Papa Innocenzo IV

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Innocenzo IV
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Papa
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al secolo Sinibaldo Fieschi
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Papa Innocenzo IV
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Titolo
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Età alla morte circa 59 anni
Nascita Genova
1195 ca.
Morte Napoli
7 dicembre 1254
Sepoltura Duomo di Napoli
Appartenenza
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Creazione
a Cardinale
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a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
18 settembre 1227 da Gregorio IX (vedi)
Cardinale elettore
Ruoli ricoperti
prima dell'elezione
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Creazione a
pseudocardinale
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
180° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
25 giugno 1243
Consacrazione 28 giugno 1243
Fine del
pontificato
7 dicembre 1254
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore Papa Celestino IV
Successore Papa Alessandro IV
Extra Immagini
Anni di pontificato
Nomine
Cardinali 15 creazioni in 2 concistori
Proclamazioni Beati Santi
Antipapi {{{antipapi}}}
Eventi
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Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
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Altre ricorrenze
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Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
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Collegamenti esterni
(EN) Scheda su gcatholic.org
(EN) Scheda su catholic-hierarchy.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda
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Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi (Genova, 1195 ca.; † Napoli, 7 dicembre 1254) è stato il 180° vescovo di Roma e papa italiano dal 1243 alla sua morte.

Biografia

Il suo nome era Sinibaldo Fieschi, nato a Genova, in una data imprecisata intorno al 1195 ed appartenente alla nobile famiglia genovese dei Fieschi, conti di Lavagna. Venne educato a Parma e a Bologna e divenne uno dei migliori canonisti dell'epoca.

Nel 1226 è menzionato come uditore della Curia. Creato cardinale da papa Gregorio IX il 23 settembre 1227 con il titolo di san Lorenzo in Lucina. Il 28 luglio fu nominato vice-cancelliere di Roma. Nel 1235 divenne vescovo di Albenga e legato per l'Italia del Nord. Fu tra gli otto cardinali che vissero il pesante conclave del 1241 che portò all'elezione di papa Celestino IV, nel quale, non trovandosi l'accordo tra gregoriani e filo-imperiali, si elesse appunto un uomo molto anziano e già malato che morì dopo diciassette giorni dall'elezione. Si era in piena guerra tra il Sacro Romano Impero e lo Stato della Chiesa e le rispettive fazioni dei ghibellini e dei guelfi. Passarono due anni prima di una nuova elezione per le precarie condizioni di sicurezza in cui viveva la città di Roma, sempre minacciata da un possibile assedio dell'esercito dell'imperatore Federico II del Sacro Romano Impero, e per i numerosi tentativi che gli otto cardinali fecero per ottenere la liberazione dei due cardinali fatti prigionieri dall'Imperatore. Gli otto cardinali si riunirono nel febbraio 1242 ad Anagni e dopo molte trattative riuscirono a far rilasciare i due prigionieri, con l'accordo del loro ritorno in prigionia al termine dell'elezione. Il Sacro Collegio poté quindi riunirsi nel giugno 1243. Sinibaldo Fieschi fu eletto all'unanimità pontefice il 25 giugno 1243 ad Anagni grazie anche all'avallo di Federico II, fiducioso che un esponente della potente famiglia ghibellina, i Fieschi, fosse più arrendevole alle sue mire espansionistiche. Fu consacrato ad Anagni il 28 giugno con il nome di Innocenzo IV in chiaro riferimento alla linea politica di Innocenzo III. Federico, di stanza a Melfi, gli inviò una lettera di felicitazione, elogiando la sua famiglia. Lo scontro tra papa ed imperatore comunque continuò, non avendo Innocenzo IV nessun timore per il sovrano tedesco nonostante l'inferiorità militare ed intenzionato a riavere i territori che Federico aveva conquistato in precedenza. Si narra che alla notizia della sua elezione Federico II, intuendo che un papa non poteva che difendere gli interessi della Chiesa, disse di aver perso l'amicizia di un cardinale e guadagnato l'inimicizia di un papa.

