Papa Siricio

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San Siricio
Papa
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Santo

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Età alla morte circa 65 anni
Nascita Roma
334 ca.
Morte 26 novembre 399
Sepoltura Catacombe di Priscilla
Appartenenza
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
38° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
17 dicembre 384
Consacrazione
Fine del
pontificato
26 novembre 399
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore papa Damaso I
Successore papa Anastasio I
Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
Antipapi
Eventi
Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza 26 novembre
Altre ricorrenze
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Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di {{{patrono di}}}
Collegamenti esterni
(EN) Scheda su gcatholic.org
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 26 novembre, n. 1:
« A Roma nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria nuova, san Siricio, papa, che sant'Ambrogio loda come vero maestro, in quanto, portando il fardello di tutti coloro che sono gravati della responsabilità episcopale, li istruì negli insegnamenti dei Padri, che confermò anche con la sua autorità apostolica. »

San Siricio (Roma, 334 ca.; † 26 novembre 399) è stato il 38° vescovo di Roma e Papa latino dal 17 dicembre 384 alla sua morte. Fu anche autore di due importanti decreti sul celibato sacerdotale. La Chiesa lo venera come santo..

Biografia

Nacque da un certo Tiburzio, entrò al servizio della Chiesa in tenera età e, secondo l'iscrizione posta sulla sua tomba, durante il pontificato di papa Liberio (352-366) fu prima lettore e poi diacono. Dopo la morte di papa Damaso I, Siricio fu eletto suo successore all'unanimità e, probabilmente, fu consacrato vescovo il 17 dicembre. L'antipapa Ursino, che era stato anche rivale di Damaso (366), era ancora vivo e continuò ad accampare le sue pretese. Comunque, l'imperatore Valentiniano II, in una lettera a Piniano (23 febbraio 385), diede il suo beneplacito all'elezione di Siricio e si affidò alle preghiere del neoeletto vescovo, di conseguenza non sorse alcuna difficoltà.

Il primato della sede di Roma e i primi decreti papali

Immediatamente dopo il suo insediamento Siricio ebbe l'occasione di affermare il suo primato sulla Chiesa universale. Gli fu recapitata una lettera di Imerio, vescovo di Tarragona (Spagna), indirizzata a papa Damaso, che conteneva dei quesiti su quindici argomenti riguardanti battesimo, penitenza, disciplina della Chiesa, e celibato del clero. Siricio rispose a questa lettera il 10 febbraio 385 fornendo le risposte ai quesiti e dimostrando di esercitare in piena coscienza la sua autorità suprema sulla Chiesa. Questa lettera di Siricio è di particolare importanza perché è il più vecchio decreto papale integralmente conservato. È comunque certo che anche i suoi predecessori avevano pubblicato decreti simili. Siricio stesso menzionava nella sua lettera le "delibere generali" di papa Liberio che questi aveva spedito alle province; ma questi precedenti, purtroppo, non sono giunti fino a noi. Allo stesso tempo il Papa dispose che Imerio rendesse note le sue deliberazioni alle province vicine, così che potessero essere osservate anche là.

Siricio ebbe particolarmente a cuore il mantenimento della disciplina all'interno della Chiesa e l'osservanza dei sacri canoni da parte del clero e del laicato.

Il 6 gennaio 386 un sinodo romano a cui parteciparono ottanta vescovi ribadì in nove canoni le leggi della Chiesa su vari punti concernenti la disciplina (consacrazione di vescovi, celibato ecc.). Le decisioni del sinodo furono comunicate dal Papa ai vescovi del nord Africa e, probabilmente, anche agli altri che non avevano partecipato al sinodo, col comando di agire in concordanza con loro. Un'altra lettera spedita alle varie chiese trattava dell'elezione di vescovi e presbiteri degni. In tutte le sue deliberazioni, comunque, il Papa parlò con la piena coscienza della sua suprema autorità ecclesiastica e della sua missione pastorale su tutte le chiese.

Lotta alle eresie

Siricio prense posizione anche contro i movimenti eretici. Un monaco romano, Gioviniano, aveva elaborato delle teorie contro i digiuni, le buone azioni e i pregi del celibato, trovando dei seguaci persino fra il clero di Roma. Intorno al 390-392, Siricio convocò un sinodo durante il quale Gioviniano ed otto dei suoi seguaci furono condannati e scomunicati. La sentenza fu inviata anche ad Ambrogio, vescovo di Milano ed amico di Siricio. Ambrogio convocò, quindi, un sinodo dei vescovi dell'Italia settentrionale che, concordando con la decisione di Roma, condannò i seguaci di Gioviniano.

Altri eretici, incluso Bonoso, vescovo di Sardica (390), che fu anche accusato di errare sulla dottrina della Trinità, sostenevano che il dogma della verginità di Maria fosse falso. Siricio ed Ambrogio si opposero a Bonoso ed ai suoi seguaci, e confutarono le loro tesi. Il Papa lasciò poi le ulteriori incombenze contro Bonoso al vescovo di Tessalonica e agli altri vescovi illirici.

