Conclave

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La Cappella Sistina, sede degli ultimi conclavi.

Il termine conclave deriva dal latino, cum clave, e vuol dire "(chiuso) con la chiave". Usualmente indica sia la sala in cui si riuniscono i cardinali per eleggere il nuovo papa, sia la riunione vera e propria.

L'evento storico che diede il nome di Conclave alla elezione dei Pontefici, risale al 1271, quando i viterbesi, stanchi di tre anni di indecisioni dei cardinali, li chiusero a chiave nella sala grande del palazzo papale e ne scoperchiarono parte del tetto in modo da metterli in condizioni di decidere chi eleggere a nuovo pontefice che fu Gregorio X.

Tuttavia il primo Pontefice eletto realmente cum clave fu papa Gelasio II, eletto il 24 gennaio 1118 all'unanimità dai cardinali riuniti nel Monastero di San Sebastiano sul Palatino, luogo segreto e chiuso al pubblico scelto appositamente per evitare interferenze esterne sulla scelta del successore di Pietro (si era in piena lotta per le investiture).

Breve storia del conclave

Nei primi anni del cristianesimo l'elezione del nuovo pontefice avveniva nell'assemblea dei cristiani di Roma, a volte su indicazione stessa del predecessore (è il caso ad esempio di San Lino, successore di San Pietro). Ci fu anche il caso di Fabiano che nel 236 venne eletto poiché durante l'assemblea, una colomba si posò sul suo capo, fatto che venne interpretato come segno della volontà divina. In seguito al diffondersi della nuova religione dal 336, su decisione di papa Marco, l'elezione fu riservata ai soli sacerdoti romani. Nel 1059 papa Niccolò II decise di affidare l'elezione ai soli cardinali vescovi e, nel 1179, papa Alessandro III stabilì che dovesse decidere l'intero collegio cardinalizio. Era comunque sempre possibile l'elezione anche di semplici maschi battezzati, regola che è rimasta tuttora.

Durante i secoli spesso ci fu anche l'ingerenza di re e imperatori che imponevano alcuni candidati o imponevano il veto su altri. Ottone I nel 964 si fece attribuire da Leone VIII il diritto di nominare il papa. Ancora nel 1903, quando si trattò di eleggere il successore di Leone XIII, l'imperatore d'Austria pronunciò il suo veto (Jus exclusivae) contro il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro. Il collegio cardinalizio respinse il veto ma elesse comunque un diverso candidato, il patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, che divenne Pio X. Il neo eletto, nel 1904, finalmente stabilì che i futuri elettori non avrebbero dovuto accettare mai più alcun "veto".

Nel 1198 i cardinali si riunirono per la prima volta in clausura ma la decisione dell'isolamento della riunione cardinalizia fu stabilita solo nel 1274 dal II concilio di Lione, per impedire i ritardi, i tentativi di influenza esterna e le corruzioni che in diversi casi si erano verificati.

Il caso più eclatante si ebbe appunto dopo la morte di Papa Clemente IV nel 1268, quando la città di Viterbo fu sede del conclave. Dal momento che i 19 cardinali riuniti non riuscivano ad eleggere un papa, dopo 33 mesi di sede vacante, la città rinchiuse letteralmente i cardinali nel palazzo vescovile, li mise a pane ed acqua e scoperchiò il tetto. A causa di questi fattori alcuni cardinali si ammalarono e qualcuno morì. Gli ultimi rimasti elessero subito Papa Gregorio X.

Fu lo stesso Gregorio X, dunque, per evitare simili ritardi, ad introdurre norme più rigide sull'elezione, con il decreto Ubi Periculum approvato dal Concilio di Lione II nel 1274. I cardinali dovevano riunirsi in un'area chiusa e non avevano diritto a stanze singole. Nessun cardinale doveva farsi assistere da più di un servitore, a meno che non fosse infermo. Il cibo doveva essere somministrato attraverso una finestra e dopo tre giorni i cardinali avrebbero ricevuto solamente un pasto al giorno; dopo cinque soltanto pane ed acqua. Durante il conclave inoltre nessun cardinale poteva ricevere alcuna rendita ecclesiastica.