Si aprirono subito dei negoziati: il Papa inviò una delegazione guidata dal cardinale Ottone con la richiesta di rilasciare tutti i prelati imprigionati, ricordando la scomunica ancora vigente, ed invitando Federico a rientrare nella Chiesa. L'imperatore poneva condizioni e si lamentava di non voler trattare le questioni relative ai comuni lombardi. Accadde poi durante queste trattative un episodio che portò ulteriore conflitto; il cardinale Ranieri, biasimato per questo dallo stesso pontefice, fomentò una rivolta contro Federico nella città ghibellina di Viterbo. Federico pose sotto assedio la città, ma non riuscì a conquistarla. Si addivenne quindi alla pace stipulata in Laterano il 31 marzo 1244: l'imperatore si impegnava a restituire i prigionieri ed alcuni dei territori della Stato Pontificio, ma nulla veniva stabilito sui diritti imperiali nei confronti dei comuni lombardi. Quando i delegati imperiali giunti dal Papa chiesero a quali penitenze dovesse sottostare Federico per vedersi annullata la scomunica, il Papa richiese l'immediata restituzione di tutti i territori da lui usurpati allo Stato della Chiesa. Federico ovviamente non accettò: si dichiarò disposto a cedere solo una parte di tali territori, e solo dopo la revoca della scomunica. Essendo di stanza a Terni invitò il Papa a Narni per colloqui diretti. Probabilmente vi era una trappola tesa al pontefice, ed una voce giunse allo stesso Innocenzo IV che quindi spaventato, durante il viaggio verso Narni, cambiò direzione andando frettolosamente a Civita Castellana e da qui a Civitavecchia da dove salpò per Genova. Colpito da malore durante il viaggio, rimase tre mesi nel convento di sant'Andrea presso Genova per rimettersi in forze; quindi si portò a Lione. Qui convocò un concilio generale che si riunì nel 1245 con l'unico obiettivo di scomunicare Federico, sciogliere i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà e riprendere tutti i possedimenti imperiali.

Miniatura con Papa Innocenzo IV al Concilio di Lione attorniato da vescovi (XIII secolo)

Al Concilio di Lione, che iniziò il 28 giugno 1245, l'Imperatore fu rappresentato da Taddeo da Sessa, che offrì a nome dell'Imperatore la restituzione di altri territori pur di evitare la scomunica, ma Innocenzo IV non accettò e nella seconda convocazione del 5 luglio 1245, portò nuove accuse all'Imperatore; finalmente, nella terza convocazione del 17 luglio, lo scomunicò e depose. L' Ad Apostolicae Dignitatis Apicem ("[Elevati] al sommo della dignità apostolica") è la bolla con cui venne deposto Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia.

I principi germanici si riunirono per eleggere un nuovo imperatore. Enrico Raspe, margravio di Turingia, fu eletto il 22 maggio 1246. Molti principi comunque si erano astenuti e quelli fedeli a Federico non lo riconobbero come re. Subito Corrado, figlio dell'imperatore deposto, tentò di vincere Enrico Raspe militarmente, ma fu sconfitto a Francoforte il 5 agosto. Pochi mesi dopo però, il 17 febbraio 1247 Enrico Raspe morì: alcuni mesi dopo i principi tedeschi elessero imperatore Guglielmo d'Olanda. Nel regno di Napoli nel frattempo dominava il caos, mentre Federico II vagava nell'Italia settentrionale con il figlio Enzo ed il feroce Ezzelino III da Romano, guerreggiando contro i Comuni che non accettavano la sua supremazia. Parma ad esempio fu passata a ferro e fuoco, ma si dimostrò indomabile e si rivoltò fino ad attaccare lo stesso accampamento dell'imperatore poco fuori la città, il 18 febbraio 1248; Federico a stento poté mettersi in salvo e riparare a Cremona, mentre vi trovava la morte Taddeo di Sessa. Il 26 maggio 1249, attaccando Bologna nella battaglia di Fossalta, suo figlio Enzo fu fatto prigioniero dai bolognesi che lo misero in stretta prigionia fino alla morte.

Ezzelino III da Romano intanto otteneva con la sua ferocia molte vittorie sempre nel nord-Italia; Federico, dopo la sconfitta contro Bologna, si portò a sud. Qui il partito ghibellino filo-imperiale era ormai esiguo e Federico si sentì sempre più isolato, tanto da sospettare anche delle persone che lo circondavano. Sembra che giunse ad accusare di tradimento anche il suo stretto collaboratore, il cancelliere Pier delle Vigne che fece prima accecare e poi mettere in prigione; qui costui però commise suicidio. Dante Alighieri lo descriverà nel XIII canto dell'Inferno ritenendo il tradimento non vero.

Il 13 dicembre 1250 Federico II, all'età di cinquantasei anni, morì di febbre intestinale a Castel Fiorentino in Puglia, con grande esultanza del suo avversario Innocenzo IV, come del resto egli aveva gioito alla morte del papa Gregorio IX. Il sogno di ricreare un grande impero che andava dalla Germania all'Italia meridionale era fallito miseramente, con lo stato pontificio ed i comuni italiani non disposti a cedere le loro autonomie.

