Papa Eugenio III

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Beato Eugenio III, O.Cist.
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Nascita Montemagno
1080 ca.
Morte Tivoli
8 luglio 1153
Sepoltura Basilica di San Giovanni in Laterano (Roma)
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
167° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
15 febbraio 1145
Consacrazione 18 febbraio 1145
Fine del
pontificato
8 luglio 1153
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore papa Lucio II
Successore papa Anastasio IV
Extra Immagini
Anni di pontificato
Nomine
Cardinali 38 creazioni in 6 concistori
Proclamazioni Santi
Antipapi {{{antipapi}}}
Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 3 ottobre 1872, da Pio IX
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 8 luglio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
Collegamenti esterni
(EN) Scheda su gcatholic.org
(EN) Scheda su catholic-hierarchy.org
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 8 luglio, n. 11:
« A Tivoli nel Lazio, transito del beato Eugenio III, Papa, che fu diletto discepolo di san Bernardo; dopo aver retto da abate il monastero dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Acque Salvie, eletto alla sede di Roma, si adoperò con impegno per difendere il popolo cristiano dell'Urbe dalle insidie dell'eresia e rinnovare la disciplina ecclesiastica. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Beato Eugenio III, nato Pietro Bernardo dei Paganelli (Montemagno, 1080 ca.; † Tivoli, 8 luglio 1153), è stato il 167° vescovo di Roma e papa italiano in carica dal 1145 alla morte.

Biografia

Bernardo dei Paganelli nacque in data sconosciuta, dalla famiglia nobile dei Paganelli di Montemagno (castello antichissimo a sette miglia circa da Pisa, oggi una frazione di Calci).

Fu eletto Papa mentre era abate del monastero di SS. Anastasio e Vincenzo, presso le Tre Fontane appena fuori Roma. Uomo molto pio e cresciuto nella solitaria e austera vita cistercense. Era amico e discepolo di Bernardo di Chiaravalle abate cistercense di Clairvaux, il più illuminato ecclesiastico della Chiesa occidentale di quel tempo. La scelta dei cardinali comunque, non ebbe l'approvazione di Bernardo, che fece le sue rimostranze contro l'elezione, sulla base dell'«innocenza e semplicità» di Eugenio, ritenute non adatte nella gravissima circostanza dell'insurrezione dei cittadini romani contro il papato e l'instaurazione di una repubblica antipapalina.

In piena rivoluzione comunale, alla tragica morte di Papa Lucio II, il conclave si era riunito nello stesso giorno, nella chiesa di San Cesario al Palatino. Appena eletto i senatori romani gli chiesero esplicitamente di riconoscere l'autorità del Comune e di rinunciare ai suoi poteri temporali. Eugenio si rifiutò ed i rivoltosi bloccarono l'accesso alla basilica di S. Pietro nel tentativo di bloccare la consacrazione del nuovo papa. Egli allora lasciò Roma, e si portò nel monastero di Farfa, a circa 40 km dalla città eterna, dove venne consacrato il 18 febbraio. Quindi scelse Viterbo come sede residenziale. Roma in mano ai facinorosi vide devastate le abitazioni di prelati e cardinali, ed assaltati i pellegrini. Arnaldo da Brescia, grande oppositore del potere temporale dei Papi, fece istituire la vecchia costituzione romana ed abolire la carica di prefetto pontificio, sostituito dalla carica elettiva del "Patrizio" di Roma nella persona di Giovanni Pierleoni parente dell'antipapa Anacleto II. Il papa non tardò a scomunicare il Pierleoni. Nello stesso tempo chiedeva aiuto a Tivoli e alle altre città intorno Roma. Forse spaventati da un'imminente interdizione su tutta la cittadinanza e forse perché l'isolamento intorno a Roma cominciava a creare problemi, i repubblicani chiesero un accordo al Papa. Nel dicembre 1145 si giunse ad un accordo verbale nel quale i repubblicani si impegnavano a sospendere la carica di "Patrizio" e a riconoscere l'autorità pontificia, mentre il Papa si impegnava a riconoscere il Comune ed il Senato sotto il suo vassallaggio. A Natale di quell'anno il papa era tornato a Roma. Arnaldo da Brescia durante il soggiorno del papa a Viterbo, vi si era recato mostrandosi pentito ed ossequioso, e successivamente poco dopo l'ingresso del Papa a Roma, anch'egli fece il suo ingresso a Roma in modo penitenziale. Ma in poco tempo i suoi sermoni e le sue invettive contro i possedimenti materiali degli ecclesiastici aizzarono i cittadini incolti ed i repubblicani contro la Chiesa e il Papa, e fecero schierare anche alcuni esponenti del basso clero con i repubblicani. Il malcontento cresceva sempre più ed Eugenio III decise di lasciare Roma nel marzo 1146, non avendo, tra l'altro, voluto accettare un patto traditore contro Tivoli, città che lo aveva subito appoggiato. Restò per qualche tempo a Viterbo, e quindi si portò a Siena, ma alla fine andò in Francia.