Le regole rigide di Gregorio X furono in seguito abrogate nel 1276 da Papa Adriano V, ma Papa Celestino V le ripristinò dal momento che per la sua elezione erano stati necessari ben due anni. Nel 1562, Papa Pio IV emise una bolla papale che introduceva nuovi regolamenti sulla segretezza del voto ed altre norme procedurali.

Quasi sempre i conclavi si sono tenuti a Roma e, a partire dalla sua edificazione (alla fine del XV secolo), si sono svolti nella Cappella Sistina in Vaticano.

Il primo papa eletto nella Cappella Sistina fu Leone X nel 1513, poi nel 1623 Urbano VIII, quindi dodici papi fino al 1775, e infine tutti i pontefici dal 1878 a oggi: in totale ventiquattro.

Dal 1621, i cardinali potevano eleggere il papa per ispirazione o acclamazione (accordo unanime per ispirazione dello Spirito Santo), per compromesso (affidando il compito a un ristretto gruppo scelto tra loro), o con votazioni a schede (la maggioranza prevista era di due terzi). La bruciatura delle schede che vengono usate, effettuata per conservare il segreto sugli schieramenti formatisi, da' la caratteristica fumata nera in caso di elezione mancata, o quando viene raggiunta la decisione sul nome del nuovo pontefice da' la fumata bianca grazie all'aggiunta di paglia o sostanze chimiche.

Riassumendo:

  • Nel III e IV secolo il papa è eletto dal collegio dei sette diaconi; poi su designazione del clero e del popolo romano, con ratifica dei vescovi suburbicari della provincia.
  • Giustiniano (527-565) sottomise l’elezione del papa all’approvazione imperiale (Vigilio nel 540 e Pelagio nel 543); la sottomissione durò fino al 731 (elezione di Gregorio III).
  • In seguito il papa è eletto dal clero e dal popolo romano sotto il controllo del potere civile o della pressione di fazioni politiche.
  • Nicola II nel 1059 con la bolla In Nomine Domini riservò l’elezione ai soli cardinali vescovi.
  • Nel 1179 Alessandro III estese l’elezione a tutti i cardinali; l’eletto doveva raccogliere i due terzi dei voti.
  • Nel 1274 Gregorio X e il secondo concilio di Lione impongono la clausura.
  • Gregorio XV (1621-1623) diede due rinnovate Costituzioni per l’elezione pontificia, in balia dei tre grandi stati cattolici di allora, Aeterni Patris e Decet Romanorum Pontificem che ribadivano la clausura e la maggioranza dei due terzi; il voto doveva essere segreto.
  • Pio X con la Costituzione Commissum nobis del 1904 abolisce il diritto di veto da parte delle potenze cattoliche.
  • Dal 1970 con il compimento dell’ottantesimo anno di età i cardinali perdono il diritto di eleggere il Romano Pontefice e quindi anche il diritto di entrare in conclave (lettera apostolica di Paolo VI Ingravescentem Aetatem)

La normativa attuale

Le modifiche più consistenti nella normativa per il conclave sono state effettuate da Papa Paolo VI (Ingravescentem aetatem, 1970; Romano Pontifici eligendo, 1975), che ha escluso dal conclave i cardinali ultraottantenni e fissato in 120 il numero dei componenti del collegio elettorale.

Giovanni Paolo II con la Universi dominici gregis del 1996, pur confermando le modalità essenziali in vigore, ha stabilito un nuovo luogo per i cardinali in clausura nella Domus Sanctae Marthae, sempre in Vaticano; ha, inoltre eliminato le possibilità dell'elezione "per acclamazione" o "per compromesso" (ormai comunque in disuso da alcuni secoli) ed ha recuperato, infine, il ruolo dei cardinali che hanno già compiuto ottant'anni: la loro funzione, però, è semplicemente spirituale. Partecipano, infatti, solo alle fasi preliminari dell'elezione e guidano le preghiere della Chiesa Universale.

Benedetto XVI con il Motu proprio "De Aliquibus Mutationibus in normis de electione Romani Pontificis" dell'11 giugno 2007 (pubblicato il 26) ha stabilito che la maggioranza dei voti per l'elezione del Papa deve essere pari ai due terzi dei votanti per tutti gli scrutini e che solo a partire dal 34° scrutinio (o 35° se si era votato anche il giorno di apertura del Conclave) si procederà al ballottaggio, ma sempre con maggioranza di almeno i due terzi dei votanti, tra i due cardinali più votati all'ultimo scrutinio; questi però perdono entrambi il diritto di voto. Si è così corretta la norma stabilita da Giovanni Paolo II che prevedeva una riduzione del quorum alla maggioranza assoluta a partire dal 34° o 35° scrutinio.