Innocenzo IV lasciò Lione dopo la Pasqua del 1251 ed a novembre si portò a Perugia dove rimase oltre un anno. Doveva ora affrontare gli eredi di Federico: Corrado IV, figlio legittimo, in Germania, e Manfredi di Sicilia, il figlio nato dalla relazione con la contessa Bianca Lancia, in Puglia. Nell'ottobre 1251, Corrado IV scese in Italia invitato a Verona da Ezzelino da Romano, e si portò in Sicilia dove Manfredi gli consegnò simbolicamente la sovranità sul regno, trattenendo per sé il principato di Taranto. Il Papa non accettò che uno svevo potesse di nuovo avere la sovranità in Italia, e cominciò a contattare diversi possibili candidati: dapprima Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III di Inghilterra, poi Carlo d'Angiò, fratello di Luigi IX di Francia; infine il cardinale Ottobono Fieschi suo nipote e futuro papa Adriano V riuscì a stipulare un patto con Enrico III d'Inghilterra sulla persona del principe Edmondo allora di soli nove anni.

Nell'aprile 1254 scomunicò Corrado IV, accusato di aver commesso gravi soprusi contro la Chiesa; Innocenzo IV conferì ufficialmente l'investitura del feudo della Sicilia al principe inglese il 14 maggio 1254, ma undici giorni dopo Corrado IV moriva a soli ventisei anni ed, avendo egli affidato secondo testamento il figlio di due anni Corradino alla custodia della Chiesa, tutto tornò in discussione e l'accordo con il principe inglese fu sospeso. Innocenzo IV a questo punto doveva accordarsi con Manfredi. Per questo si recò ad Anagni, ai confini dello Stato Pontificio, dove ricevette una delegazione inviata da Manfredi. Questi chiese che venisse accettata subito la sovranità del piccolo Corradino, ma il Papa ribatté che si sarebbe dovuto attendere che questi divenisse adulto e che nel frattempo avendone lui la custodia era lui ad avere la sovranità sulla Sicilia. Manfredi prese tempo e si sottomise inizialmente al Papa, essendo tra l'altro nominato vicario pontificio nel sud e principe di Taranto. Così lo Stato Pontifico raggiunse la massima ampiezza territoriale della sua storia, dalla Toscana alla Sicilia. Il Papa si recò quindi a Napoli dove fu accolto trionfalmente il 27 ottobre 1254. Cominciò a concedere le prime autonomie e ad impartire i primi atti amministrativi, quando fu informato del tradimento di Manfredi che stava organizzandosi per attaccarlo militarmente arruolando anche truppe saracene. Il Papa gli inviò contro il suo esercito: a Foggia avvenne lo scontro che però vide la vittoria di Manfredi, il 2 dicembre. La triste notizie giunse ad Innocenzo IV a Napoli nel palazzo che era stato di Pier delle Vigne, e qui, già ammalato, si spense cinque giorni dopo, il 7 dicembre. Fu sepolto presso la chiesa di Santa Restituta e successivamente traslato nel Duomo di Napoli dove si eresse il monumento funebre nel 1318.

Oltre al conflitto con l'impero, il Papa dovette occuparsi di altre questioni. Nel 1243 aveva indetto una crociata contro i Turchi che avevano riconquistato Gerusalemme, ma a tale crociata aderì solo il sovrano francese Luigi IX detto il Santo, a testimonianza della lenta decadenza dell'autorità pontificia nei confronti dei regnanti europei. Singolare l'attività missionaria di questo Papa che inviò esponenti dei francescani (ad esempio Giovanni da Pian del Carpine) e dei domenicani in missione fino a Karakorum, capitale dell'impero mongolo.

Infine si ricorda la bolla "Ad extirpanda" del 1252 che concesse all'Inquisizione il permesso di servirsi della tortura in determinati casi, cosa che in quei tempi era tuttavia permessa in tutte le sedi investigative.

I suoi studi diedero al mondo un Apparatus in quinque libros decretalium, considerato molto importante.

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Papa Celestino IV 25 giugno 1243 - 7 dicembre 1254 Papa Alessandro IV I
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Papa Celestino IV {{{data}}} Papa Alessandro IV
Bibliografia
  • Ernst H. Kantorowicz, Federico II imperatore, Editore Garzanti, 1988
  • Agostino Paravicini Bagliani, Enciclopedia dei Papi, II, Roma, 2000, pp. 384-393.
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