Papa Agapito I

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Sant'Agapito I
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Nascita Roma
Morte 22 aprile 536
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
57° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
13 maggio 535
Consacrazione {{{consacrazione}}}
Fine del
pontificato
22 aprile 536
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore Papa Giovanni II
Successore Papa Silverio
Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali 1 creazioni in 1 concistoro
Proclamazioni
Antipapi {{{antipapi}}}
Eventi
Venerato da Chiesa cattolica e ortodossa
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza 22 aprile
Altre ricorrenze
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Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di {{{patrono di}}}
Collegamenti esterni
(EN) Scheda su gcatholic.org
(EN) Scheda su catholic-hierarchy.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 22 aprile, n. 6:
« A Costantinopoli, anniversario della morte di sant'Agápito I, Papa, che si adoperò con fermezza perché il vescovo di Roma fosse eletto liberamente dal clero dell’Urbe e la dignità della Chiesa fosse ovunque rispettata; mandato poi dal re dei Goti Teódoto a Costantinopoli presso l’imperatore Giustiniano, difese la retta fede e ordinò Mena vescovo della città, dove riposò nella pace. »

Sant'Agapito I (Roma; † 22 aprile 536) è stato il 57° vescovo di Roma e papa italiano dal 13 maggio 535 alla sua morte. La Chiesa lo venera come santo.

Biografia

Agapito era figlio di un certo Gordiano, un presbitero romano che era stato ucciso durante i disordini occorsi ai giorni di Papa Simmaco e che, secondo alcuni genealogisti, era figlio di Papa Felice III: Agapito sarebbe dunque un rappresentante della Gens Anicia e dal fratello Palatino discenderebbe in linea diretta Papa Gregorio I[1]

Primi provvedimenti

Il suo primo atto ufficiale fu quello di bruciare, di fronte al clero riunito in assemblea, l'anatema che Papa Bonifacio II aveva scagliato contro il suo rivale Dioscuro e che aveva ordinato fosse conservato negli archivi della Chiesa di Roma. Confermò, inoltre, i decreti del Concilio tenutosi a Cartagine dopo la liberazione dell'Africa dal giogo dei Vandali, secondo i quali, i convertiti dall'arianesimo erano stati dichiarati non idonei ad accedere agli ordini sacri e quelli già ordinati erano ammessi alla sola comunione laica. Accolse anche un appello da parte di Contumelioso, vescovo di Riez, che era stato condannato per immoralità da un concilio tenutosi a Marsiglia, ordinando a San Cesario di Arles di sottoporre l'imputato ad un nuovo processo di fronte ai legati papali.

La missione a Costantinopoli

Nel frattempo, Belisario, dopo la facile conquista della Sicilia, stava preparandosi ad invadere l'Italia. Il re gotico Teodato, come ultima risorsa, supplicò l'anziano pontefice di recarsi a Costantinopoli e di usare la sua personale influenza sull'imperatore Giustiniano. Per coprire i costi dell'ambasciata, Agapito fu costretto ad impegnare gli arredi sacri della Chiesa di Roma.

Partì in pieno inverno accompagnato da cinque vescovi e da un imponente seguito. Nel febbraio del 536 giunse nella capitale d'Oriente, dove fu ricevuto con tutti gli onori che si convenivano al capo della Chiesa cattolica. Come egli aveva previsto, lo scopo apparente della sua visita era destinato al fallimento. Giustiniano non poteva essere smosso dalla sua volontà di ristabilire i diritti dell'Impero in Italia. Tuttavia, dal punto di vista ecclesiastico, la visita del Papa a Costantinopoli si risolse in un trionfo di poco inferiore a quello delle campagne di Belisario.

In quel periodo, la sede bizantina era occupata da un certo Antimo, che aveva abbandonato la sua sede di Trebisonda per unirsi ai monofisiti che, con l'aiuto dell'imperatrice Teodora, stavano cercando di minare l'autorità del Concilio di Calcedonia. Non appena il Papa giunse nella città, il più prominente del clero locale accusò il patriarca di essere un intruso ed un eretico. Agapito gli ordinò, allora, di predisporre una confessione di fede scritta e di ritornare alla sede che aveva abbandonato; al suo rifiuto, troncò tutti i rapporti con lui. Questa situazione contrariò l'imperatore che, ingannato dalla moglie sull'ortodossia del suo favorito, arrivò fino a minacciare di bandire il Papa. Agapito rispose con spirito: "Con impazienza ero venuto ad ammirare il Cristianissimo imperatore Giustiniano. Al suo posto trovo un Diocleziano le cui minacce, tuttavia, non mi terrorizzano".

Questo intrepido parlare fece riflettere Giustiniano che, infine, si convinse che la fede di Antimo era quantomeno sospetta. Pertanto, non sollevò alcuna obiezione quando il Papa, esercitando i suoi pieni poteri, convocando il Concilio di Costantinopoli (536), depose e sospese Antimo e, per la prima volta nella storia della Chiesa, consacrò personalmente il suo successore legalmente eletto, Mena. Questo memorabile esercizio delle prerogative papali non fu dimenticato dagli orientali che, insieme ai latini, lo venerano come santo. Al fine di allontanare da se ogni sospetto di favorire l'eresia, Giustiniano consegnò al Papa una confessione di fede scritta, che questi accettò con la condizione che "anche se non posso ammettere in un laico il diritto di insegnare la religione, tuttavia osservo con piacere che lo zelo dell'imperatore è in perfetto accordo con le decisioni dei Padri".

Poco tempo dopo, Agapito si ammalò e morì; aveva regnato per dieci mesi. I suoi resti mortali furono portati a Roma in una bara di piombo e deposti in San Pietro. La sua tomba andò perduta a causa dei lavori della nuova fabbrica.

Culto

La memoria di Agapito ricorreva il 20 settembre, giorno della sua deposizione. Attualmente viene ricordato sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa il 22 aprile, giorno della sua morte.


Predecessore: Papa Successore: Emblem of the Papacy SE.svg
papa Giovanni II 13 maggio 535 - 22 aprile 536 papa Silverio I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
papa Giovanni II {{{data}}} papa Silverio
Note
  1. D. B. Mattei, Memorie Istoriche dell'antica Tuscolo oggi Frascati, Buagni, Roma 1711.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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