Con il Motu proprio del 22 febbraio 2013,Normas nonnullas, Benedetto XVI ha modificato le regola per lo svolgimento del Conclave. Secondo il documento, il collegio dei cardinali riuniti in sede vacante potrà anticipare l'inizio del Conclave se constaterà la presenza di tutti i cardinali.

Introdotte modifiche anche per la maggioranza richiesta per l'elezione del Papa per la quale saranno necessari 2/3 degli elettori presenti e votanti con l'esclusione, in caso di ballottaggio, dei voti dei due candidati.

Il motu proprio stabilisce inoltre la scomunica per chiunque violi il segreto sull'elezione del Papa.

Lo svolgimento del conclave

Il giorno fissato per l'inizio del conclave tutti i cardinali si riuniscono nella Basilica di San Pietro dove celebrano la Missa Pro eligendo Romano Pontifice, presieduta dal Decano del collegio cardinalizio. Il pomeriggio i cardinali elettori in abito corale, si recano in processione cantando il Veni Creator dalla Cappella paolina verso la Cappella Sistina, dove, nei giorni della sede vacante, sono stati allestiti i banchi per la votazione, è stata eseguita la bonifica da qualsiasi mezzo audiovisivo o di trasmissione all'esterno[1]. È stata anche montata la stufa nella quale verranno bruciati appunti e schede con i voti degli elettori e verrà dato il segnale con la (fumata bianca), seguita dal suono delle campane della basilica di San Pietro, della elezione del nuovo pontefice. Il suono delle campane è stato introdotto per la prima volta nel conclave del 2005, al fine di evitare ogni confusione interpretativa del colore della fumata, oltre che per indicare la gioia per l'avvenuta elezione del nuovo papa.

In caso di votazione senza esito vengono bruciate le schede con un fumogeno di color nero (fumata nera).

Il giuramento

Giunti nel coro della cappella, il cardinale decano pronuncerà per tutti gli elettori il giuramento:

« Noi tutti e singoli Cardinali elettori presenti in questa elezione del Sommo Pontefice promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo di osservare fedelmente e scrupolosamente tutte le prescrizioni contenute nella Costituzione apostolica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis, emanata il 22 febbraio 1996. Parimenti, promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo che chiunque di noi, per divina disposizione, sia eletto Romano Pontefice, si impegnerà a svolgere fedelmente il munus Petrinum di Pastore della Chiesa universale e non mancherà di affermare e difendere strenuamente i diritti spirituali e temporali, nonché la libertà della Santa Sede. Soprattutto, promettiamo e giuriamo di osservare con la massima fedeltà e con tutti, sia chierici che laici, il segreto su tutto ciò che in qualsiasi modo riguarda l'elezione del Romano Pontefice e su ciò che avviene nel luogo dell'elezione, concernente direttamente o indirettamente lo scrutinio; di non violare in alcun modo questo segreto sia durante sia dopo l'elezione del nuovo Pontefice, a meno che non ne sia stata concessa esplicita autorizzazione dallo stesso Pontefice; di non prestare mai appoggio o favore a qualsiasi interferenza, opposizione o altra qualsiasi forma di intervento con cui autorità secolari di qualunque ordine e grado, o qualunque gruppo di persone o singoli volessero ingerirsi nell'elezione del Romano Pontefice. »
(Universi Dominici Gregis, III, 53)

Poi ciascun cardinale singolarmente si reca all'Evangelario e, posta la mano sul libro, pronuncia l'ultima parte del giuramento:

« Ed io N. Cardinale N. prometto, mi obbligo e giuro; così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano. »
(Universi Dominici Gregis, III, 53)

Quando tutti i cardinali avranno pronunciato il giuramento il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie pronuncia l'Extra omnes; tutti fuorché lo stesso maestro delle celebrazioni liturgiche e l'incaricato di tenere la meditazione, escono dalla Cappella Sistina, e la porta di accesso viene chiusa a chiave.

Soltanto dopo la meditazione i cardinali elettori rimarranno da soli nella Cappella; allora, deliberato se vi è l'opportunità o meno di procedere subito allo scrutinio[2], si passa alle operazioni di voto.

