di fatto è pastoralmente sostenuta dalla Conferenza episcopale d'Inghilterra e del Galles; cfr. il sito ufficiale della Chiesa cattolica nel Sud Atlantico.
Voci correlate
Collegamenti esterni
  • Sito della Conferenza Episcopale Argentina
  • Sito dell'Agencia Informativa Católica Argentina (AICA)