Come il suo predecessore Damaso, anche Siricio prese parte alla controversia su Priscilliano: condannò fermamente i vescovi che lo avevano accusato per aver portato la questione di fronte alla giustizia secolare ed aver spinto l'usurpatore Massimo Magno Clemente a condannare a morte e giustiziare Priscilliano ed alcuni dei suoi seguaci. Massimo cercò di giustificare la sua azione inviando a Siricio gli atti del processo. Siricio scomunicò Felice, vescovo di Treviri, che aveva sostenuto Itacio, l'accusatore di Priscilliano e nella cui città aveva avuto luogo l'esecuzione. Siricio indirizzò ai vescovi spagnoli una lettera nella quale stabiliva le condizioni alle quali i Priscilliani convertiti sarebbero potuti tornati in comunione con la Chiesa di Roma.

Secondo la biografia riportata nel Liber Pontificalis, Siricio adottò anche misure severe contro il Manicheismo[1]. Il passo del Liber Pontificalis potrebbe essere riferito alla vita di papa Leone I. Probabilmente all'epoca in cui fu scritto la parola manichei indicava anche i priscilliani. In ogni caso, vari imperatori d'occidente, inclusi Onorio e Valentiniano II legiferarono contro i Manichei, che consideravano oppositori politici, e presero misure severe contro i membri di questa setta[2].

Ad oriente Siricio cercò di ricomporre lo scisma meleziano; questo scisma era proseguito nonostante la morte di Melezio di Antiochia durante il Concilio di Costantinopoli nel 381. I seguaci di Melezio elessero quale suo successore Flaviano, mentre i sostenitori del vescovo Paolino, dopo la sua morte (388), elessero Evagrio. Evagrio morì nel 392 e, per le manovre di Flaviano, non venne eletto alcun successore. Grazie alla mediazione di Giovanni Crisostomo e di Teofilo d'Alessandria, fu inviata a Roma un'ambasciata condotta da Acacio, vescovo di Beroea, al fine di convincere Siricio a riconoscere Flaviano e a riammetterlo in comunione con la Chiesa.

La Basilica di San Paolo

A Roma, il nome di Siricio è particolarmente legato alla Basilica sulla tomba di San Paolo sulla Via Ostiense che, durante il suo pontificato, fu ricostruita dall'imperatore come basilica a cinque navate e fu dedicata dal papa stesso nel 390. Il nome di Siricio è stato anche trovato su uno dei pilastri che non sono andati distrutti dall'incendio del 1823, e che ora si trova nel vestibolo dell'entrata laterale del transetto.

Carattere di Siricio

Due dei suoi contemporanei descrissero il carattere di Siricio in maniera negativa. Paolino da Nola che durante la sua visita a Roma nel 395 fu trattato in maniera sospettosa dal papa, parlava dell'urbici papae superba discretio ("l'altezzoso comportamento del vescovo di Roma")[3]. Questo modo di fare del papa poteva, comunque, essere spiegato dal fatto che nell'elezione e nella consacrazione di Paolino ci furono delle irregolarità.

San Girolamo, da parte sua, parlava della "mancanza di giudizio" di Siricio[4] riguardo al trattamento di Rufino da Aquileia al quale, nel momento in cui lasciava Roma, nel 398, il papa aveva dato una lettera in cui specificava che era in comunione con la Chiesa. Comunque, la motivazione non giustifica il giudizio che Girolamo espresse contro il papa; Girolamo, nei suoi scritti polemici spesso eccedeva i normali limiti della convenienza. Tutto ciò che conosciamo delle opere di Siricio sconfessa le critiche dell'eremita di Betlemme.

Siricio morì il 26 novembre del 399 e fu sepolto nel cimitero di Priscilla sulla Via Salaria.

Culto

La sua festa liturgica ricorre il giorno della sua morte.

Il suo nome fu inserito nel Martirologio Romano da papa Benedetto XIV (1748), che scrisse una dissertazione per provare la sua santità. Non fu inserito nella prima edizione (1584) per le perplessità di Girolamo e di Paolino da Nola.


Predecessore: Papa Successore: Emblem of the Papacy SE.svg
papa Damaso I 15 dicembre 384 - 26 novembre 399 papa Anastasio I I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
papa Damaso I {{{data}}} papa Anastasio I
Note
  1. Ciò non può essere desunto dalle scritture del convertito Agostino che, quando giunse a Roma (383), era manicheo. Se Siricio avesse preso particolari posizioni contro di loro, Agostino ne avrebbe parlato.
  2. Codice Teodosiano, XVI, V, varie leggi.
  3. Epist. V, 14.
  4. Epist. cxxvii, 9.
Fonti
Bibliografia
Collegamenti esterni

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