Poco tempo prima a Viterbo il 1º dicembre 1145 Eugenio III, avendo avuto la notizia della cattura di Edessa da parte dei Turchi, aveva indetto la seconda crociata scrivendo direttamente al re di Francia Luigi VII ed esortandolo a partecipare. In una grande dieta tenuta a Speyer nel 1146 l'imperatore Corrado III, e molti dei suoi nobili, furono incitati dall'eloquenza di Bernardo ad impegnarsi nella Crociata. Eugenio tenne dei sinodi nell'Europa settentrionale: a Parigi, Reims, e Treviri, nel 1147 e nel 1149, che furono dedicati alla riforma della vita clericale. Egli tenne in considerazione e approvò il lavoro di Ildegarda di Bingen. Partiti gli eserciti per la crociata, Eugenio III si decise a visitare numerosi monasteri. Il 16 giugno 1148 era a Vercelli. Da qui si portò a Viterbo. Poi chiese aiuto al re normanno Ruggero II di Sicilia e riuscì grazie al suo aiuto a rientrare a Roma. Da qui il 28 ottobre 1149 scrisse un lettera all'Imperatore Corrado III, appena rientrato dalla deludente crociata, affinché scendesse in Italia per aiutarlo contro i repubblicani. Poco tempo dopo Eugenio III dovette lasciare di nuovo Roma per Viterbo. Anche i repubblicani romani chiesero aiuto all'Imperatore, contro il papa ed i normanni che lo aiutavano. Corrado III rispose ad entrambi i contendenti in modo cortese e disponibile ma non si mosse. Corrado morì il 15 febbraio 1152; e ad Aquisgrana fu eletto Imperatore Federico I Barbarossa, ed incoronato il 9 marzo 1152. Nello stesso anno a Roma i repubblicani approvavano una nuova costituzione nella quale il potere veniva ripartito fra due consoli, mentre il senato veniva ampliato a cento senatori. A questo punto alcune famiglie nobili più vicine al Papa riuscirono a convincere molti cittadini che l'uomo giusto per riportare la pace in città era comunque proprio il Papa. Fu così che nel dicembre del 1152 Eugenio III poté rientrare a Roma. Tutta Roma omaggiò l'ingresso del pontefice, mentre i repubblicani si dividevano tra moderati ed intransigenti; i primi pensavano a dare la signoria di Roma all'Imperatore Federico I, gli altri erano invece contrari.

Nel marzo 1153 i legati pontifici furono in grado di stipulare un trattato con l'Imperatore a Costanza (il Patto di Costanza avvenuto trent'anni prima del Trattato di Costanza) nel quale si stabiliva di riportare il Papa alla guida di Roma, di cacciare dall'Italia definitivamente i bizantini, di non stipulare la pace né con i repubblicani romani né con i normanni nel sud Italia. Gli ultimi mesi furono trascorsi da Eugenio III in attesa della discesa dell'Imperatore in Italia, ma la morte lo colse a Tivoli l'8 luglio 1153.

Anche se i cittadini di Roma si erano dimostrati contrari agli sforzi di Eugenio III nell'affermare la sua autorità temporale, essi furono sempre pronti a riconoscerlo come loro guida spirituale, e riverivano profondamente il suo carattere personale, mite e sostanzialmente pio. Di conseguenza gli tributarono solenni onoranze funebri e il suo corpo venne sepolto in Vaticano. La sua tomba ben presto acquisì una fama notevole, si narra, anche per delle prodigiose guarigioni ottenute per sua diretta intercessione. Un mese dopo la sua morte il 20 agosto, moriva anche il suo amico e maestro Bernardo di Chiaravalle, anch'egli in fama di santità.

Il culto tributatogli come beato ab immemorabilis venne approvato da papa Pio IX il 3 ottobre 1872.


Predecessore: Papa Successore: Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Lucio II 15 febbraio 1145 - 8 luglio 1153 Papa Anastasio IV I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Papa Lucio II {{{data}}} Papa Anastasio IV
Bibliografia
  • Harald Zimmermann, Enciclopedia dei Papi, II, Roma, 2000, pp. 279-285.
Collegamenti esterni

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