Diocesi di Pistoia

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Diocesi di Pistoia
Dioecesis Pistoriensis
Chiesa latina
Stemma
Vescovo Augusto Mascagna
Parrocchie 160 (9 vicariati )
Sacerdoti 96 di cui 90 secolari e 6 regolari
2.123 battezzati per sacerdote
6 religiosi 106 religiose 17 diaconi
208.108 abitanti in 821 km²
203.900 battezzati (98,0% del totale)
Nazione bandiera Italia
Regione ecclesiastica Toscana
Sede Pistoia
Suffraganea
dell'Arcidiocesi di Firenze


Mappa della diocesi

Collocazione della diocesi
Eretta III secolo
Rito romano
Indirizzo
C.P. 273, Via Puccini 29, 51100 Pistoia, Italia
Collegamenti esterni
Sito (web social)
Dati online 2023 (gc ch)
Dati dal sito web della CEI
Collegamenti interni
Chiesa cattolica in Italia
Tutte le diocesi della Chiesa cattolica


La Diocesi di Pistoia (in latino: Dioecesis Pistoriensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Firenze appartenente alla regione ecclesiastica Toscana.

Dal 14 ottobre 2023 è unita in persona episcopi alla Diocesi di Pescia.

Territorio

La diocesi comprende 15 comuni della Toscana settentrionale, estesi su tre province diverse:

  • in provincia di Pistoia i comuni di Abetone Cutigliano, Agliana, Lamporecchio, Marliana, Montale, Pistoia, Quarrata, Sambuca Pistoiese, San Marcello Piteglio e Serravalle Pistoiese;
  • in provincia di Prato i comuni di Poggio a Caiano, Carmignano e Montemurlo;
  • in provincia di Firenze il comune di Capraia e Limite e la maggior parte di quello di Vinci.[1]

Sede vescovile è la città di Pistoia, dove si trova la Cattedrale di San Zeno.

Storia

Secondo la tradizione, oggi considerata priva di ogni fondamento storico, l'evangelizzazione del territorio pistoiese fu dovuta all'iniziativa di san Pietro, che inviò in Toscana san Romolo, protovescovo, che fu poi incluso nelle cronotassi pistoiesi, come pure in quelle delle chiese di Fiesole e di Volterra. Recenti scoperte archeologiche permettono di datare una sicura presenza cristiana a Pistoia nel Tardo impero romano.

Il primo documento storico che parla di un vescovo pistoiese, benché anonimo, è una lettera di papa Gelasio I del 492/496, dove assieme ad altri vescovi, viene qualificato come «aetate vel honore longaevus». In una lettera di papa Pelagio I del 557 vengono riportati i nomi di 7 vescovi della Tuscia Annonaria, ma senza l'indicazione delle rispettive sedi di appartenenza; alcuni autori ritengono che tra Massimiliano, Geronzio, Terenzio e Vitale vi sia probabilmente anche il vescovo di Pistoia; tuttavia «questa posizione è ritenuta da molti non sufficientemente provata».[2]

Fino alla fine del VII secolo non si hanno più menzioni documentarie della sede pistoiese. Gli storici locali hanno cercato di colmare la lacuna «con una serie di nomi di vescovi più o meno immaginari, … tutti nomi fittizi, dei quali nessun documento rimane che possa in qualche modo suffragarne la reale esistenza».[3] Il silenzio delle fonti, dalla metà del VI secolo fino agli inizi dell'VIII, l'assenza dei vescovi pistoiesi al Concilio Lateranense (649) e al Concilio di Roma (680), dove invece furono presenti molti vescovi della Tuscia, hanno portato alcuni studiosi (Chiappelli) ad ipotizzare una momentanea soppressione della diocesi e la sua incorporazione in quella vicina di Lucca. Ed è proprio al vescovo di questa città che Giovanni, nel 700, chiede la conferma della sua elezione. Giovanni è anche il primo vescovo di Pistoia di cui si conosca con certezza il nome.