Gli scrutini

Ciascun cardinale elettore dispone di una scheda di forma rettangolare, con riportata la scritta

« Eligo in Summum Pontificem »

sotto la quale ognuno di loro scriverà il nome del cardinale che intende votare. Quindi ogni cardinale elettore si reca, tenendo in mano la scheda piegata in due e ben visibile[3], all'altare dove i tre scrutatori (scelti a sorte tra gli elettori) compiranno lo spoglio; arrivato dinanzi all'affresco del Giudizio Universale di Michelangelo pronuncerà un nuovo giuramento:

« Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto. »
(Universi Dominici Gregis - V, 66)

e posta la scheda sul piatto posto sopra l'urna ve la lascerà scivolare all'interno; quindi tornerà al proprio posto.

Compiute le operazioni di voto si procede allo scrutinio; i primi due scrutatori leggono semplicemente il nome scritto su ciascuna scheda e tengono conto dei voti, mentre l'ultimo lo pronuncia a voce alta[4]. Che il quorum per l'elezione sia stato raggiunto o meno, le schede andranno forate nella parte interna della "o" della parola "eligo" e rilegate, quindi bruciate nella stufa. Se il quorum non è stato raggiunto (cioè i voti non raggiungono i due terzi dei votanti) si procede ad un'immediata nuova votazione (tranne nel caso in cui si tratti del primo giorno di conclave) nel quale i cardinali ripeteranno le stesse operazioni ma senza pronunciare di nuovo il giuramento. Le schede andranno bruciate al termine di questa seconda votazione, a meno che il papa non sia stato eletto alla prima.

Elezione del nuovo pontefice

Se i voti raggiungono per un candidato i due terzi dei votanti, dunque, l'elezione del pontefice è canonicamente valida; allora l'ultimo dell'ordine dei cardinali diaconi richiama il maestro delle celebrazioni liturgiche e il segretario del collegio cardinalizio. Il decano o il vice decano, o il primo cardinale dei cardinali vescovi si rivolge all'eletto dicendo:

(LA) (IT)
« Acceptasne electionem de te canonice facta in Summum Pontificem? » « Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? »

e a risposta affermativa soggiunge:

(LA) (IT)
« Quo nomine vis vocari? » « Come vuoi essere chiamato? »
(Universi Dominici Gregis - VII, 87 )

Il candidato risponderà con il nome pontificale.

L'Ordo rituum conclavis prevede che, se il candidato non fosse vescovo, venga subito consacrato.

Quindi i cardinali elettori si presentano al nuovo papa prestandogli omaggio[5]; il conclave è terminato. A questo punto il Cardinale protodiacono si affaccia dalla loggia della Basilica di San Pietro e annuncia l'Habemus papam, a cui seguirà la solenne Benedizione Urbi et Orbi data dal nuovo pontefice.

La stanza delle lacrime

Stanza delle lacrime è il soprannome assegnato alla sacrestia della Cappella Sistina, dove al termine del conclave, il papa neo-eletto si ritira per indossare per la prima volta i paramenti papali con i quali si presenterà in pubblico dalla Loggia delle benedizioni.

Nel caso teorico che il papa eletto non fosse un cardinale partecipante al conclave, la vestizione del nuovo papa avviene sul luogo dell'annuncio.

Conclavi più recenti

Note
  1. Universi Dominici Gregis - III, 51
  2. Universi Dominici Gregis - III, 54
  3. Universi Dominici Gregis - V, 66
  4. Universi Dominici Gregis, V, 69
  5. Universi Dominici Gregis, VII, 89.
Fonti
Bibliografia
  • Giancarlo Zizola, Il Conclave. L'elezione papale da San Pietro a Giovanni Paolo II. Storia e segreti, Newton & Compton editori, Roma 2005, ISBN 88-541-0393-4
  • Alberto Melloni, Il conclave. Storia dell'elezione del Papa, Il Mulino, Bologna 2005
  • Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 2003
  • Paolo Francia, Il conclave, Geper, Bologna 2005
  • Luciano Trinca, Conclave e potere politico. Il veto a Rampolla nel sistema delle potenze europee (1887-1904), Edizioni Studium, Roma 2004, ISBN 978-88-382-3949-6
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