Alderano Cibo Cardinale
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battezzato
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Carlo Maratta, Ritratto del cardinale Alderano Cybo (1687), olio su tela; Marsiglia (Francia), Musée des Beaux-Arts
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Titolo cardinalizio
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Incarichi attuali
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Età alla morte |
87 anni
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Nascita
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Genova 16 luglio 1613
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Morte
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Roma 22 luglio 1700
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Sepoltura
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Basilica di Santa Maria del Popolo (Roma)
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Conversione |
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Appartenenza |
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Vestizione |
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Vestizione |
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Nominato vescovo |
24 aprile 1656 da Alessandro VII
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Creazione a Cardinale |
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(vedi)
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Creato Cardinale
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6 marzo 1645 da Alessandro VII (vedi)
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55 anni, 4 mesi e 16 giorni
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Invito all'ascolto
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Alderano Cibo o anche Cybo o Cybo Malaspina (Genova, 16 luglio 1613; † Roma, 22 luglio 1700) è stato un cardinale e vescovo italiano.
Cenni biografici
Alderano nacque a Genova il 16 luglio 1613 da Carlo I Cibo Malaspina, duca di Massa e dalla moglie Brigida di Giannettino Spinola. Mentre il primogenito Alberico veniva educato per succedere al padre nel governo di Massa e Carrara, i fratelli minori Alderano, Odoardo e Lorenzo (Ch) furono indirizzati alla carriera ecclesiastica.
Carriera ecclesiastica
Entrò in prelatura nel 1641 e fu nominato referendario utriusque Signaturae, esercitando alcuni incarichi minori in diverse congregazioni. Sotto Innocenzo X nel 1644 fu nominato maggiordomo pontificio.
Cardinalato
Nel concistoro del 6 marzo 1645, fu creato cardinale e il 24 seguente ricevette la berretta rossa con il titolo di cardinale presbitero di santa Pudenziana.
La sua carriera si differenziò da quella di molti altri membri del Sacro Collegio di grande famiglia, creati cardinali in giovane età. Fu cardinale legato, a Urbino l'anno seguente, quindi il 15 giugno 1648 destinato alla legazione di Romagna e poi il 3 luglio 1651 alla legazione di Ferrara. La forse prematura nomina a cardinale lo aveva tuttavia escluso da una tappa di particolare importanza nel cursus della Curia romana, quella di nunzio apostolico, privandolo di un'esperienza diplomatica internazionale della quale il Cibo sentirà la mancanza quando sarà chiamato alla carica di segretario di Stato sotto Innocenzo XI.
Prese parte al conclave del 1655 che vide l'elezione al soglio pontificio di Alessandro VII. In conclave prevalsero due partiti, l'uno favorevole alla Spagna e all'Impero, al quale aderivano i cardinali "fiorentini e pamfiliani" e lo stesso Cibo; l'altro favorevole alla Francia, guidato dai Antonio e Francesco Barberini e al quale aderivano anche i cardinali Durazzo, Spada, Grimaldi, Lomellini, Este, Ottoboni e Borromeo. La candidatura del Chigi viene segnalata dal Cibo sin dalle prime votazioni e risulta, sia pur tra le righe, l'iniziale opposizione francese, del Mazzarino in particolare, vinta grazie alla mediazione del cardinal Giulio Cesare Sacchetti.
Episcopato
Il 24 aprile 1656 il nuovo pontefice lo elesse vescovo di Jesi, carica che ricoprì fino al 10 settembre 1671 quando cedette il vescovado al fratello minore Lorenzo. Vi tenne un sinodo locale celebrato nel 1658, i cui atti vennero dati alle stampe nel 1695. Si occupò del seminario, dandogli una nuova sede nel centro della città e protesse in particolare la Congregazione di san Filippo Neri, donandole la chiesa di san Giovanni.
Prese parte al conclave del 1667 con l'elezione del suo amico Rospigliosi, che lo ricevette in un'udienza il 2 luglio, pochi giorni dopo la sua consacrazione e aver preso il nome di papa Clemente IX.
Del conclave del 1669-1670, a cui il Cibo partecipò, non lasciò particolari descrizioni. Assai più ampie furono quelle relative al conclave del 1676 che vide eletto papa Innocenzo XI Odescalchi. Il Cibo e l'Odescalchi erano stati creati cardinali da Innocenzo X nello stesso concistoro ed erano legati da stretta amicizia.[1] Il Cibo fu quindi sin dall'inizio dei conclave, pur essendo egli stesso considerato uno dei papabili, lo strenuo sostenitore della candidatura dell'amico Odescalchi, svolgendo un'abile azione diplomatica fra il gruppo dei cardinali filo-francesi e quello spagnolo e imperiale. Decisivo fu tuttavia l'intervento dei cardinali Flavio Chigi e Giacomo Rospigliosi, che riuscirono a ottenere l'assenso di Luigi XIV alla candidatura Odescalchi, dopo il veto iniziale dell'inviato francese a Roma César d'Estrées.
L'amico divenuto papa lo volle suo Segretario di Stato, carica che ricoprì dal 1676 al 1689. In tale veste fu coinvolto nelle varie vicende sia politiche che religiose che caratterizzarono il papato dell'Odescalchi. La sua formazione in Curia lo aveva portato ad avere una profonda conoscenza dei problemi interni dello Stato della Chiesa, mentre era carente quella relativa alla politica estera; inoltre sembra non avesse una profonda formazione teologica. Su di lui pesa inoltre l'accusa di venalità, dato che riceveva una pensione dal re di Francia Luigi XIV.
Inizialmente il pontefice ripose ogni fiducia nel Cibo ma dopo qualche anno, proprio perché sospettava che questi si mantenesse troppo favorevole verso la Francia, preferì indirizzarsi sempre di più al segretario della Cifra Agostino Favoriti e al suo successore Lorenzo Casoni. Quest'ultimo, grazie anche alle sue indubbie capacità, ridusse praticamente il Cibo alla sola direzione nominale degli affari di Stato.
Dopo la morte di Innocenzo XI nel 1689 e l'età avanzata il Cibo, pur partecipando al Conclave del 1689, dove appoggiò l'elezione di Alessandro VIII Ottoboni e al Conclave del 1691, non svolse più un ruolo attivo nella Curia romana. Prese ancora parte, nel 1693, alla polemica sul probabilismo del generale dei gesuiti Tirso González de Santalla, pronunciandosi a favore del gesuita spagnolo, da lui già protetto in precedenza intercedendo anche presso Alessandro VIII. Ma negli ultimi anni delegò anche le cure delle sue diocesi di Ostia e Velletri al fratello Odoardo, patriarca di Costantinopoli.
Morte
Morì a Roma il 22 luglio 1700. I funerali si tennero in santa Maria del Popolo dove fu sepolto.
Successione degli incarichi
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Note |
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Bibliografia |
- Enrico Stumpo, Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 25, 1981, CIBO, Alderano
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