Cardinale della corona

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Jan Puzyna, ultimo cardinale della corona d'Austria che portò lo ius exclusivae nel conclave del 1903.

Con il termine cardinale della corona ci si riferisce all'antica figura del cardinale protettore delle nazioni cattoliche, nominato dal re ed utilizzato come suo rappresentante ufficiale presso il collegio cardinalizio. Il cardinale della corona aveva anche il compito, se necessario, di portare nel conclave lo ius exclusivae posto dal suo sovrano.

Francis Burkle-Young definì i cardinali della corona come ecclesiastici "elevati al cardinalato solamente dietro raccomandazione dei sovrani europei, senza, in alcuni casi, alcun merito al servizio della chiesa"[1].

Storia

L'istituzione dei cardinali della corona ebbe inizio nel XIV secolo come antenati dei diplomatici veri e propri, figure che apparirono solo nel XVI secolo. Alcuni cardinali della corona erano anche imparentati col sovrano.

Il primo riferimento ad un cardinale protettore si ebbe nel 1425, quando il papa Martino V proibì ai cardinali di "assumere la protezione di qualsiasi re, principe, regnante, tiranno o di qualsiasi altro governatore laico"[2]. Questa proibizione venne rinnovata nel 1492 dal papa Alessandro VI. Non venne più rinnovata da Leone X nel 1512. Nel 1913 l'ultima nazione che aveva ancora il cardinale della corona era il Portogallo. La prima guerra mondiale decretò la loro scomparsa insieme a quella di molte monarchie.

Ruolo nel conclave

Nel caso della Spagna, della Francia, del Sacro Romano Impero e - dopo la fine dell'Impero nel 1804 - dell'Austria, dal XVI al XX secolo i cardinali della corona avevano la prerogativa di poter portare nel conclave lo ius exclusivae (un antico diritto dei sovrani cattolici di proibire l'elezione a pontefice di una determinata persona). I cardinali della corona entravano in conclave con, su un foglio, il nome del porporato che il sovrano considerava non gradito, e lo rendevano noto solo se il porporato in questione fosse stato vicino all'elezione.

A volte, però, il loro compito fallì. Innocenzo X (eletto nel 1644) ed Innocenzo XIII (eletto nel 1721) furono papi perché i cardinali della corona che portavano il veto contro di loro giunsero in ritardo nel conclave. Stessa sorte toccò al cardinale della corona Karl Kajetan von Gaisruck, arrivato in ritardo in conclave, che portava il veto austriaco contro il cardinale Mastai Ferretti.

Jan Puzyna, cardinale della corona d'Austria portò lo ius exclusivae nel conclave del 1903, contro il cardinal Mariano Rampolla del Tindaro. Nel conclave di quell'anno fu eletto il cardinal Giuseppe Sarto che assunse il nome di Pio X.

Una delle prime decisioni di Pio X fu proprio l'abolizione (con la costituzione apostolica Commissum nobis) del cosiddetto veto laicale, che spettava ad alcuni sovrani cattolici e a causa del quale egli era divenuto pontefice.

Note
  1. Francis Burkle-Young, The Cardinals of the Holy Roman Church: Papal elections in the Fifteenth Century: The election of Pope Eugenius IV (1431)
  2. Gianvittorio Signorotto, Maria Antonietta Visceglia (a cura di), La corte di Roma tra Cinque e Seicento "teatro" della politica europea, Roma, Bulzoni, 1999, p.161.
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