La serie dei vescovi sicuri di Pistoia riprende con Guillerado all'inizio del IX secolo, documentato dall'806 all'812. Secondo lo storico diocesano Sabatino Ferrali, i vescovi che le cronotassi locali riportano per il secolo VIII sono fittizi, anche questi inseriti per colmare il vuoto tra Giovanni I e Guillerado.[3]

Nel corso del Medioevo il vescovo di Pistoia ebbe un rilevante ruolo politico nel governo della città, che si concretizzò nell'XI secolo con una signoria di fatto. Con la nascita e l'affermarsi dell'autonomia comunale, e la redazione dei primi statuti cittadini, il potere dei vescovi entrò in crisi, fino a scomparire del tutto con la seconda metà del XII secolo. Il maggior momento di contrasto tra vescovi e autorità cittadine si ebbe nel 1137, «quando i consoli trafugarono il tesoro della cattedrale e occuparono il campanile, usandolo come torre civica».[4] Con la mediazione del vescovo sant'Atto, si arrivò ad appianare la crisi nel 1145.

Tra XII e XIII secolo il territorio diocesano fu organizzato in pievi e parrocchie, assumendo quell'assetto che si mantenne fino alle riforme di Scipione de' Ricci sul finire del Settecento. Il libro delle decime del 1274 documenta la suddivisione del territorio diocesano in 35 pievi e 182 parrocchie.[4]

Il 10 maggio 1419, in concomitanza con la formazione dello stato territoriale fiorentino, la diocesi divenne suffraganea dell'Arcidiocesi di Firenze, perdendo così la sua secolare immediata soggezione alla Santa Sede.

Fin dal XII secolo erano iniziati i contenziosi tra la sede vescovile e la pieve di Santo Stefano di Prato; con la bolla Etsi cunctae del 5 settembre 1463, papa Pio II eresse la pieve in prepositura nullius dioecesis immediatamente soggetta alla Santa Sede e dunque completamente indipendente dalla giurisdizione dei vescovi pistoiesi.

Nel 1471 il vescovo Donato de' Medici istituì il monte di pietà.

Solo tardivamente in diocesi si applicarono i decreti di riforma decisi dal Concilio di Trento. Tra i maggiori fautori dell'aggiornamento tridentino si deve segnalare il vescovo Alessandro del Caccia, che governò la sede pistoiese dal 1600 al 1649. Il seminario diocesano fu istituito solo nel 1693 con il vescovo Leone Strozzi nell'ex convento agostiniano delle Tolentine, traslocato in piazza San Leone nei primi decenni del Settecento, e definitivamente trasferito nei locali dell'ex convento francescano di Santa Chiara nel 1783.[5]

Il 22 settembre 1653 con la bolla Redemptoris nostri di papa Innocenzo X fu eretta la Diocesi di Prato, con territorio scorporato dalla Diocesi di Pistoia, a cui Prato fu contestualmente unita aeque principaliter.

La diocesi subì un'ulteriore lieve modifica territoriale verso la fine del Settecento. Infatti «nel 1784, grazie alla politica di Pietro Leopoldo, le furono aggregate le chiese parrocchiali della Sambuca, di Treppio, di Torri, di Pàvana, di Frassignoni, di San Pellegrino del Cassero e di Fossato, scorporate dalla Diocesi di Bologna[4]

Il 19 settembre 1786 venne inaugurato dal vescovo Scipione de' Ricci l'importante Concilio di Pistoia, che si concluse il 28 settembre. In questo sinodo il vescovo promosse riforme di stampo giansenista nella liturgia, nell'istruzione, nella disciplina del clero, nella dottrina e giunse a proibire il culto al Sacro Cuore di Gesù. Il sinodo gettò la diocesi nella confusione, al punto da minacciare uno scisma in tutta la Toscana. Nel 1790, durante l'assenza del vescovo, i capitoli di Pistoia e di Prato ricusarono i decreti del sinodo. Dopo un esame di sei anni, la bolla Auctorem Fidei di papa Pio VI condannò 85 tesi approvate dal sinodo, bollandone 7 come eretiche e altre come «scismatiche, erronee, sovversive della gerarchia ecclesiastica, false, temerarie, capricciose, ingiuriose alla Chiesa e alla sua autorità, conducenti al disprezzo de' sacramenti e delle pratiche di santa Chiesa, offensive alla pietà dei fedeli, che turbavano l'ordine delle diverse chiese, il ministero ecclesiastico, la quiete delle anime; che si opponevano ai decreti Tridentini, offendevano la venerazione dovuta alla Madre di Dio, i diritti de' Concilii generali». Successivamente alla condanna, il vescovo Ricci, che già nel 1791 aveva rinunciato alla diocesi, ritrattò le sue tesi e si sottomise all'autorità del papa.

Gli effetti del sinodo di Scipione de' Ricci si fecero sentire per tutto l'Ottocento, durante il quale i vescovi si preoccuparono di ribadire la condanna del sinodo del 1786 e la fedeltà della Chiesa e dei fedeli pistoiesi alla Chiesa cattolica. Tra questi, occorre ricordare il vescovo Enrico Bindi che durante il Concilio Vaticano I intervenne per chiedere «che non si usasse più il termine "pistorienses" come sinonimo di giansenisti»[4], e che si adoperò per riconsacrare la città al Sacro Cuore di Gesù, iniziativa che venne ripetuta dal vescovo Gabriele Vettori nel 1917.

Nel 1916, in forza del decreto Ex officio divinitus della Congregazione Concistoriale, la Diocesi di Pistoia cedette 27 parrocchie per l'ingrandimento della diocesi di Prato.[6]

Il 25 gennaio 1954 papa Pio XII separò la Diocesi di Prato dalla Diocesi di Pistoia con la bolla Clerus populusque.

Nel 1975 Pistoia cedette altre 12 parrocchie nei comuni di Cantagallo e di Vernio a favore dell'ingrandimento della diocesi pratese.[7]

Il museo diocesano venne istituito nel 1968 in alcuni ambienti del palazzo vescovile; nel 1997 ha trovato la sua sede definitiva nel palazzo Rospigliosi.

Dal 14 ottobre 2023 è unita in persona episcopi alla Diocesi di Pescia.

Cronotassi dei vescovi

Vescovi di Pistoia

Vescovi di Pistoia e Prato (1653-1953)

Sinodo diocesano nel 1786

Vescovi di Pistoia

Statistiche

Note
  1. Non appartengono alla diocesi di Pistoia le parrocchie delle frazioni di Sovigliana e di Spicchio, che fanno parte dell'arcidiocesi di Firenze; e le parrocchie di Apparita e di Streda, che appartengono alla diocesi di San Miniato.
  2. Mario Parlanti, I confini diocesani e amministrativi tra Lucca e Pistoia in Valdinievole dall'alto medioevo fino al XII secolo, in «Quaderni pievarini» 2 (2002), p. 9, nota 22.
  3. 3,0 3,1 Dal sito della Diocesi di Pistoia.
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  5. Biblioteca Leoniana su beweb.chiesacattolica.it
  6. (LA), Decreto Ex officio divinitus () su vatican.va, AAS 8 (1916), pp. 404-405. Di queste 27 parrocchie, 3 appartenevano al comune di Vaiano (Vaiano, Schignano e Popigliano), tutte le altre erano parrocchie di frazioni e località del comune di Prato: Cerreto, Figline, Chiesanuova, Coiano, Narnali, Galciana, Capezzana, Tobbiana, Casale, Iolo, Tavola, Castelnuovo, Paperino, Cafaggio, Grignano, San Giorgio a Colonica, Santa Maria a Colonica, Mezzana, Santa Lucia in Monte, Piazzanese, Santa Maria del Soccorso.
  7. (LA), Decreto Quo aptius () su vatican.va, AAS 67 (1975), p. 679. Di queste parrocchie, 6 erano nel comune di Cantagallo (Cantagallo, Fossato, Gricigliana, Luicciana, Migliana, Usella) e 6 nel comune di Vernio (Cavarzano, Mercatale, Montepiano, San Quirico, Sant'Ippolito, Sasseta).
Bibliografia
Collegamenti esterni


Voci correlate
Collegamenti esterni